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Italia, l'ennesimo disastro meteo tra tanti

Lo sapevamo. Sapevamo che c'era il rischio meteo. Ne avevamo parlato, da tempo, da quando il Mediterraneo si stava scaldando eccessivamente. Da quanto l'estate, caldissima, continuava a mordere le caviglie dello stivale.

immagine 1 articolo 48275 Ultime alluvioni in Italia. Nella mappa abbiamo intenzionalmente voluto sovrapporre le scritte per evidenziare la frequenza degli eventi, che si sono allentati solo in quest'ultimo anno di siccità. Ma adesso la pioggia è tornata.

Si parlava di temperature eccezionalmente alte, dei mari letteralmente bollenti. Si parlava del rischio di fenomeni violenti al primo sbuffo d'aria fresca. Figuriamoci in presenza di aria relativamente fredda - vista la stagione - proveniente dal nord Europa.

Ed è accaduto, di nuovo. Temporali autorigeneranti si sono abbattuti tra Toscana e Lazio, creando i presupposti per alluvioni lampo. Lungi da noi discutere di responsabilità e quant'altro. Si potrebbe fare un discorso generale, evidenziando come i cambiamenti climatici siano conclamati. Di come l'uomo, con la sua imperizia, aggravi certe situazioni. Di come l'Italia presenti annose criticità idrogeologiche, di come la prevenzione necessiti di un'attenta rivisitazione.

Dobbiamo renderci conto che certi fenomeni sono diventati - purtroppo - la "normalità" autunnale. E rendendocene conto dobbiamo agire, mettere in campo tutti quegli strumenti in grado di salvare vite umane. Si potrebbe guardare altrove, magari al di là dell'Atlantico, ma siamo sicuri che basti? Le peculiarità del nostro territorio, del nostro clima, fanno si che non ci sia una soluzione univoca. Ed è per questo che le previsioni meteorologiche assumono un ruolo fondamentale.

Già, le previsioni. Qui si che occorrerebbero investimenti, miglioramenti, attenzione. Previsioni che contemplano il cosiddetto "nowcasting", ovvero il monitoraggio dell'evoluzione in presa diretta. Questo sì che sarebbe un elemento capace di migliorare una previsione. Non ci si deve limitare a osservare una mappa, perché non basta. Si deve guardare il satellite, si deve guardare come evolvono i fenomeni, come s'ingrossano le celle temporalesche. Ecco, allora sì che forse saremo in grado di migliorare le previsioni. Riflettiamo, tutti insieme, nella speranza che certi accadimenti servino da monito. Una volta per tutte.

Pubblicato da Ivan Gaddari

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