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Disastrosa Alluvione in Veneto, è passato un anno: un insieme di fattori esplosivi
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E' iniziato novembre e si teme l'arrivo del maltempo nei prossimi giorni anche in Veneto, dove sono ancora vive le ferite inferte dall'episodio alluvionale che si era verificato proprio un anno fa. Ripercorriamo l'evento che ha devastato un'area fra vicentino, padovano e veronese.
Veneto ferito dall'alluvione: l'esondazione del Bacchignone sull'abitato di Cresole.
Ci troviamo a distanza esattamente di un anno dalla terribile alluvione che aveva sconvolto una parte del Veneto. Il ritorno dello spettro del maltempo fa ancora più paura pensando proprio a quello che era successo 12 mesi fa: un episodio di maltempo eccezionale che alla fine aveva provocato 3 vittime, un numero alla fine da considerarsi piuttosto fortunoso visto che la popolazione nel complesso colpita dalle conseguenze alluvionali fu di circa mezzo milione. Interi piccoli comuni isolati e sommersi, dal veronese al vicentino e poi sul basso padovano. I maggiori danni furono provocati dall'esondazione del Bacchiglione e dai suoi affluenti: lo stesso capoluogo Vicenza venne in parte sommerso, anche se l'esondazione del fiume qui non è poi un accadimento così infrequente.
Ma come si è innescata questa violenta fase di maltempo? L'irruzione sul Mediterraneo nord-occidentale di una profonda saccatura nord-atlantica, ha determinato la formazione di un minimo di pressione che si è andato allargandosi, isolandosi in cut-off, tra le Baleari e la Sardegna. Un esteso fronte caldo, originato dalla circolazione sciroccale che ha risalito il Mar Adriatico, si è addossato al settore alpino italiano. Il sollevamento forzato dell'aria molto umida e ricca d'energia, al contatto col Mediterraneo, una volta raggiunti i primi contrafforti delle Prealpi (effetto stau), ha innescato piogge forti e persistenti verso le montagne venete.
Circa 500 mm di pioggia caduti in poco più di 48 ore sulla fascia prealpina del Veneto Una quantità d'acqua impressionante, che non lasciò scampo ai corsi d'acqua già citati, non in grado di poter reggere una tale mole di pioggia. Vanno infatti evidenziate due principali aggravanti che contribuirono a peggiorare la situazione: anzitutto l'afflusso mite sciroccale che accompagnò il maltempo determinò il repentino scioglimento della neve presente in quota sulle Alpi, in quanto la neve cadde solo ben al di sopra dei 2500 metri, un fatto abbastanza comune nelle avvezioni calde autunnali.
Lo stesso vento killer, determinando una mareggiata sulle coste adriatiche, ostacolò il deflusso dell'acqua dei maggiori fiumi verso l'Adriatico, contribuendo ad accentuare ulteriormente le pesanti esondazioni. questi alcuni dei dati pluviometrici rilevati dalla rete ARPAL nelle giornate del 31 ottobre e del 1° novembre. Cansiglio 415.6 mm, Turcati Recoaro 415.6 mm, Passo Xomo Posina 408.8 mm, Rifugio la Guardia (Recoaro) 403.6 mm, Valli del Pasubio 394.4 mm, Feltre 303.2 mm.
Mauro Meloni - © RIPRODUZIONE RISERVATA
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