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Biellese: la catastrofica alluvione del novembre 1968
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Introduzione all'evento. Biellese: terra di alluvioni

58 furono i morti nella sola Valle Strona, molti dei quali ritrovati dopo parecchio tempo, a diversi chilometri di distanza; oltre un centinaio i feriti. A Vercelli si ritrovarono le spole dei lanifici Valmossesi. Più di 300 famiglie rimasero senza casa.

Angelo Giovi: 12-11-2006 ore 11:18

58 furono i morti nella sola Valle Strona, molti dei quali ritrovati dopo parecchio tempo, a diversi chilometri di distanza; oltre un centinaio i feriti. A Vercelli si ritrovarono le spole dei lanifici Valmossesi. Più di 300 famiglie rimasero senza casa. 250 circa le abitazioni completamente distrutte. Più di 100 fabbriche subirono danni ingenti costringendo alla cassa integrazione più di 13.000 addetti. 350 aziende artigiane e 400 aziende commerciali furono distrutte. I danni alle cose vennero stimati in 30 miliardi delle lire dell'epoca: una cifra enorme!

La cronaca di quel funesto novembre parla di un avvenimento catastrofico, il più rilevante che il Biellese abbia mai subìto ma, a leggere le cronache del passato, ci si accorge che il Biellese ed in particolare la Valle Strona di Mosso, non sono affatto immuni da simili eventi.
Complici la morfologia, la disposizione dei bacini idrografici, la geologia dei terreni, la posizione geografica, ma soprattutto l'attività umana, da sempre il biellese è considerato a forte rischio di dissesti idro-geologici.
Recita un detto tipico della zona: "il Biellese è l'orinatoio del Piemonte"... sulla stessa falsa riga: "se vuoi trovare l'inferno recati nel Biellese d'inverno". Come spesso accade, sebbene non basati su fondamenti scientifici, i due detti hanno del vero...

Negli ultimi 340 anni gli eventi alluvionali, inclusi forti nubifragi, allagamenti e smottamenti si contano a decine: per l'esattezza 42, di cui 21 eventi particolarmente forti con danni a cose e/o persone, e altrettanti nubifragi di minore importanza.
Uno studio sulle precipitazioni locali degli ultimi 4 secoli, ha stabilito che gli eventi alluvionali più importanti, nel Biellese, si verificano all'incirca ogni 8-9 anni. I mesi più piovosi e, dunque, più soggetti ad alluvioni sono: Maggio, Ottobre e Novembre; negli ultimi 30 anni però, le precipitazioni più abbondanti si concentrano anche nei mesi di Aprile Giugno e Settembre.

immagine 1 del capitolo  del reportage 7381

Grafico dei picchi di pioggia nel Biellese. Elaborazione di Angelo Giovi.

La piovosità media della Stazione Meteorologica di OROPA (la più antica e rappresentativa della zona) è di 2041 mm annui.

Dal 1985 al 2006 i picchi di piovosità, in un solo giorno, si sono così distribuiti:

311 mm il 5/6/2002; (quell'anno Oropa raggiunse il valore complessivo record di 3029 mm)
310 mm il 30/10/2000; (secondo valore record di piovosità con un totale di 3002 mm)
279 mm il 6/11/1994;
256 mm il 24/9/1993;
242 mm il 4/4/1987;
174 mm il 28/5/1998;
129 mm il 2/12/2003;
Non si segnalano picchi negli ultimi 20 anni, nei mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo (mesi a predominanti precipitazioni nevose).

A partire dal prossimo capitolo cominceremo a narrare la cronaca della catastrofica alluvione di quel novembre del 1968.

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Angelo Giovi

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I commenti dei lettori

Redazione MeteoGiornale ha scritto il 17-09-2008 ore 21:07

Grazie Vittoria per le parole di apprezzamento.

vittoria ha scritto il 17-09-2008 ore 20:58

Ho trovato il sito cercando su google notizie sulle alluvioni in Italia. Ho letto la storia della prima e poi di tutte le altre con interesse crescente, sia per la precisione delle notizie, sia per la loro organizzazione: le circostanze meteo generali (che già di per sé sono un inno alla casualità (grande insegnamento per chi ancora crede agli eventi provvidenziali, di qualunque segno), poi la natura del suolo, poi l'incuria dell'uomo e, infine, dove possibile, la cronaca puntuale degli avvenimenti, a voltev raccontata da testimoni.
Un amico mi chiedeva ieri se c'era ancora qualcosa in cui sperare. Oggi ho la risposta: sì c'è, e sono persone come l'autore di questi articoli che hanno ancora fiducia nella scienza, nel futuro e impegnano il loro tempo nella divulgazione di ciò che sanno.
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