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NEVE CHIMICA: di che si tratta e come si forma?

immagine articolo neve chimica approfondimenti come si forma Nella foto l'episodio di neve chimica ben più consistente avvenuto nel gennaio 2009 sull'alessandrino. In una stagione invernale così avara d'emozioni per i nivofili, lo scenario sul Nord Italia ha preso però nelle ultime 24 ore una piega molto più rigida di quanto non lo sia stato in precedenza: probabilmente in pochi si sarebbero aspettati fiocchi di neve in qualche modo generati attraverso un meccanismo anomalo, una forzante chimica comunque non rara per le città padane, dove la concentrazione urbana e di sedi industriali risulta notevole. Nella scorsa notte in alcune città (fra le quali Parma, Verona e Brescia) il biancore non è quindi stata una conseguenza della semplice galaverna, ma di vera e propria neve chimica. Di questi tempi, almeno per il momento, è stato l'unico modo per vedere fiocchi cadere al suolo, in grado di imbiancare il terreno quasi come se si fosse in presenza di una vera nevicata.

Pianura Padana immersa nel grande gelo, fra Galaverna e Neve Chimica

Il fenomeno della neve chimica è legato essenzialmente alla presenza di particelle inquinanti nell'atmosfera (rilasciate dagli scarichi di fabbriche ed industrie), che fungono da nuclei di condensazione con il vapore acqueo (umidità elevatissima in presenza di nebbia), favorendo così la formazione di veri e propri piccoli cristalli di neve. La neve chimica è diversa dalla galaverna, perché in quest'ultimo caso avviene il deposito immediato di cristalli di ghiaccio su superfici più fredde, che poi vanno ad aggregare le goccioline presenti nella nebbia. Il caso della neve chimica è equiparabile alla neve vera e propria, in quanto cadono fiocchi come in una vera nevicata, ma l'anomalia è legata al fatto che tutto ciò avviene col cielo sereno, in presenza di non così rare condizioni anticicloniche rigide invernali. Talvolta queste nevicate così speciali possono anche assumere carattere intenso, tanto che in qualche caso si sono persino avuti depositi fino a 15-20 centimetri al suolo.

Alba gelida, instabile su Isole e più tardi nevicate su Adriatiche

Gli elementi necessari al verificarsi di questo fenomeno, che spesso può assumere delle caratteristiche estremamente localizzate, sono anzitutto la presenza di fitti banchi di nebbia accompagnate da temperature abbondantemente al di sotto dello zero. Le particelle inquinanti presenti in atmosfera, quando le temperature sono particolarmente rigide, possono così consentire la formazione di piccoli fiocchi di neve, nonostante non vi siano nubi capaci di portare precipitazioni. In considerazione dell'aumento di inquinanti nel corso degli ultimi anni, sono sempre più aumentate questo tipo di nevicate chimiche, che ormai sorprendono sempre meno.

I primi anni in cui questo fenomeno fu particolarmente ricorrente in alcune aree della Val Padana furono il 1989 ed il 1990, inverni passati alla storia per la persistente presenza di duraturi campi d'alta pressione. Anche quest'inverno ha avuto finora un andamento piuttosto anomalo, dominato dall'alta pressione: le segnalazioni di neve chimica odierne sono state le prime della stagione, ma va detto che finora erano mancate le temperature basse. Chissà che questo cambio di marcia stagionale non possa preludere alla possibilità che arrivi anche la vera neve, quella che finora non si è ancora vista.

Pubblicato da Mauro Meloni - © RIPRODUZIONE RISERVATA

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