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Vernazza, un territorio devastato ma tanto lavoro è stato fatto

Nel bacino del Vernazzola le frane sono numerose e vaste soprattutto sui versanti esposti allo scirocco, dove probabilmente vi sono state le precipitazioni più intense. La frana appena a monte di Vernazzola e il collasso del parcheggio lungo la strada per Reggio appaiono le maggiori imputate del disastro del 25 ottobre.

immagine articolo 22200
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La grande frana a monte di Vernazzola e la voragine apertasi nel parcheggio lungo la strada per la Madonna di Reggio. Foto di Giovanni Staiano, scattate il 30 dicembre 2011

Durante una escursione sul territorio alle spalle di Vernazza effettuata il 30 dicembre, ho potuto osservare direttamente alcune delle frane che hanno causato l'evento di "debris flow" del 25 ottobre 2011. Vernazza raccoglie una notevole quantità d'acqua, il crinale lungo cui corre il sentiero 1, che culmina agli 812 metri del monte Malpertuso, descrive infatti alle spalle del paese una sorta di ferro di cavallo. Numerosi piccoli rii, che il 25 ottobre erano diventati torrenti impetuosi, confluiscono sia dalla destra orografica (lato Drignana/Madonna di Reggio) che dalla sinistra (lato Murro/San Bernardino) nel rio Vernazzola che scorre nel centro della vallata.

Salendo dal paese, dopo poco più di 1 km si trova un bivio. A sinistra si stacca la strada per la Madonna di Reggio e Drignana, lungo la quale si incontra, poche centinaia di metri più a monte del bivio, la voragine immensa causata dal collasso del parcheggio. A destra la strada per San Bernardino segue ancora per 3-400 metri la valle del Vernazzola, fino alla piccola frazione che porta il nome del rio. Qui la strada , all'altezza di una chiesetta, prende a destra, iniziando a salire con più decisione, lungo il corso di un affluente, lungo il quale i segni dell'alluvione sono evidenti ma assolutamente non paragonabili a quelli visibili lungo il Vernazzola.

Lasciando invece la strada e attraversando il rio sul ponticello all'altezza della citata chiesetta, si continua a seguire il Vernazzola lungo la riva destra, avendo di fronte Vernazzola. In questa parte del canale non c'è stato accumulo di detriti significativo, anzi il corso impetuoso dell'acqua ha "scorticato" l'alveo, con cedimento parziale dei terrapieni ai lati, emersione della roccia viva e crollo di un altro ponticello. 200 metri a monte di Vernazzola, all'altezza di un'altra confluenza, si deve rimontare una strettoia lungo il corso del rio. Questa strettoia è tuttora ingombra di materiali, soprattutto rami e tronchi, che rendono difficile superarla. Quando si passa oltre appare, sulla sinistra dell'osservatore, quindi destra orografica, una immensa frana, avvenuta in un'area boscata. L'effetto combinato della frana e della presenza della strettoia subito a monte ha probabilmente creato, durante l'evento del 25 ottobre, una "diga", al cedimento della quale un'ondata devastante di acqua, terra, sassi e altro materiale solido, si è riversata a valle con grande velocità.

Non siamo saliti alla voragine del parcheggio, che abbiamo potuto però osservare nella sua immensità dall'alto, una volta giunti a San Bernardino, ma non è difficile presumere che anche in qual caso il collasso sia stato improvviso, con un'ondata di piena in questo caso meno carica di materiale organico, ma con la presenza delle automobili e degli altri veicoli, oltre che del famigerato "bombolone" del GPL.

Le frane aperte sono centinaia, ma probabilmente quella poco a monte di Vernazzola e quella del parcheggio sono quelle che hanno causato la devastazione maggiore.

Salendo da Vernazzola verso San Bernardino, non solo la strada ma anche il territorio appare molto meno devastato rispetto al versante opposto della valle. Una volta scavalcato il crinale su cui si allunga la piccola frazione di San Bernardino, e iniziata la discesa verso Corniglia il numero e la dimensione delle frane torna ad aumentare vistosamente. Appare evidente, quindi, che le precipitazioni siano state molto più copiose sui versanti esposti a est-sudest, ovvero allo scirocco, che d'altra parte era il vento dominante nel "trascinare" dal mare verso la terraferma le nubi cariche di piogge del temporale autorigenerante del 25 ottobre.

Dal punto di vista di un osservatore degli eventi meteo, sarebbe stato senz'altro interessante aver potuto disporre di un dato pluviometrico del 25 ottobre nell'area tra Vernazzola, Reggio e Drignana, quella dove l'effetto combinato della ventilazione locale, dell'orografia e della morfologia della valle (il corso del rio incassato tra montagne ha "incanalato" come in un imbuto le nubi gonfie di pioggia) ha provocato precipitazioni probabilmente molto superiori a quelle misurate nelle centraline Arpal (472 mm in 6 ore a Brugnato).

Nella seconda parte faremo il punto sullo stato dei lavori in paese.

2° Parte:
http://www.meteogiornale.it/notizia/22201-1-vernazza-un-territorio-devastato-ma-tanto-lavoro-e-stato-fatto-seconda-parte

Giovanni Staiano - © RIPRODUZIONE RISERVATA

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