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Inverni sempre più rigidi e riscaldamento del pianeta? Ci sarebbe un legame

Potrebbe sembrare paradossale, ma il galoppante riscaldamento termico del Pianeta andrebbe però al tempo stesso a favorire inverni sempre più freddi e nevosi nei continenti più settentrionali dell'Emisfero Boreale, comprendendo pertanto anche il Canada, gli Stati Uniti ed il Nord Europa.

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Global Warming ed Inverni Freddi sul Nord Europa a braccetto? Nell'ultimo anno l'aumento generale delle temperature del Pianeta ha rallentato, per effetto in particolare della Nina che ha raffreddato le acque del Pacifico e, più in generale, il clima della zona tropicale. L'anno precedente, quello 2010, è stato invece l'anno record più caldo in assoluto, almeno secondo la maggior parte degli Istituti Mondiali più prestigiosi (GISS NASA e NOAA NCDC). Eppure, se badiamo unicamente a quel che è accaduto in Europa, ci accorgiamo che dal punto di vista climatico le cose sono andate diversamente: l'ultimo anno è stato da record per il caldo, con fasi invernali pressoché assenti anche nel Nord Europa, mentre i primi mesi del 2010 (ma anche l'ultimo mese dell'inverno successivo, quello di dicembre) hanno visto il gelo e la neve grandi protagonisti.

Si tratta forse di semplici casi e coincidenze cicliche, ma potrebbe non essere solo un caso: ne sono convinti i ricercatori del centro studi statunitense Atmospheric and Environmental Research (studio pubblicato dalla rivista Environmental Research Letters), che hanno analizzato i dati di temperatura e piovosità di un periodo che comprende gli ultimi 20 anni, mettendoli in correlazione con l'andamento termico sull'Artico. I risultati appaiono sorprendenti: in linea con il global warming, le temperature estive dell'Artico sono risultate molto più elevate che in passato, ma proprio questo fattore avrebbe innescato il raffreddamento climatico delle aree settentrionali dell'Emisfero Settentrionale, come sarebbe avvalorato dalle stesse simulazioni.

Le estati eccezionalmente calde al Polo Nord comportano l'aumento dell'umidità dell'emisfero Nord che, a sua volta, di conseguenza, va ad incrementare le precipitazioni nevose. Questo meccanismo di causa-effetto andrebbe a porre importanti variazioni nell'andamento dell'indice d'Oscillazione Artica, che regola il clima nell'emisfero. Le simulazioni mostrano azioni di rimbalzo legate alle modifiche (arretramento e crescita) della copertura del ghiaccio marino sulla temperatura dell'aria e dei venti in quota. Il riscaldamento dell'aria sul Mare di Barents sembrerebbe portare freddi venti invernali nella parte settentrionale del Continente Eurasiatico, un fattore che se confermato sarebbe da tenere in considerazione nel quadro della miriade di tele connessioni che governano l'andamento climatico.

Questa tendenza al raffreddamento dei periodi invernali in gran parte dell'America Settentrionale e sul Nord Europa non troverebbe medesimo riscontro per le terre meridionali dell'Europa, compresa l'Italia. Secondo queste analisi, se il riscaldamento globale crescente dovesse trovare conferme nei prossimi anni e decenni, ci sarebbe da attendersi inverni sempre più freddi e rigidi con precipitazioni nevose più abbondanti. In sostanza, le fasi rigide invernali in alcune zone del Globo (terre emerse settentrionali del Nord Emisfero) non sarebbero più da considerare in antitesi con il riscaldamento globale, ma una normale conseguenza. D'altronde, nell'ambito dell'estremizzazione del clima, si tratta di una contingenza specifica che potrebbe starci: secondo molte altre autorevoli ricerche gli inverni sempre più rigidi e le estati sempre più torride, sarebbero una conseguenza dei cambiamenti climatici in atto.

Mauro Meloni - © RIPRODUZIONE RISERVATA

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