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Spagna in agosto: sempre e solo caldo? (quinta e ultima parte)
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Estella "la bella", Pamplona, l'interessante ma un po' decadente Soria, l'arco romano "invisibile" (per lavori) di Medinaceli, quindi ... fine della vacanza. E i 30°C rimangono lontani...

immagine articolo 1984
immagine articolo 1984

Nelle foto, di Giovanni Staiano, il Rifugio Vega de Ario nei Picos de Europa, e la splendida Cattedrale di Burgos.

Come facevano presagire i 15°C della sera del 20 agosto con cielo sereno, la mattina del 21 agosto è splendida (cielo sereno e visibilità ottima) a Burgos, ma fredda, con 11,5°C alle 9.30. Ma oggi non c'è più il vento dei giorni precedenti e, mentre, lasciata la città, ci dirigiamo verso est su lievi saliscendi, il termometro sale abbastanza rapidamente con il trascorrere della mattinata.

Alle 11 siamo nell'interessante borgo medievale di Santo Domingo de la Calzada, che vanta una bella Cattedrale, e il bel sole ha scaldato l'aria fino a 21°C. Superata anche Najera, altro centro interessante sia per i monumenti sia per la posizione ai piedi di spettacolari rupi tufacee (almeno così mi pare) dall'incredibile colore rosso (che il blu intenso del cielo fa risaltare ancor più), scendiamo verso Logrono, capoluogo della regione vinicola della Rioja, lungo l'Ebro

La città è per lo più moderna e noi soprassediamo dal sostarvi. Siamo a neppure 400 metri sul livello del mare e un po' di calduccio direi quasi finalmente arriva, con i 25°-26°C che il termometro della Corsa segna mentre percorriamo la tangenziale. Entriamo, ancora tra vigneti, in Navarra, con la strada che si rialza leggermente e poi prosegue con lievi saliscendi, avendo come tappa successiva Estella (m 483), tappa "storica" del "camino de Santiago", città perciò piccola quanto ricca di monumenti e di passato, che gli fanno meritare l'appellativo "la bella".

Giungiamo in città verso le 15 (temperatura 25°C, cielo poco nuvoloso) e dedichiamo tutto il pomeriggio alla sua visita, compresa la breve "uscita" al complesso monastico di Irache. Devo dare ragione alla preziosa Guida delle città minori d'Europa edita dal TCI, che consigliava caldamente la visita di questa città, che ha la sua gemma nella Chiesa di San Pedro de la Rua, scenograficamente posta su un'alta scalinata. Nella piazzetta ai piedi di questa scalinata spicca l'antico Ayuntamiento rinascimentale.

Arriva presto la sera, sempre allietata dal bel tempo e dal fresco, con 22°C alle 20.30. Anche oggi abbiamo camminato a lungo e siamo davvero contenti che l'estate ci abbia concesso di goderci lunghe passeggiate alla scoperta delle città spagnole, senza che la temuta calura ce le rendesse faticose.

Eccoci al 22 agosto, domenica. La notte, come poteva anche essere prevedibile in una località lontana dal mare, con cielo sereno e assenza o quasi di vento, ha portato un vistoso calo termico e ci sono solo 15°C quando partiamo per Pamplona, intorno alle 9.15.

Pamplona è nota a livello internazionale a causa della cosiddetta "corsa dei tori" che vi ha luogo ogni anno ai primi di luglio, durante le celebrazioni in onore di San Fermin. La folle corsa dei tori per le vie della città, preceduti dai molti "audaci" (o incoscienti?) che si lasciano tentare da questa sorta di gioco molto pericoloso, è diventata famosa grazie al romanzo "Il sole sorge ancora", di Hemingway. Folklore a parte (avrete capito che non capisco molto, e ancor meno approvo, questo genere di manifestazioni), Pamplona è anche importante sede universitaria e capoluogo della Navarra.

Attraversato il Paseo de Sarasate, ampio viale ornato dalle statue dei re di Navarra, raggiungiamo l'ampia Plaza del Castello, cuore della città, fitta di caffè tra cui lo storico "Cafè Bar Iruna". La nostra visita prosegue verso la Cattedrale, austero edificio in stile gotico francese, per poi addentrarsi nelle vie del centro storico, come la Calle de Santo Domingo, dove si può ammirare la facciata ricca di decorazioni barocche dell'Ayuntamiento, e la Calle Mayor.

Il sole scalda, infatti ci sono 27°C alle 13.30, quando lasciamo Pamplona per tornare inizialmente sui nostri passi, dirigendoci verso Logrono. Qui prendiamo verso sud, alzandoci dapprima lentamente in un paesaggio da film western, poi più decisamente fino ai 1710 metri del Puerto de Piqueras (21°C alle 16), valico alto ma che non lascia ricordi particolari, visto che le montagne circostanti si presentano piuttosto brulle e arrotondate.

Nella discesa ritroviamo il consueto paesaggio stepposo della Castiglia: siamo in quota, rimaniamo ben oltre i 1000 metri, ma se forse il caldo non è probabilmente quasi mai molto intenso (oggi poi non scotta neppure il sole, perché il cielo si è anche velato per nubi alte) l'aridità conseguente alla lunga stagione secca estiva si vede dal consueto predominare del giallo e viene accentuata dallo scarsissimo popolamento della regione, ulteriore caratteristica "desertica".

Volevamo fermarci alle rovina romane di Numanzia, ma ci va male, perché domenica pomeriggio è giorno di chiusura del complesso monumentale. Andiamo quindi direttamente a Soria, situata a 1050 metri nell'alto bacino del Duero. "Soria pura, Soria fria,..." cantava il poeta Antonio Manchado, e non stupisce che sia pura l'aria di queste lande poco abitate e a quota già elevata, come non stupisce che sia piuttosto fredda e la conformazione della zona fa pensare a forti inversioni termiche nelle serene notti invernali.

E'bella Soria, ricca di storia e monumenti, bella ma un po' malinconica, sia per il fatto di non essere molto frequentata (almeno oggi) dal turismo, sia, anzi soprattutto, per un certo "trasando", la sensazione cioè che il patrimonio storico che possiede non sia valorizzato come merita, sia negli edifici più importanti, sia nell'ambiente urbano del centro storico, purtroppo un po' degradato.

Per dirne una, quando raggiungiamo la Catedral de San Pedro e andiamo a visitarne il chiostro mancano oltre 30' all'orario di chiusura, eppure il custode sta già "sbaraccando" ed è palese, anche se non dice una parola, la sua irritazione per essere costretto a rimanere, come pure quella della sua anziana collega che sta facendo altrettanto, pensando che ormai non venisse più nessuno, nell'annesso Museo Catedralicio, e che palesemente di malavoglia riaccende le luci e controlla i biglietti di ingresso, tra l'altro, caso unico nei nostri 13 giorni spagnoli, con prezzo unico per adulti e bambini!

E' bello salire verso le rovine del Castello medievale e godere, nella luce sfumata del tramonto (il cielo rimane velato, stasera non c'è il solito nitore castigliano), del panorama dei tetti e delle torri del centro storico, come è bello passeggiare nella bella Plaza Mayor, dove prospettano i bei palazzi dell'Ayuntamiento e dell'Audiencia e dove si trova anche il locale dove decidiamo (e la scelta si rivela felice) di consumare la cena, nell'ultima serata del nostro viaggio.

Il "cappello" di nubi alte mantiene la serata molto tiepida, come conferma il termometro che indica 24°C alle 21 e ancora 23°C alle 22.30. La previsione per il giorno seguente è per temperature elevate nel centro-sud del paese, che dovremmo lasciare da una Madrid oltre quella soglia dei 30°C che, un po' a sorpresa, non abbiamo quasi mai toccato.

Lunedì 23 agosto, ultimo giorno di viaggio, si apre con 18°C e cielo irregolarmente nuvoloso. Mentre attraversiamo, diretti verso sud, il solito "deserto", intensi addensamenti scaricano anche qualche goccia di pioggia, ma verso est sembrano evidenti virga di pioggia più consistente.

Prima di recarci all'aeroporto, facciamo un'ultima tappa nel paese montano (oltre 1100 m) di Medinaceli, la cui maggiore attrattiva è un bellissimo arco romano del II secolo. Arriviamo nel borgo, in bella posizione dominante su un poggio (chissà come fischia il vento in inverno!), ma abbiamo la sorpresa negativa che l'arco, in restauro, è completamente ingabbiato in una struttura che non permette neppure di intravederlo. Insomma, Numanzia chiusa, l'arco di Medinaceli "ingabbiato", pare chiaro che le rovine romane è meglio che le vediamo in Italia! Arco a parte, il borgo è comunque interessante, essendo una sorta di versione spagnola dei borghi medievali toscani o umbri per posizione, appunto alto su un poggio, e ambiente urbano, con centro storico raccolto e ben conservato e numerosi edifici interessanti, sia religiosi che civili.

Dopo Medinaceli è solo una corsa sull'autostrada verso Madrid, procedendo gradualmente dal deserto, con poche auto e radi centri abitati, al caos della "grande Madrid", con molto traffico e capannoni industriali, centri commerciali e quartieri satellite che si fanno man mano più fitti. Nel frattempo il tempo migliora e riappare il sole, non però splendente come altre volte, si vede che vuole riabituarci al sole pallido delle nostre giornate afose.

10' di panico per la difficoltà di trovare il parcheggio dove si lasciano le auto a noleggio, poi arriva anche il momento di lasciare la nostra compagna di viaggio. Un ultima occhiata al fedele termometro: 29°C, anche stavolta niente 30°C (ma sono solo le 13, nel pomeriggio ce la farà!).

Abbiamo percorso 2870 km, fra autostrade tracciate nel nulla, tangenziali urbane, percorsi montani (tanti!), rettilinei infiniti di strade extraurbane semideserte, attraversamenti cittadini improvvisamente caotici. Credo che in 13 giorni era difficile fare di meglio: abbiamo "vissuto" una larga fetta di Spagna, quasi ovunque però diversa dalla Spagna "classica" di mare e sole.

Ma siamo sicuri che è quella la Spagna classica? Non è magari vero proprio il contrario, che quella è una Spagna quasi artificiale, per turisti in cerca di comodità e poco desiderosi di "scoprire"? Forse la verità sta nel mezzo, anche la nostra Italia viene a volte identificata con le spiagge assolate e se è vero che quella è solo una delle tante facce del nostro paese, è pur vero che il mare non è certo un elemento inserito artificiosamente nella storia e nelle tradizioni dell'Italia.

E così penso sia per la Spagna. E'semplicemente, come il nostro, un paese a molte facce, la cui essenza è una sintesi tra i molti colori della macchia delle coste mediterranee, il bianco della calce dei villaggi della rovente Andalusia, il verde cupo che circonda i "rias" galiziani, il giallo delle steppe castigliane, il rosso degli edifici storici di Salamanca, il blu dei cieli senza umidità dell'altopiano, il grigio delle perfette mura di Avila, il verde "oliva" degli oliveti. Insomma, un grande paese con tanti volti e a ogni volto un suo colore.

Ciao Spagna, è stato veramente un piacere averti conosciuta.

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Giovanni Staiano

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