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Nebbia inquinata avvelena la Pianura Padana. Situazione sempre più pericolosa

Uno scenario pericoloso
La Pianura Padana sta vivendo un periodo molto penalizzate dal punto di vista dell'inquinamento. I valori delle polveri sottili, PM10 e PM2,5, sono sopra i limiti da molti giorni, anzi settimane, in diverse città e paesi padani. Secondo la normativa italiana, il valore limite per i PM10 è di 50 µg/m3. Se andiamo a spulciare i valori misurati dalla pianura piemontese a quella lombarda, da quella emiliana a quella veneta, senza dimenticare la pianura costiera romagnola, noteremo che il limite da fine novembre è stato superato diverse volte, ma anche quando non vi è stato il superamento si sono misurati valori molto vicini a 50 µg/m3. Ciò significa che da due settimane milioni di persone che abitano nelle località padane hanno respirato aria troppo inquinata.

Le cause
Ovviamente la causa principe è l'inquinamento. Si è fatto moltissimo negli ultimi anni per mitigarlo, soprattutto in Pianura Padana, ma la strada è ancora lunga. Perché tale area del paese, la più popolosa e la più urbanizzata, è geo-climaticamente molto infelice. Si trova infatti circondata per tre quarti dai monti, soprattutto nei versanti che sono più esposti ai venti, ovvero nord, ovest e sud. Rimane aperto il versante orientale, ma statisticamente è quello meno esposto alle correnti e ai venti. Quindi l'aria tende a ristagnare con facilità, anche in presenza di livelli di inquinamento poco importanti. In definitiva, in presenza di persistenti e ben strutturati anticicloni, la qualità dell'aria padana peggiora inesorabilmente.

Le prospettive
Servono a poco i blocchi del traffico e tutte le misure estemporanee.
Servirebbe una politica ancora più attenta e restrittiva in termini di inquinamento, per una regione così vulnerabile e popolosa. E per quanto riguarda la situazione attuale, solo l'arrivo di perturbazioni potrebbe ripulire a fondo l'ara inquinata, in particolare sarebbe ottimale la ripresa del flusso ciclonico atlantico.

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Pubblicato da Aldo Meschiari - © RIPRODUZIONE RISERVATA

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