Lettori e appassionati di meteo sanno bene che, nel corso delle estati degli ultimi anni, manca qualcosa sullo scacchiere europeo: il celebre e amato Anticiclone delle Azzorre. Un tempo questa figura barica rappresentava il vero motivo per cui questo periodo veniva chiamato la “bella stagione”. Era capace di garantire condizioni stabili e temperature generalmente gradevoli, difficilmente sopra i 32-33ยฐC, e altrettanto difficilmente stazionava per intere settimane. Per dirla in maniera molto semplice, la sua funzione principale era quella di fare da “cuscinetto” tra due masse d’aria profondamente diverse: da una parte quella calda e secca proveniente dal deserto del Sahara (che, ricordiamolo pure, รจ sempre esistito), dall’altra quella piรน fresca e instabile di origine atlantica, polare o artica. Grazie alla sua posizione, l’anticiclone atlantico limitava il contatto diretto tra queste due masse d’aria, con tutte le conseguenze del caso.
Cosa sta succedendo ultimamente
Ormai da circa un trentennio, questa figura meteo รจ praticamente scomparsa. Al suo posto domina spesso il promontorio subtropicale africano, che trasporta verso il Mediterraneo e gran parte dell’Europa aria estremamente calda. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: ondate di calore sempre piรน intense e durature, con temperature che raggiungono e superano i 40ยฐC e che, nelle aree piรน esposte del Sud Italia e delle Isole Maggiori, possono arrivare fino a 45-47ยฐC, valori assolutamente impensabili per l’aria mite oceanica.
L’altra faccia della medaglia
Si tratta di un’enorme quantitร di calore, che perรฒ ha anche un lato oscuro molto inquietante. L’energia accumulata negli strati piรน bassi dell’atmosfera rappresenta infatti il carburante ideale per lo sviluppo di fenomeni meteo estremi e decisamente distruttivi. Quando una massa d’aria piรน fresca di origine atlantica riesce a infiltrarsi in quota (spesso ci riesce proprio perchรฉ non siamo cosรฌ distanti dalla depressione d’Islanda), il contrasto con l’aria calda e umida presente nei bassi strati puรฒ innescare una rapidissima e violenta instabilitร . L’energia immagazzinata viene cosรฌ liberata in tempi molto brevi, alimentando temporali di forte intensitร , con fortissime raffiche di vento e grandinate di dimensioni eccezionali. Non sono piรน soltanto episodi sporadici, ma le cronache meteo ne sono letteralmente piene.
ร un principio della fisica
Alla base di questi processi vi รจ la celeberrima legge di Clausius-Clapeyron, che descrive come una massa d’aria piรน calda sia capace di contenere una quantitร crescente di vapore acqueo. Lo dice la termodinamica, e lo sappiamo ormai da diversi secoli. ร proprio questa maggiore capacitร di trattenere umiditร a rendere le giornate afose e opprimenti, ma anche a fornire ulteriore energia ai temporali quando l’aria viene costretta a salire. In altre parole, il promontorio africano non porta soltanto caldo intenso, perchรฉ accumula anche l’energia necessaria affinchรฉ, al primo ingresso di aria piรน fresca, possano svilupparsi fenomeni atmosferici di eccezionale violenza. Questa รจ, appunto, l’altra faccia della medaglia: ondate di calore sempre piรน durature ed estreme, interrotte da temporali di inaudita violenza, senza che ci sia una vera e propria rinfrescata, ma solo condizioni meteo un pochino piรน vivibili. Per un vero e proprio cambio di paradigma servono masse d’aria artica o oceanica, che fanno visita con frequenza sempre minore nella stagione estiva.
Credit:
- Copernicus Climate Change Service (ECMWF) – Record heatwave, hottest June for western Europe
- World Meteorological Organization – Western Europe has hottest June on record
- Copernicus Marine Service – Persistent ocean warmth and expanding marine heatwaves
- North Carolina Institute for Climate Studies – Extreme precipitation and atmospheric water vapor
- Copernicus – Europe’s early and intense heatwave in May 2026