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Artico, forte calo dell'effetto albedo. Cause e conseguenze

immagine articolo 19619 Una nuova analisi sull'effetto albedo operato dalla criosfera nell'Emisfero settentrionale nell'arco degli ultimi 30 anni, ha rilevato che la perdita di riflettività della neve e delle distese di ghiaccio è più del doppio rispetto alle proiezioni dei più importanti modelli climatici attualmente in uso.

I risultati sono estremamente importanti, sostengono i ricercatori, perché indicano che il riscaldamento dell'Artico potrebbe essere amplificato e mostrarsi ancora più significativo di quanto si pensasse. Lo studio è stato pubblicato nella sezione online della rivista Nature Geoscience . La ricerca è stata finanziata in gran parte dal National Science Foundation e parte dei dati provengono dalla NASA, dal Dipartimento di Energia statunitense e da altri autorevoli enti scientifici.

"La criosfera non sta raffreddando la Terra come accadeva fino a 30 anni fa e le simulazioni dei modelli climatici non sono ancora in grado di riprodurre gli effetti recenti", sostiene Karen Shell, studioso dell'atmosfera presso l'Oregon State University e uno degli autori dello studio. "Anche se il fenomeno non può essere attribuito esclusivamente al riscaldamento globale, è interessante notare come nessuno dei modelli climatici utilizzati dall'International Panel on Climate Change nella relazione del 2007 ha mostrato una diminuzione della riflettività di questa portata."

Col termine "criosfera" si intende la porzione di superficie terrestre dove l'acqua è in forma solida e comprende il ghiaccio marino, la neve, il ghiaccio di laghi e fiumi, i ghiacciai, lastre di ghiaccio e il terreno gelato. La maggior parte di queste superfici hanno una elevata capacità riflettente e la luce del sole che le raggiunge viene riflessa nell'atmosfera, mantenendo la Terra ben più fredda di quanto non avverrebbe se la criosfera non esistesse. Ovviamente le alte temperature determinano lo scioglimento di ghiaccio e conseguentemente diminuisce la riflettività.

"Invece di essere riflessa in atmosfera, l'energia del sole viene assorbita dalla Terra e si amplifica il riscaldamento" fa notare Shell. "Gli scienziati sanno da tempo che la riflettività sta diminuendo, ma quasi tutti i modelli climatici da noi esaminati hanno sottovalutato l'impatto e contengono una serie piuttosto ampia di scenari".

Nel corso della ricerca Shell e colleghi hanno confrontato le variazioni della criosfera - in termini di superficie - tra il 1979 e il 2008 in 18 diversi modelli climatici per risalire ai cambiamenti reali sulle quantità di neve, ghiaccio e misurare la riflettenza nell'arco di uno stesso periodo. L'analisi ha rivelato che la quantità di energia riflessa nell'atmosfera è mutata dai 4,6 ai 2,2 watt per metro quadrato. Durante i 30 anni, il raffreddamento determinato dalla criosfera è diminuito di 0,45 watt per metro quadrato. Gli autori ascrivono tale declino anche alla perdita di superfici ghiacciate e innevate.

"Una parte della diminuzione può essere attribuita alla variabilità naturale del clima", ci tiene a precisare Shell. "Trent'anni non sono un periodo sufficientemente lungo per attribuire il fenomeno esclusivamente all'influenza antropica".

L 'albedo è un processo di riflessione piuttosto semplice, dicono gli scienziati, ma è enormemente difficile da misurare su larga scala. La riflettività della neve e del ghiaccio è ovviamente molto superiore a quella della superficie terrestre, ma anche delle superfici marine. I ricercatori hanno anche scoperto che l'effetto albedo può variare a seconda di determinate condizioni. Ad esempio, le pozze d'acqua disciolte in cima a porzioni di ghiaccio marino, hanno una riflettività significativamente inferiore. Come conseguenza si ha un'accelerazione del riscaldamento e della fusione del ghiaccio sottostante.

"Mentre il gruppo di modelli utilizzati attualmente sottovaluta i cambiamenti della criosfera, i nuovi modelli che verranno resi pubblici quest'anno avranno una migliore rappresentazione delle superfici ghiacciate o innevate", sostiene Shell. "Questo studio contribuirà a migliorare lo studio del clima e ci consentirà di prevedere meglio le variazioni della criosfera e il declino dell'effetto albedo".

Pubblicato da Ivan Gaddari

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