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La Nina, probabilità in crescita: che conseguenze sul clima?

Un debole episodio de La Niña sta prendendo piede nelle acque del Pacifico e in un modo o nell'altro avrà conseguenze sul clima di molte regioni del pianeta.

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Come saprete il fenomeno è legato a un raffreddamento delle acque superficiali nei settori centrali e orientali del Pacifico equatoriale, raffreddamento che a sua volta determina dei cambiamenti nella circolazione atmosferica tropicale. Il fenomeno risale al mese di agosto, quando si ebbero i primi consistenti segnali ma fino a oggi avevamo avuto condizioni ENSO sostanzialmente neutrali. Attualmente, invece, le previsioni indicano una probabilità tra il 50% e il 55% che il fenomeno possa realizzarsi nell'ultimo trimestre del 2017 mentre per il primo trimestre 2018 si potrebbe rientrare in regime di neutralità.

Un altro scenario plausibile è che le attuali condizioni di neutralità permangano sino alla fine dell'anno, con probabilità tra il 45 e il 50%. La formazione di un episodio di El Niño, secondo il WMO, può essere praticamente esclusa.

Non v'è dubbio che l'attuale stagione degli uragani atlantici può già essere considerata storica e queste condizioni dell'ENSO potrebbero sostenere l'attività ciclonica tanto in Atlantico quanto nei Caraibi. Pertanto non sono esclude sorprese in quanto La Niña causa la riduzione dello Share verticale, facilitando lo sviluppo di sistemi tropicali anche nel cuore dell'autunno. Un esempio in tal senso ci viene dalla tempesta Ophelia, che nel fine settimana potrebbe approcciare le coste portoghesi.

Gli effetti climatici sono più evidenti in altre aree del Pianeta, ma come detto dovremo monitorare con attenzione l'attività ciclonica atlantica perché potrebbe avere risvolti di un certo peso su ampie zone del Vecchio Continente. Mediterraneo compreso.

Pubblicato da Ivan Gaddari

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