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La primavera di bianco vestita
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Una profonda saccatura arriverà sull'Italia sebbene non si possa ancora esser certi degli effetti in termini di precipitazioni e di freddo.

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L'inverno astronomico probabilmente si chiuderà con l'ondata di freddo più intensa di tutta la stagione (dove di fatto se ne annovera soltanto una, molto moderata, a fine gennaio), come si può supporre osservando questa mappa Multimodel che rappresenta la media dei principali modelli di previsione a 500 hPa per il 21 marzo. Fonte mappa: www.meteogiornale.it/mappe.

La neve, candida e soffice, è mancata come poche altre occasioni in questi ultimi mesi.
Non siamo alla ricerca di estremi freddi o di fenomeni clamorosi ma di un sano, normale e candido inverno, come secondo media dovrebbe presentarsi nella nostra Penisola.
Purtroppo, in questa stagione trascorsa, sono mancate le abbondanti precipitazioni, piovose in pianura e nevose in montagna, facendo assumere al deficit idrico valori ragguardevoli.
Lo scenario barico che si presenterà la prossima settimana sarà un toccasana per diverse aree geografiche e vogliamo tranquillizzare chi, messo in guardia dai media, ritiene dannosa e fuori stagione una avvezione fredda.

L'aria fredda di origine polare/marittima verrà convogliata nel bacino del Mediterraneo con una azione meridiana figlia dell'erezione anticiclonica in Atlantico, a sua volta consolidatasi grazie ad alcune modifiche della circolazione su scala globale che, specie tra Alaska e Groenlandia, hanno permesso la formazione del futuro impianto barico.

La fluttuazione americana è avvenuta grazie ad una ripresa della PDO(-) con fase di ENSO neutrale e flessione termica pacifica, il tutto combinato da una MJO in veloce movimento verso la fase 6 (per ora in fase di mantenimento); ciò ha determinato l'oscillazione del polar jet stream con maltempo in America e canalizzazione del flusso freddo sia verso ovest che verso est, grazie alla barriera naturale delle Montagne Rocciose.

Mentre in troposfera avviene questa dinamica, in stratosfera, si è evoluta una condizione a sua volta modificatasi dapprima in wave pattern 1 con raccoglimento del Core polare e, successivamente, a causa dell'indebolimento dovuto agli effetti del final warming, la struttura si è bilobata, dando vita, in troposfera, all'inserimento di un pattern WR/EA ed un pattern aleutinico.

La ripresa probabile della MJO, i prossimi effetti dei movimenti stratosferici, il significativo raffreddamento delle SST di diverse zone (specie area Nino e nord Atlantico) con consequenziali intromissioni nei meccanismi della Cella di Walker e di Hadley potrebbero, assieme ad altri fattori, annunciare la ripresa di un nuovo ciclo dinamico, al di là della prossima depressione.

Gianluca Musto

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