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Inverno nucleare, cresce preoccupazione dei climatologi

Le crescenti tensioni geo-politiche preoccupano non poco la comunità internazionale, ma in pochi sanno che lo spettro dell'utilizzo di armi di distruzione di massa sta allarmando anche i meteorologi.

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I riflettori sono puntati sulla disputa tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, ma sarebbe bene non sottovalutare la frattura tra la Russia e gli Stati membri della NATO, così come le dichiarazioni non proprio amorevoli tra India e Pakistan. Quest'ultima situazione, a detta degli esperti, potrebbe essere molto vicino alla soluzione nucleare.

In un quadro così cupo andrebbero a inserirsi conseguente climatiche irreversibili. L'utilizzo di armi nucleari proietterebbe mastodontiche quantità di gas in atmosferica, con conseguente riduzione della temperatura globale che si protrarrebbe per oltre un decennio. L'inverno nucleare causerebbe enormi perdite nel sistema di produzione alimentare mondiale. Secondo la ricercatrice Roberta Kucharika, docente presso l'Università di Madison, solo negli USA la produzione di mais crollerebbe del 12%, la produzione di riso in Cina del 17 per cento e il grano - a livello mondiale - del 31 per cento, portando la fame su livelli inimagginabili.

"La nube di gas che si formerebbe avrebbe un enorme impatto sull'agricoltura. Verrebbe contaminata la pioggia e la radiazione solare diminuirebbe, con effetti devastanti", ha dichiarato il professor Alan Robock dell'Università del Wisconsin.

Sempre secondo un rapporto di Alan Robocka, risalente al 2006, un conflitto su larga scala ridurrebbe drasticamente la temperatura globale di 8°C. Gli effetti, ovviamente, sarebbero devastanti. "Le armi nucleari rappresentano la più grande minaccia per la terra" ha concluso categoricamente Alan Robock.

Pubblicato da Ivan Gaddari

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