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Le fasi di persistenza atmosferica e gli inverni tardivi...

Un'ipotesi che potremmo fare in base a certe condizioni meteo che si sono presentate nel comparto europeo sin dal mese di settembre e che si sono spinte addirittura a questo mese gennaio, ben sei mesi di persistenza atmosferica!

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Milano con la neve il 3 marzo del 2005. La città meneghina e le sue vicinanze hanno sperimentato in questi giorni il fenomeno della "neve chimica", ma durante questo inverno ancora nessuna "vera" nevicata.

La persistenza viene studiata in meteorologia come: condizione mediamente stabile e caratterizzata dalla prevalenza di andamenti termici/barici, per medio e lunghi periodi, non conformi a quello che viene considerato l'andamento normale della stagione fredda. Questi periodi non sono rari nel clima, ma a volte si presentano molto insistenti come quelli che stiamo vivendo nell'inverno 2011/2012. In effetti abbiamo osservato che nei mesi autunnali, ottobre/novembre 2011, non vi sono stati mai importanti interscambi termici, tali da trascinare aria mite verso le regioni polari e ridiscendere, successivamente, dai poli con aria più fredda verso i tropici. Passaggio dovuto per trascinarci nella stagione fredda e riequilibrare il gap termico esistente tra le zone polari e quelle tropicali. Questo non è mai avvenuto e le correnti medie sono state sempre caratterizzate da una blanda oscillazione della corda atlantica (WNW/ESE). Di conseguenza un inverno, climatologicamente, mai iniziato!

Lo studio/osservazione di queste fasi di persistenza evidenzia che hanno una loro origine, ma anche una relativa fine. L'atmosfera deve necessariamente compensare questa divergenza che tuttora esiste tra Polo e zone tropicali. Tale divergenza potrebbe essere non colmata in pieno inverno, ma avere la sua manifestazione nel segmento finale della stagione, quindi possiamo ipotizzare uno scivolamento, anche non gradito, verso la metà di febbraio con ipotetiche avvezioni fredde che potrebbero spingersi sino agli inizi della primavera ed oltre, con diversa intensità e modalità. Tutto ciò è necessario per tornare a condizioni climatiche normali, altrimenti si avrebbero stravolgimenti atmosferici anche su larga scala. Quindi se il nostro inverno ha proceduto con il fiato corto sino a questo momento, non è detto che finisca in questa maniera, anzi è probabile che vi sia un cambio di tendenza tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo.

Ovviamente questa va vista come una tendenza regolata dalle leggi statistiche che riguardano la legge della persistenza e non vuol essere una previsione lungo raggio, ma solo una considerazione che doveva essere fatta. Quindi non una previsione di neve o eventi di gelo estremo, ma di fasi che potrebbero portare l'inverno a spingersi oltre il limite della stagione.

Antonio Pallucca

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