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2006-2007: L'anno senza inverno!
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2006-2007: L'anno senza inverno! (parte I)

Il 2006-2007 è stato l'anno senza inverno, almeno per la nostra penisola e per buona parte dell'Europa. Cerchiamo di capirne i motivi, attraverso un'analisi dettagliata.

Aldo Meschiari: 04-03-2007 ore 13:41

immagine 1 del capitolo  del reportage 8337

Davvero non si può non rimanere meravigliati e preoccupati di fronte a ciò che è accaduto quest'anno. E osservando le carte che riporterò in questo editoriale, tutte costruite utilizzando i dati del NOAA (che ricordo adottano come media di confronto il periodo 1968-1996), tale sconcerto diviene vera e propria meraviglia.

Intanto partiamo dal fatto, come ho già avuto modo di ribadire, che credo si sia molto sottovalutato in sede sia di previsione sia di analisi la presenza estremamente invadente di un Nino moderato, che ha sicuramente influenzato a livello globale il trimestre freddo. L'indice ENSO è certamente, almeno sino ad ora, il più importante ed il più conosciuto tra gli indici climatici e teleconnettivi, tanto che risulta relativamente anche il più prevedibile. Ebbene come si può vedere dalla prima carta sotto riportata, in cui troviamo le anomalie termiche della superficie marina dell'inverno 2006-2007, appare evidente il Nino nel Pacifico centrale e una conseguente forte anomalia positiva in tutto l'Atlantico settentrionale. Al contrario invece gli oceani australi sono stati abbastanza freschi.

Se poi all'ENSO+ aggiungiamo indici che hanno una validità più regionale, come la NAO++ e l'EAJ++ il quadro risulterà completo. Mi spiego meglio.
L'indice NAO misura le anomalie bariche tra l'Atlantico settentrionale e quello sub-tropicale: una NAO fortemente positiva come quest'anno comporta una concentrazione delle basse pressioni alle latitudini settentrionali, mentre nella parte centrale e meridionale europea abbiamo avuto una prevalenza di alte pressioni. Inoltre l'indice EAJ, che misura le differenze bariche nella parte orientale dell'Atlantico, essendo risultato molto positivo, non ha fatto altro che accentuare verso il Mediterraneo centrale la propensione ai regimi alto pressori, relegando le aree cicloniche molto più a nord o nord-ovest. Ciò è chiaramente visibile nelle due carte sottostanti, la prima delle anomalie bariche alla quota di 500 hPa e la seconda di quelle al suolo, riguardanti l'inverno 2006-2007.

immagine 2 del capitolo  del reportage 8337

Allargando poi lo sguardo a tutto il globo, risulterà evidente analizzando la carta delle anomalie bariche a 500hPa del trimestre invernale, la profonda anomalia europea. Notate come tutta l'area temperata sia stata invasa da perduranti anticicloni di matrice sub-tropicale, e come invece le perturbazioni importanti siano scivolate molto a nord. In questo caso conviene scomodare un altro indice fondamentale: l'ITCZ, ovvero l'indice che segnala dove si colloca la zona di convergenza intertropicale. In altre parole il luogo dove avvengono le maggiori piogge equatoriali: più questo indice si trova spostato verso nord, e più l'area degli anticicloni sub-tropicali si sposterà a sua verso settentrione, andando ad influenzare sensibilmente le aree temperate. Notate anche le carte mensili.

immagine 3 del capitolo  del reportage 8337

immagine 4 del capitolo  del reportage 8337

immagine 5 del capitolo  del reportage 8337

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