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Sole, si chiude il Modern grand maximum
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In bianco il 14 agosto: era dal 18 luglio 1926 che un giorno senza macchie non si presentava in una fase del ciclo così avanzata. L'attività comunque, non mostra alcuna eccezionalità.

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Le previsioni evolutive del ciclo 24 rilasciate il 2 agosto dal Marshall Space Flight Center: Smoothed sunspot number a circa 70 (massimo dell'ipotesi mediana) tra la primavera e l'estate 2013, conclusione del ciclo nel 2019-'20

Nulla di eccezionale, ma il Sole in bianco del 14 agosto desta comunque curiosità e forse chiude un'epoca. In un ciclo 24 che si sta sviluppando secondo quella che viene ritenuta la normalità, in netto contrasto coi cicli molto intensi dei decenni precedenti, la possibilità che si presentino spotless days anche a 3-4 anni dall'avvio non è statisticamente irrilevante. Lo si può constatare risalendo al ciclo 16: partito nell'agosto 1923, registrò l'ultimo giorno senza macchie il 18 luglio 1926. Un lasso temporale di 35 mesi, più o meno raffrontabile ai 32 mesi del ciclo attuale, il cui esordio data al dicembre 2008. Basterebbe invece risalire al ciclo 14 (iniziato nel febbraio 1902), per ritrovare l'ultimo spotless day addirittura a 56 mesi di distanza (27 ottobre 1906) e di appena 17 mesi antecedente il primo spotless day della transizione fra i cicli 14/15 (26 marzo 1908). Tuttavia, il Sole senza macchie si presenta a questa fase del ciclo per la prima volta dopo 85 anni, ponendo termine in modo forse definitivo al Modern grand maximum, manifestatosi attorno al 1940, a circa 2400 anni di distanza dall'ultimo episodio che le ricerche più accreditate hanno finora individuato (Usoskin, p. 51).

Detto questo, e aggiunto che l'evento del 14 agosto, se sarà ufficializzato dalle revisioni mensile e trimestrale del SIDC (Solar Influences Data Analysis Center), porterà il totale della transizione fra i cicli 23/24 a 817 spotless days, va rimarcato come siano molti gli indici che attestano la tranquillità dell'attuale evoluzione dell'attività solare rispetto ai decenni precedenti. A titolo d'esempio è sorprendente, ma solo se il raffronto si limita ai cicli più recenti, che finora si sia registrato un solo giorno in cui il conteggio delle macchie abbia toccato quota 100 (l'8 marzo di quest'anno); se si guarda ai primi 32 mesi del ciclo 23 (avvio nel maggio 1996), si può constatare come fossero già stati registrati 50 giorni oltre tale soglia, con un picco di 138 sunspot number il 22 settembre 1998.

Questo rientro nella normalità, che alcuni estremisti della componente solare ritengono invece il preludio a un nuovo Minimo di Maunder (i blog americani d'argomento sono zeppi di ipotesi fantasiose), fa discutere circa le ricadute che potrebbe avere sul clima terrestre. Essendo noto come la differenza di energia irradiata nei periodi di minimo e massimo solare sia piuttosto trascurabile per poter determinare grandi cambiamenti climatici, ci si domanda se non esistano componenti spaziali più complesse, o non ancora del tutto comprese, che interagiscano con l'atmosfera terrestre. Il vento solare, per esempio, ha una velocità media di 450 km/s e una densità protonica pari a 7 per cm cubo; in questo ciclo 24 però, i valori rimangono spesso inferiori al riferimento, con la densità che, in alcuni casi, crolla a 0. È quindi argomento aperto se il cosiddetto riscaldamento globale dipenda dalla componente solare o da altre cause. Se fosse vera la prima ipotesi (Sole), e dato che alcuni precursori lasciano intravedere la possibilità d'un ciclo 25 piuttosto debole, è possibile che il clima terrestre nei prossimi tre decenni vada incontro a un raffreddamento, che riporterebbe le temperature ai livelli della seconda metà del XIX secolo.

Bibliografia:
I.G. Usoskin, A History of Solar Activity over Millennia, «Living Reviews in Solar Physics», a. 5, n. 3 (2008).

Stefano Di Battista

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I commenti dei lettori

Daniele ha scritto il 08-09-2011 ore 23:21

Esigua quantità?

Francesco83PG ha scritto il 19-08-2011 ore 20:58

Il riscaldamento globale di origine antropica, per me, non c'entra nulla. Il Sole non ha causali e penso che le attività vulcaniche siano esenti da "colpe" in quanto le polveri sono in esigua quantità e non inibiscono l'attività solare per un eventuale raffreddamento.

Daniele Orbetello (GR) ha scritto il 15-08-2011 ore 21:00

Una provocazione.... se basta un po' di cenere vulcanica nell' atmosfera ad abbassare l'irraggiamento solare come si fa a pensare che l'attività solare possa interferire con la tettonica a placche alla quale è direttamente connessa l'attività vulcanica?
PS In Maremma oggi giornata calda e umida con nubi basse (sono cadute alcune goccioline d'acqua) fino al pomeriggio... poi sole e gran caldo.
Buon Ferragosto!!!

Fabio Nervegna ha scritto il 15-08-2011 ore 19:20

In effetti ci stavo pensando, è un tema che mi affascina per le possibili implicazioni climatiche di una grande eruzioni, o di numerose eruzioni minori contemporanee, ma anche perchè, se confermato, sarebbe un altro effetto della riduzione di attività solare, che quindi esplica i suoi effetti sulla Terra attraverso manifestazioni inattese e non ancora ben conosciute.
La ringrazio per la sua proposta, a settembre le farò sapere qualcosa di più preciso.

Stefano Di Battista ha scritto il 15-08-2011 ore 15:19

Sì, quello delle possibili connessioni fra attività solare e tettonica è un argomento interessante: perché non pubblica qualcosa in merito? Meteogiornale è aperto a questo tipo di contributi.

Fabio Nervegna ha scritto il 15-08-2011 ore 13:31

Infine un'ultima questione, sulla quale però ho letto solo un articolo edito dall'ESA: la relazione tra una ridotta attività solare ed un incremento dell'attività vulcanica sulla Terra.
Pensa sia un tema degno di interesse, egregio Di Battista?

Buon ferragosto anche a lei, ma dalla media costa adriatica, dove la calura è mitigata da una piacevole brezza.

Stefano Di Battista ha scritto il 15-08-2011 ore 13:21

Più che d'accordo, caro Nervegna: la plurisecolare fase di bassa attività solare, che potrebbe essere all'origine della Piccola era glaciale, è un fattore considerato da pochi. La circostanza per cui la massima espansione del glacialismo alpino sia stata toccata attorno al 1820, non è direttamente connessa al Minimo di Dalton, bensì al progresso di quegli apparati fin dal XIV secolo (Minimo di Wolf). Se, come molti immaginano, nei prossimi decenni si riuscirà a dimostrare il legame fra attività solare e clima terrestre, è possibile che le temperature rientrino nel range tipico della seconda metà del XIX secolo; ma una nuova Piccola era glaciale, le nostre generazioni è altamente improbabile che possano viverla. Con ciò, le auguro un buon Ferragosto dall'afa dell'estate novarese.

Fabio Nervegna ha scritto il 15-08-2011 ore 12:15

Riguardo le possibili implicazioni climatiche, concordo con lei Di Battista. Mi aspetterei un raffreddamento piuttosto graduale e abbastanza prolungato (decenni), specie se al ciclo 24 ne seguissero diversi altrettanto deboli o persino di più. Ricordo però a chi immagina improbabili e prossime ere glaciali a causa del Sole debole che per aversi inverni gelidi ed estati fresche, come quelle accadute tra il 1550 ed il 1850, occorsero ben tre lunghi periodi di bassa attività solare, non uno solo, e un paio di secoli almeno perchè lo "shift climatico" fosse compiuto.

Francesco83PG ha scritto il 15-08-2011 ore 10:56

Il riscaldamento globale di origine antropica secondo me andrebbe ripreso in esame. E' vero che negli ultimi anni, con la costruzione di grandi città si è contribuito alla formazione di 'nuovi' climi e microclimi (basti pensare che all'interno di aree urbane in estate si fa fatica a scendere sotto i 20 gradi con il bollore dell'asfalto e delle mura e fuori in prossimità di campagne si scende a 15 senza problemi, stesso discorso in inverno con le gelate maggiori sempre fuori città), che in qualche modo in maniera globale hanno contribuito al riscaldamento. Ma il Sole è una causa da non sottovalutare, come da non sottovalutare le attività vulcaniche,con le polveri che potrebbero stazionare in atmosfera impedendo l'irradiazione solare portando così ad un raffreddamento. Saluti

Stefano Di Battista ha scritto il 15-08-2011 ore 10:48

Le ipotesi che lei richiama, egregio Nervegna, sono state avanzate, è vero, ma la realtà dei fatti al momento è questa. Non va inoltre dimenticato che una fase tipo Minimo di Dalton rientrerebbe nella normale attività solare, al più lievemente attenuata. Resta l'asimmetria delle macchie, su cui il futuro dirà cosa ci sta riservando.

Fabio Nervegna ha scritto il 15-08-2011 ore 09:50

A dire il vero, durante il convegno di fisici solari USA svoltosi a giugno nel New Mexico, negli Stati Uniti, sono stati presentati diversi studi i quali concludono che l'attuale ciclo 24 è tutto fuorchè normale: ad esempio i due emisferi solari appaiono in una fase di evoluzione ben differente, le macchie solari presentano campi magnetici sempre più deboli. Mi risulta che le ipotesi sul tavolo vadano da un Minimo di Dalton (due cicli consecutivi molto deboli) ad un Minimo di Maunder (diversi decenni di attività assai debole), o ricordo male?

Carlo ha scritto il 15-08-2011 ore 09:14

Un nuovo minimo di Maunder non credo sia ipotesi tanto fantasiosa. Bisogna notare che, mentre l'emisfero settentrionale del Sole presenta macchie, l'emisfero meridionale sembra molto indietro nell'evoluzione del ciclo.
Questo potrebbe portare a non avere l'inversione di polarità del ciclo (ESATTAMENTE ciò che è accaduto all'epoca del Maunder) e quindi si potrebbe avere un collasso magnetico del Sole (il ciclo 24 potrebbe abortire e il ciclo 25 essere debolissimo). Se questo potrà accadere si capirà meglio entro 6-8 mesi. Certo che il Global Warming di origine antropico comincia a subire seri colpi.