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Con le ciaspole ai piedi del Monte Vioz

immagine articolo con le ciaspole ai piedi del monte vioz Il lago di Pian Palù. Foto di Giovanni Staiano. La nostra consueta settimana bianca in Val di Pejo, dal 24 al 31 gennaio, non è iniziata mettendo gli sci ai piedi, ma calzando invece le racchette da neve, localmente chiamate "ciaspole", partecipando alla gita organizzata dal Parco Nazionale dello Stelvio per domenica 25 gennaio.

Dopo una notte fredda ma non troppo (minima -6,4°C a Cogolo, m 1160), causa una lieve brezza di monte, proprio all'alba, mentre ci preparavamo per scendere a colazione, il vento ha rinforzato e l'effetto foehn si è manifestato con tutta evidenza, con un aumento termico di 5,9°C fra le 7.30 e le 8.30 (da -5,4° a +0,5°). Ahi, ahi, ho pensato, memore del terribile foehn che l'anno prima in una sera di gennaio aveva portato la temperatura fino a +11°, vuoi vedere che ci fa fuori un bel po' di neve oggi? Fortunatamente il timore si rivelerà infondato.

Alle 9 eravamo al ritrovo, nell'ombrosa Pejo Fonti (0°C), dove il sole, sparito ai primi di novembre, riapparirà verso il 10 febbraio. Come sempre la neve nel centro termale era ben più alta che a Cogolo, che è solo 200 metri più bassa, essendo il manto bianco sui 70-80 cm, contro 35-40, per gran parte accumulato con le grandi nevicate fra Natale e Capodanno. La cabinovia ci ha portato allo Scoiattolo, a quota 2000, dove è iniziata la nostra camminata, sotto il sole che attenuava il freddo, comunque percepito a causa della brezza che scendeva dall'alto crinale Taviela-Vioz.

Alla Malga Saline, a quota 2089, con la neve intorno al metro, il vento era un po' aumentato e la sensazione di freddo ben più intensa dei -4,7°/-4,8°C indicati dal mio termometro. Proseguendo la salita abbiamo incrociato la pista che scende dal Doss dei Cembri e, sboccando verso mezzogiorno sul relativo pianoro, a quota 2300, ci ha investito in pieno un vento freddo ben più forte (direi sui 20 nodi), con la temperatura scesa a -7,9°C, ma il windchill quasi ai limiti della sopportabilità, pur ben equipaggiati come eravamo. Neve: 120-130 cm e ovviamente fastidioso scaccianeve.

La sosta al rifugio, all'arrivo della seggiovia (quota 2340) è quindi stata graditissima, anzi provvidenziale, per ristorarsi e soprattutto riscaldarsi. Fortunatamente alla ripresa della camminata, verso le 13.30, il vento era un po' calato e, malgrado i -7°C, si stava un po' meglio. Ci ha sorpreso, nell'attraversamento del Pian di Laret e poi nella discesa verso lo Scoiattolo (ma non lungo il percorso ben battuto dell'andata, bensì su uno molto meno frequentato, a ovest rispetto alla traccia della seggiovia), la cedevolezza della neve, affatto coesa, malgrado le basse temperature, tanto che in molti punti vi si sprofondava fino al ginocchio, fra abbondanti risate soprattutto di mio figlio (8 anni), che oltretutto, grazie al minor peso, era quello che aveva meno problemi.

Fra una sprofondata e l'altra alle 15 eravamo di nuovo sulla cabinovia, ritrovando Pejo Fonti già in temperatura negativa (-0,5°C) e mezz'ora dopo Cogolo battuta ancora da un vento moderato da nord, effettivamente riscaldato nella discesa, ma comunque freddo soprattutto come percezione (temperatura +0,5°/+0,6°C, con gradiente quindi di circa 8°C in 1200 metri, molto inferiore a quello teorico dell'adiabatica secca). La massima indicata dal mio termometro sul balcone dell'Hotel è stata +6,0°C, sicuramente sovrastimata dal sole (ovviamente non ho portato la capannina da casa!), mentre danni alla neve se c'erano dovevano essere minimi, perché la stessa sembrava tale e quale a quella del mattino e sulle strade non c'era traccia di "colate" di acqua da neve sciolta.

Non ho raccontato del cielo, che è stato tra sereno e poco nuvoloso tutto il giorno, con passaggi di nubi alte intermittenti. Addensamenti un po' più intensi si sono avuti in direzione delle Dolomiti di Brenta nel pomeriggio.

Un modo quindi insolito ma piacevole di iniziare una settimana bianca, in cui il freddo è risultato l'elemento caratterizzante. Negli anni precedenti avevamo scelto di fare la gita con le ciaspole "breve", quella di mezza giornata organizzata dal Parco il giovedì pomeriggio, ma la scelta di dedicare una intera giornata a questo bellissimo modo di muoversi in montagna d'inverno non l'abbiamo davvero rimpianta. Fra l'altro abbiamo potuto osservare più volte i camosci pascolare, cercando un po' di cibo negli anfratti rocciosi liberi dalla neve, cosa che in verità nella zona è possibile fare anche sciando, visto che gli animali, evidentemente ormai abituati alla presenza umana nell'area protetta, si avvicinano molto alle piste. Anche io e mio figlio li abbiamo spesso visti a non più di 10 metri dalle stesse, soprattutto nella parte alta, appena più in basso del Doss dei Cembri.

Pubblicato da Giovanni Staiano

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