Lโanno ha superato da poco la sua metร , eppure il dato che tiene banco tra i climatologi arriva da lontano. Dal Pacifico tropicale, per la precisione. Lรฌ sta montando un El Niรฑo che cresce a una velocitร raramente vista negli archivi moderni, e le sue onde, รจ il caso di dirlo, si propagano ben oltre lโacqua da cui nascono.
Cosโรจ, in fondo, questo fenomeno che torna a fare notizia? El Niรฑo รจ la fase calda di unโoscillazione climatica ricorrente del Pacifico tropicale. Rilascia nellโatmosfera il calore accumulato dallโoceano, alza temporaneamente le temperature del pianeta e ridisegna piogge ed eventi estremi un poโ ovunque. Un respiro profondo del sistema climatico, se vogliamo.
E le previsioni? Sono cambiate parecchio in pochi mesi. Ad aprile una nota analisi indipendente sullo stato del clima assegnava al 2026 il 19% di probabilitร di stabilire un nuovo record termico globale. Oggi quella cifra รจ salita al 35%. Quasi raddoppiata in quattro mesi. E il motore di questo balzo รจ quasi interamente uno, revisioni al rialzo, continue, delle previsioni su El Niรฑo.
Un avvio dโanno tra i piรน caldi di sempre
I primi sei mesi del 2026 sono stati il terzo inizio dโanno piรน caldo mai registrato, circa 1,4ยฐC sopra i livelli preindustriali. Solo il 2024 e il 2025 hanno fatto peggio. Il dato regge su sei diverse banche dati che monitorano le temperature superficiali globali, NASA GISTEMP, NOAA GlobalTemp, Hadley/UEA HadCRUT5, Berkeley Earth, Copernicus/ECMWF ERA5 e la rianalisi JMA JRA-3Q. In tutte, senza eccezioni, la prima metร dellโanno si piazza sul gradino piรน basso del podio.
Poi cโรจ la progressione mensile, che racconta molto. Gennaio era stato appena il quarto o quinto piรน caldo, frenato da residue e deboli condizioni di La Niรฑa. La Niรฑa, ricordiamolo, รจ la fase fredda del sistema ENSO, lโoscillazione meridionale legata a El Niรฑo: tende a portare piรน pioggia su Australia, Indonesia e Sud America equatoriale, e tempo piรน secco sul sud degli Stati Uniti. Da lรฌ in avanti, perรฒ, ogni mese ha scalato la classifica. Marzo dal secondo al quarto posto a seconda del dataset, aprile terzo, e infine maggio e giugno secondi in assoluto, battuti soltanto dagli stessi mesi del 2024.
Quanto รจ mancato al primato? Poco. Giugno 2026 si รจ fermato a circa 0,08ยฐC sotto il record di giugno fissato nel 2024, nella media dei sei dataset. Sul fronte oceanico, invece, Copernicus ha registrato un nuovo record di giugno per le temperature della superficie del mare nelle acque libere dai ghiacci.
Un El Niรฑo da record nel Pacifico
Qui sta il cuore della storia. ENSO รจ la principale fonte di variabilitร delle temperature globali da un anno allโaltro, e il modo piรน diffuso per misurarne lโintensitร รจ osservare lโanomalia della temperatura superficiale del mare nella regione chiamata Niรฑo3.4, nel Pacifico tropicale. La soglia รจ netta. Si parla di El Niรฑo quando lโanomalia supera 0,5ยฐC, di La Niรฑa quando scende oltre 0,5ยฐC sotto la norma, dove per norma si intende il valore depurato dagli effetti del riscaldamento di lungo periodo.
E lโintensitร ? Anche quella ha i suoi paletti. Sopra 1ยฐC lโevento รจ โmoderatoโ, sopra 1,5ยฐC diventa โforteโ, oltre 2ยฐC si entra nel territorio del โmolto forteโ, quello che gli addetti ai lavori chiamano super El Niรฑo.
Dopo due anni dominati da La Niรฑa, il Pacifico tropicale ha cambiato passo di colpo. Ad aprile lโindice Niรฑo3.4 ha superato la soglia di 0,5ยฐC, a maggio ha toccato 1ยฐC, a giugno รจ arrivato a 1,6ยฐC. Uno degli avvii piรน rapidi mai documentati. E nelle prime settimane di luglio lโindice รจ schizzato oltre 2ยฐC, molto piรน in fretta di qualunque episodio precedente.
I modelli si aspettano di piรน. Molto di piรน. Lโanalisi della mediana di 667 simulazioni prodotte da 14 gruppi di modellazione indica che le temperature superficiali nella regione Niรฑo3.4 potrebbero culminare a 3,59ยฐC tra luglio e dicembre. Oltre il 91% delle simulazioni prevede lโevento piรน intenso dellโera moderna. Il precedente primato risale allโepisodio del 2015 e 2016, con un picco intorno a 2,75ยฐC. In ognuno dei 14 modelli la mediana supera la soglia dei 2ยฐC, con i massimi attesi per lo piรน a novembre o dicembre.
Serve perรฒ un poโ di prudenza, diciamolo apertamente. Le anomalie grezze dei modelli vengono confrontate con una climatologia fissa e, siccome lโintero oceano tropicale si รจ scaldato per via delle emissioni di gas serra di origine umana, i modelli tendono a sovrastimare lโintensitร dellโevento rispetto al passato. Un confronto piรน pulito passa dallโindice relativo, il RONI, che sottrae il riscaldamento medio dellโoceano tropicale. Con questa lente il picco mediano previsto per la seconda metร del 2026 scende a 3,1ยฐC, contro un precedente record di 2,69ยฐC fissato nel 1982 e 1983. Eppure, anche cosรฌ, il 77% delle simulazioni continua a indicare un nuovo primato.
Ondate di calore e caldo record in mezzo mondo
Cโรจ una regione che, in questa prima metร dโanno, ha bruciato piรน delle altre. LโEuropa occidentale. La mappa delle anomalie mostra i valori piรน alti sullโArtico, in particolare a nord della Scandinavia e delle Svalbard, ma anche sullโEuropa occidentale, sullโovest degli Stati Uniti, sul nord del Messico, sullโAsia centrale, sullโovest della Cina, sullโest della Russia e nellโarea della Penisola Antartica. Il nascente El Niรฑo รจ ben visibile come una lingua di acque calde lungo il Pacifico equatoriale orientale. Poche le eccezioni al ribasso, il Canada centrale, lโAlaska e alcuni tratti dellโoceano meridionale.
I numeri, poi, colpiscono. Oltre il 30% della superficie del pianeta ha vissuto uno dei cinque inizi dโanno piรน caldi di sempre, e il 7,1% ha toccato addirittura il proprio record assoluto, comprese ampie porzioni dellโEuropa occidentale, del Pacifico equatoriale orientale e dei mari attorno al Giappone. Nessuna cella, nemmeno una, ha segnato uno dei cinque avvii piรน freddi. E nel solo mese di giugno lโ8,9% della superficie terrestre ha registrato un caldo da primato.
Ma lโevento che resterร negli almanacchi รจ lโondata di calore che ha colpito lโEuropa a fine giugno. LโEuropa occidentale ha vissuto il suo giugno piรน caldo di sempre, con una temperatura media di 3,05ยฐC sopra la media del trentennio di riferimento, superando un record stabilito appena un anno prima. Una cupola di calore, tra il 22 e il 30 giugno, ha frantumato dieci record nazionali storici e circa 400 primati di lunga data nelle singole stazioni. La Francia ha toccato un nuovo record nazionale di giugno con 44,3ยฐC, mentre il Regno Unito ha battuto il proprio primato mensile per tre giorni consecutivi, arrivando a 37,3ยฐC. Il caldo umido, quello che non concede tregua nemmeno di notte, ha provocato un bilancio di vittime stimato nellโordine delle migliaia. Una seconda cupola di calore, nello stesso periodo, ha portato temperature record anche in parti del Nord America.
2026 verso il secondo posto, ma il primato resta a un passo
Dove finirร , allora, il 2026? La proiezione aggiornata combina le temperature osservate da gennaio a giugno con le ultime previsioni su El Niรฑo, appoggiandosi a un modello statistico costruito sul rapporto storico tra prima metร dellโanno, condizioni ENSO e temperatura annuale nel periodo che va dal 1950 al 2025, esclusi gli anni segnati da grandi eruzioni vulcaniche. Il risultato colloca il 2026 intorno a 1,51ยฐC sopra i livelli preindustriali, con un intervallo del 90% tra 1,45ยฐC e 1,57ยฐC. Ad aprile la stima si fermava a 1,47ยฐC.
Tradotto, la previsione centrale fa del 2026 il secondo anno piรน caldo mai registrato, appena sotto il 2024 con 1,52ยฐC e davanti al 2023 con 1,43ยฐC e al 2025 con 1,41ยฐC. La probabilitร che superi il 2024 รจ del 35%, quella di restare sopra 1,5ยฐC sfiora il 63%. E se accadesse, sarebbe il secondo anno solare, dopo il 2024, con un riscaldamento medio oltre 1,5ยฐC. Un segnale in piรน che il pianeta si sta avvicinando in fretta al limite di 1,5ยฐC fissato dallโAccordo di Parigi. Attenzione, perรฒ, un singolo anno oltre quella soglia non costituisce di per sรฉ uno sforamento dellโobiettivo, che riguarda la media di lungo periodo, definita dallโIPCC come il punto centrale di una finestra di ventโanni.
Cโรจ un dettaglio che merita attenzione. Questa impennata delle probabilitร ha poco a che vedere con le temperature effettivamente misurate. Da marzo a oggi la stima di un record รจ passata dal 7% al 16% di aprile, poi 24% a maggio, 27% a giugno e infine 35% con i dati di metร luglio. Eppure lโanomalia da inizio anno รจ addirittura scesa leggermente, da 1,41ยฐC dopo marzo a 1,39ยฐC dopo giugno. Circa lโ84% del cambiamento arriva dalle successive revisioni al rialzo delle previsioni su El Niรฑo per la fine dellโanno. Il resto, poco, dai mesi che restano e dai dati osservati.
E qui entra in gioco una variabile spesso trascurata, quale dataset si guarda. La stessa proiezione restituisce probabilitร di record molto diverse. Circa due su tre per Berkeley Earth con il 66% e NASA GISTEMP con il 65%, ma solo il 35% per HadCRUT5, il 24% per NOAA e appena il 13% e il 9% rispettivamente per le rianalisi ERA5 e JRA-3Q. La spiegazione sta soprattutto in quanto eccezionale รจ stato il 2024 in ciascun archivio. Le rianalisi hanno registrato un 2024 particolarmente caldo, lasciando al 2026 piรน terreno da recuperare. Insomma, i titoli di gennaio 2027 potrebbero dipendere dalla banca dati scelta. Non sarebbe la prima volta.
Il 2027 potrebbe entrare nella storia
E se la vera notizia non fosse affatto il 2026? Le temperature globali seguono il Pacifico tropicale con un ritardo di circa tre mesi. Ne consegue che un El Niรฑo al culmine tra novembre e dicembre del 2026 scaricherร la sua massima spinta sul 2027. Lo stesso schema si รจ ripetuto nel 1997 e 1998, nel 2015 e 2016, nel 2023 e 2024, lโanno in cui lโevento si sviluppa รจ caldo, ma quello successivo fa saltare i record.
Le proiezioni estese al 2027 indicano un valore centrale intorno a 1,71ยฐC sopra i livelli preindustriali, con un intervallo del 90% tra 1,49ยฐC e 1,93ยฐC. Che si tradurrebbe in una probabilitร del 92% di un nuovo primato globale e del 94% di superare 1,5ยฐC. Considerando 2026 e 2027 insieme, la probabilitร che almeno uno dei due stabilisca un record sale al 93%. La stima per il 2027 resta piรน incerta, certo, perchรฉ dipende da quanto intenso sarร davvero il picco e da quanto in fretta si dissolverร . Ma persino lโestremo inferiore dellโintervallo lo collocherebbe tra gli anni piรน caldi mai misurati, e il valore centrale supererebbe il 2024 di quasi 0,2ยฐC.
Uno sguardo piรน ampio aiuta a capire la posta in gioco. Se queste proiezioni reggeranno, gli anni Venti avranno consegnato nuovi record globali nel 2023, nel 2024 e nel 2027, e forse anche nel 2026. Il trend di fondo, alimentato dalle emissioni umane di anidride carbonica e altri gas serra, รจ nel frattempo accelerato, dai circa 0,18ยฐC per decennio dei primi anni Duemila ai circa 0,27ยฐC per decennio di oggi. El Niรฑo e La Niรฑa decidono soltanto quali anni, lungo quella salita, spiccheranno come primati.
Ghiacci artici ai minimi
Nel frattempo, lontano dai riflettori, lโArtico racconta unโaltra parte della stessa storia. Per buona parte del 2026 lโestensione dei ghiacci marini artici รจ rimasta in territorio da record negativo. Dopo un massimo invernale che a metร marzo ha eguagliato il piรน basso mai osservato nellโera satellitare, lโestensione giornaliera ha toccato o pareggiato i minimi storici per la data in 39 giorni dallโinizio dellโanno, con fasi prolungate tra la fine di marzo e la prima metร di giugno. Gli ultimi record risalgono allโinizio di luglio.
A metร luglio lโestensione artica si trova un poโ sotto la media storica di riferimento, pur restando circa 0,6 milioni di chilometri quadrati sopra il minimo record per la data, quello dellโeccezionale estate del 2020. Sarร lโandamento delle prossime settimane a dire se il 2026 insidierร il minimo di settembre del 2012. Le condizioni di inizio estate, va detto, sono un pessimo indicatore di quel che accadrร a fine stagione, perchรฉ tutto dipende dal meteo dei mesi di fusione. Anche lโAntartide viaggia sotto la norma da quasi tutto lโanno, circa 300.000 chilometri quadrati sotto la fascia storica, ma รจ rimasta ben distante dai minimi record del 2023 e finora non ha segnato nuovi primati giornalieri.
Credit
- Carbon Brief
- NASA GISS Surface Temperature Analysis
- Copernicus Climate Change Service
- National Snow and Ice Data Center
- IPCC
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