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In viaggio sul Baltico (quarta parte)
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Attraversati i "monti" dell'Estonia, si ritorna in Lettonia, a vedere le architetture di Bartolomeo Rastrelli
Nelle immagini il Palazzo Jelgava, nella città lettone omonima, e il Castello di Bauska, sempre in Lettonia. Foto di Giovanni Staiano
Un magnifico sole ha allietato il nostro risveglio mercoledì 17 agosto, nei programmi dedicato alla visita della parte sudorientale dell'Estonia, quella morfologicamente più "mossa", per poi rientrare in Lettonia.
Il fresco del primo mattino ha lasciato presto il posto, grazie al forte soleggiamento, a un gradevole tepore, che ci ha accompagnato nella breve visita di Voru, graziosa cittadina su un bel lago, e nella salita al punto più alto delle Repubbliche Baltiche, la collina di Suur Munamagi, alta ben ... 318 metri.
In realtà su questa collina si sale camminando per dieci minuti in leggera salita su un percorso che di montano non ha nulla. Si tratta infatti di un viale pedonale pavimentato, ampio e persino illuminato. Sulla "vetta", visto che ci si trova immersi nella foresta, gli estoni hanno pensato bene di erigere una torre di osservazione, recentemente rinnovata, su cui si può salire in ascensore (ma noi, famiglia di soci CAI, abbiamo preferito le scale!). In cima alla torre si ammira un ampio panorama di colline boscose, qua e la interrotte da ameni laghetti, un paesaggio rilassante e piacevole.
Archiviata la "scalata", ci siamo diretti sul non lontano villaggio di Rouge. Questo delizioso paesetto, in una regione collinosa in cui si trovano 7 laghetti, alcuni dei quali fruibili per la balneazione, sta vivendo una sorta di "boom" turistico, soprattutto come località di villeggiatura per i locali.
Superata Rouge siamo arrivati rapidamente alla frontiera tra Estonia e Lettonia. Pur passando il confine, come pochi giorni prima, tra Valga e Valka, le indicazioni ci hanno portato a un posto di confine più frequentato di quello superato nel viaggio di andata, ma molto più lento, direi quasi esasperante nella studiata lungaggine dei controlli. Non ho mai avuto occasione di superare le frontiere con i paesi di "oltre-cortina" ai tempi della guerra fredda, ma mi è sembrato di rivivere i racconti che ne ho ricevuto da amici e parenti. Fatto sta che pur avendo davanti a noi solo una decina di vetture, abbiamo impiegato oltre un'ora e mezza a entrare in Lettonia, a dispetto del fatto che si tratta di una frontiera tra due paesi appartenenti all'Unione Europea. Evidentemente alcuni funzionari di dogana sfogano "bloccando" i cittadini alla frontiera per ore la frustrazione per la probabile prossima perdita di posti di lavoro nel settore e quella di un "potere" di controllo che, in un sistema oppressivo e corrotto quale era quello sovietico, probabilmente permetteva a molti di loro di "arrotondare" con tangenti e piccole vessazioni.
Ma queste sono considerazioni personali che poco hanno a che vedere con il nostro racconto. Passati dunque faticosamente in Lettonia, abbiamo dovuto riabituarci alle buche e alle indicazioni approssimative, avvantaggiati però in questa fase dal percorrere, in senso inverso, una strada già conosciuta pochi giorni prima.
A metà pomeriggio abbiamo raggiunto Valmiera, all'estremità nord del Parco Nazionale del Gauja. Fissata una camera per la notte all'Hotel Wolmar, una struttura validissima e dal prezzo più che onesto, abbiamo fatto un breve giro nel piccolo centro storico, i cui punti di interesse principali sono le rovine del Castello e la Chiesa di San Simone, risalente al sec.XIII. Bello il parco che si trova alla confluenza del torrente Alkazna nel fiume Gauja. Sole, ottima visibilità, 21°C alle 16: questo il tempo che ci ha riservato Valmiera.
Nella vicina cittadina di Cesis, dove ci siamo recati nel tardo pomeriggio, fermandoci anche a cena, godendo all'aperto della serata tiepida, sono interessanti i resti della grande fortezza, con imponenti torri sul lato occidentale, risalente al 1209, e la Chiesa di San Giovanni.
La mattina del 18 agosto abbiamo lasciato Valmiera in una mattinata soleggiata e abbastanza fresca (14,5°C alle 9), presto trasformatasi in una giornata piacevolmente tiepida, con sensazioni di caldo solo se esposti direttamente al sole, i cui raggi si sentivano bene grazie alla trasparenza dell'aria e alla bassa umidità. Dopo essere transitati non lontani da Riga, rimanendo comunque fuori dall'area urbana, ci siamo diretti verso sud, con meta Jelgava, città a una quarantina di chilometri dalla capitale, il cui principale motivo di interesse è appunto il Palazzo Jelgava.
E'questo un imponente edificio barocco costruito dall'italiano Bartolomeo Rastrelli nel 1738 per il Duca di Curlandia Ernst Johann Biron, una figura bizzarra di avventuriero, che commissionò a Rastrelli anche il Palazzo di Rundale, di cui scriverò più avanti. Danneggiato nell'ultimo conflitto mondiale (quando tutta la città subì danni gravissimi), attualmente ospita la Facoltà di Agraria dell'Università di Lettonia. Degli arredi originali e delle decorazioni interne resta ben poco, mentre è interessante la visita al seminterrrato che ospita la cappella funeraria dei duchi di Curlandia, con bei sarcofagi, documenti, abiti e tessuti dell'epoca.
Lasciata nel primo pomeriggio una soleggiata Jelgava (21°C alle 14), ci siamo recati a vedere un altro capolavoro di Bartolomeo Rastrelli, commissionato dallo stesso Duca di Curlandia, ovvero il Palazzo Rundale, situato a sudest di Jelgava, immenso edificio con vasto parco retrostante, che merita senz'altro una visita. Dopo decenni di abbandono in epoca sovietica, negli anni '90 del XX secolo se ne è iniziato il restauro, ancora non terminato.
A pochi chilometri dal Palazzo Rundale, la cittadina di Bauska, dove noi abbiamo trovato un pomeriggio soleggiato e abbastanza caldo (21°C alle 17), merita una sosta per la visita delle rovine del Castello. A neppure 10 km da Bauska, la bella villa neoclassica di Palazzo Mezotne, con il suo vasto parco all'inglese, si fa apprezzare anche per il suo elegante ristorante, dove l'ottimo servizio e la buona cucina non hanno fatto comunque lievitare il conto oltre gli 11 Euro a testa, e il piccolo hotel di charme, che la nostra guida segnalava ma del quale non abbiamo usufruito avendo già fissato la stanza a Jelgava.
Dopo cena, infatti, abbiamo rapidamente ripercorso il tragitto per Jelgava, in una serata luminosa, lentamente scivolata in una tiepida notte stellata.
Il sole ci ha dato il benvenuto la mattina di sabato 19 agosto, ancora una bella mattina neppure troppo fresca (14°C alle 8.30). Lasciata Jelgava, ci siamo diretti verso il confine con la Lituania, percorrendo lentamente la "Via Baltica", trasformata in un enorme cantiere stradale.
Transitati nuovamente da Bauska, abbiamo raggiunto il confine e anche questa volta le cose sono andate per le lunghe, più che altro per le perplessità del doganiere riguardo ai documenti di nostro figlio. Al di la del fastidio di aver perduto una mezz'ora, l'episodio ci ha fatto pensare che vi sia in questi paesi il problema delle adozioni illegali (o forse, anche peggio, di un vero traffico di bambini), fatto di cui avremo conferma al momento dell'imbarco sul volo di ritorno, quando ancora una volta, al controllo documenti, quelli di Alessandro ci sono stati controllati a lungo e la poliziotta di frontiera ha poi probabilmente registrato (digitava a tutto spiano) tutti i nostri dati allo scopo penso di eseguire ulteriori verifiche incrociate sull'effettiva composizione della nostra famiglia.
Tornati quindi in Lituania, ci siamo lasciati sulla sinistra la città di Panevezys, procedendo in direzione di Vilnius. Ma prima di rientrare nella capitale lituana, abbiamo deciso di fare un salto in quella che capitale lo era stata molti secoli fa, Trakai.
Continua...
Giovanni Staiano
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