Meteo Giornale » Archivio » Viaggi e Clima »
Spagna in agosto: sempre e solo caldo? (quarta parte)
0 Commenti »
Commenta
Pioggia, vento, un bel temporale fra le montagne delle Asturie, insomma tra il 18 e il 20 agosto l'estate della parte della Spagna dove ci trovavamo noi pareva più "inglese" che mediterranea.
Nella prima foto (di Alessandro Staiano) la Cattedrale di Leon in una notte di pioggia, nella seconda foto (di Giovanni Staiano) la Cattedrale di Oviedo.
Ci eravamo lasciati a Leon nella piovosa sera del 17 agosto, ci ritroviamo la mattina del 18 nella stessa città, ancora con la pioggia, debole, solo a tratti moderata, ma continua.
E'quindi una mattina autunnale, visto anche il vento e i 17°C alle 9.30, quella in cui intraprendiamo la visita di questa città molto interessante, con tre poli monumentali di estremo interesse: il Convento di San Marcos, la Cattedrale e la Chiesa di San Isidoro.
Il Convento di San Marcos è oggi in gran parte occupato da un Parador (sono questi gli hotel statali, spesso di lusso, presenti in quasi tutte le città più importanti e le mete turistiche più frequentate del paese), per cui è curioso passeggiare nel bel chiostro, osservando dalle finestre l'interno dell'hotel, che fa certo della contiguità visiva col chiostro stesso uno dei punti di forza della sua offerta.
La Cattedrale come già accennato è veramente magnifica. Gotica, con le torri svettanti e le navate slanciate verso l'alto, è impreziosita dalle numerose e splendide vetrate. Merita fare il giro completo anche dell'esterno per ammirare i vari portali e l'elaborata architettura della parte absidale.
Dopo aver fatto un giro per il bel quartiere intorno alla Chiesa di San Martin, con la Plaza Mayor, che ospita il mercato, dominata dal bel palazzo del Consistorio Antiguo, e le strette vie ricche di taverne e botteghe di gastronomia, dove le merci più offerte sono i salumi e i legumi (chi non conosce i bianchi di Spagna?), andiamo a San Isidoro, dove visitiamo il Pantheon de los Reyes, ritornando quindi alla Casa de Botines, e infine alla "nostra" Corsa. Se ne è andata tutta la mattina, ma la città la meritava tutta. Nel frattempo ha prima smesso di piovere, poi è anche uscito un sole "castigliano", splendente nel solito cielo terso, seppure a tratti ancora nascosto dalle ultime nubi trasportate dal vento che proviene da ovest-sudovest, ancora vivace e fresco (20,5°C alle 14).
Lasciata Leon, proseguiamo verso Oviedo. Per raggiungere la città asturiana occorre valicare la Cordigliera Cantabrica. La strada infatti, dopo qualche saliscendi iniziale, prende a guadagnare quota con regolarità ma senza strappi violenti, valicando le montagne al Puerto de Pajares, poco meno di 1400 m, spartiacque e confine tra Castilla y Leon e Asturie. Più ripida e più bella la prima parte della discesa, durante la quale vediamo il termometro, complice le correnti discendenti, guadagnare rapidamente terreno.
A Oviedo, dove giungiamo poco prima delle 16, ci sono 27°C e il sole prevale sulle nubi, insomma si sta bene, anche se non c'è il fresco quasi esagerato lasciato a Leon. Rapida visita alla città, limitata alla Cattedrale e all'area limitrofa, perché il giorno seguente è prevista la gita sui Picos de Europa e vogliamo pernottare non troppo lontani da Covadonga, dai cui laghi pensiamo far partire la nostra escursione.
Tra Arriondas e Cangas de Onis, i centri sul Rio Sella (dove è molto praticata la canoa) più vicini a Covadonga, non si trova una stanza libera e qui passiamo forse l'unico quarto d'ora complicato del nostro viaggio. Finalmente ci decidiamo a contattare l'Ufficio del Turismo, che riesce a trovarci una stanza in una pensione a 18 km da Cangas ... sulla strada per Oviedo, quella da cui proveniamo. Insomma, dove non mi ero fermato perché troppo lontano, finisco per ritornarci quasi due ore dopo.
Meno male che la pensione è più che decorosa e che l'annesso ristorante non è affatto male. Malgrado le perplessità della proprietaria, che vedendoci stranieri forse teme che i nostri palati siano delicati, ci gustiamo con molta soddisfazione soprattutto la "fabada asturiana", la locale minestra di fagioli bianchi, saporita sì, ma non così "infuocata" come le raccomandazioni della signora ci avevano fatto temere. Il tempo è intanto sempre sul variabile e la serata è fresca, con 18°C alle 22.30.
Il mattino dopo, 19 agosto, a Villamayor, così si chiama la località dove abbiamo pernottato, ci sono nubi basse e la temperatura è 14,5°C alle 9. Siamo in una valletta parallela alla costa, da essa separata da una catena montuosa, mentre una seconda più elevata ci divide dall'entroterra, quindi sono abbastanza convinto che le nubi basse siano dovute a condensa locale, favorita dalla formazione di uno strato d'inversione termica.
I fatti mi danno ragione: già a Cangas i banchi di nubi basse sono meno compatti, ma appena alzatisi sopra il Santuario di Covadonga il cielo si apre e il termometro schizza fino a 19°C sui 6-700 metri, per poi tornare a scendere più in alto, dove la strada esce dal bosco, si fa stretta, tortuosa e ripida (nonché poco protetta...), avvicinandosi ai Lagos de Covadonga, "storico" arrivo in salita della Vuelta de Espana, a dispetto della quota non poi molto elevata.
Il Lago de Enol è poco sopra i 1000 metri, il Lago de Ercina, dove la strada termina, è a quota 1107. Mi stupisce il fatto che il locale che si trova sul lago non abbia cartine dei sentieri della zona, che è molto frequentata anche perché Parco Nazionale. Per fortuna due turisti olandesi mi mostrano l'itinerario per il Rifugio Vega de Ario, quello dove pensiamo di andare (la gita l'avevo scovata su Internet), su di un libro che si sono portati da casa, e devo quindi imprimerlo meglio che posso nella mente, fidando anche del fatto che non dovrebbero esserci incroci che possono indurre in errore.
I Picos de Europa si presentano subito bene. Montagne aspre, con un che di Apuane (molte rocce calcaree affioranti, carsismo, pendii ripidi e cime rocciose), ma di queste più alte (si superano i 2600 metri) e ... nevose. Un po' mi stupisce, pur sapendo che l'estate asturiana è piuttosto fresca, vedere qualche nevaio intorno 2400 metri sul versante nord.
Si parte alle 10 con 16°C e cielo poco nuvoloso. La gita si svolge su terreno per lo più aperto (molte mucche, pecore e anche qualche maiale al pascolo) e non ripido, guadagnando quota lentamente, anche con qualche contropendenza. Meglio così, si apprezza meglio il paesaggio, che in un paio di punti ci regala anche la vista lontana del mare verso nord. Il tempo fa il mattarello: prevale il sole, ma a tratti nuvoloni minacciosi lo oscurano e un paio di volte giungono anche poche gocce di pioggia.
Finalmente verso le 13 siamo al piccolo Rifugio Vega de Ario, poco più di 1600 metri, dove ci sono 14°C e il cielo rimane variabile, lasciando ampi spazi che permettono di ammirare le cime, dal vicino Jultayu (poco meno di 2000 metri), dove avevamo in progetto di salire, pensando ci volesse meno tempo ad attingere il rifugio, alle vette più elevate del massiccio, al di la di un profondo vallone che possiamo apprezzare meglio Alessandro e io salendo alla vicina Cabeza Julagua, m 1720. Eh, si, i nevai ci sono eccome: se ne vedono diversi annidati nei circhi glaciali sopra i 2300-2400 metri.
Viene ora di ritornare indietro. A metà discesa dal sole quasi pieno entriamo in un tunnel di nebbia da nubi basse, così il cielo diviene invisibile. Quando siamo a una mezz'ora dal lago, le vacche del pascolo che stiamo attraversando prendono a muggire, visibilmente agitate. Che hanno? Sarà una coincidenza, sarà una loro particolare sensibilità, fatto sta che dopo pochi minuti sento il primo tuono: sopra queste maledette nubi basse è montato un temporale e l'invisibilità del cielo non ci ha permesso di rendercene conto. Inizia così una "corsa" verso il parcheggio, mentre i tuoni si fanno più vicini e frequenti, finchè cominciano a cadere i primi goccioloni. Quanto manca? Mi pare poco, ma intanto Alessandro protesta perché è stanco e non gli va correre, ma io, anche se non lo vedo, capisco che il lago è vicinissimo e insisto per tirare via, per evitare l'acquazzone più forte.
Quando l'auto è a non più di 200 metri di distanza, finalmente vediamo il parcheggio e il lago, ma proprio in quei 200 metri la pioggia arriva violenta e a quel punto non vale neppure fermarsi a mettere le mantelle. Andiamo, veloci, già bagnati e comunque facciamo bene perché il tempo di entrare nella Corsa e si aprono le cateratte: un quarto d'ora di diluvio violentissimo, con i fulmini che esplodono vicini e la gente che va via come impazzita, con le auto che manovrano nel parcheggio sfiorandosi pericolosamente, anche per la scarsa visibilità.
Quando la pioggia attenua decido di andare via anche io, ma lo faccio ad andatura ridottissima perché la visibilità è ridotta e migliora solo quando scendo al Lago de Enol, quando smette anche del tutto di piovere. Nel frattempo il termometro è precipitato a 12°C.
Facciamo sosta al lago, sia per ammirarlo e fare un paio di foto, sia per "rifiatare" dopo la fase convulsa. Si beve un sorso, si mangia qualcosa, soprattutto ci si rilassa qualche minuto, godendo dei raggi del sole che timidamente fanno capolino tra le nubi, mentre l'asfalto inizia a "fumare".
A Covadonga non ci fermiamo: il luogo, frequentato per pellegrinaggi, è affollatissimo, non si trova parcheggio e non abbiamo voglia di girare in tondo a lungo. Ci fermiamo invece a Cangas de Onis, piena di turisti, a dare un'occhiata al Puente Romano (romano in origine, ma ricostruito nel medioevo) e a fare due passi nella moltitudine dei villeggianti. Un'oretta, non di più (intanto il sole esce deciso e il termometro risale a 21,5°C alle 19), poi ce ne torniamo per una salutare doccia e la cena alla pensioncina di Villamayor
20 agosto: cielo variabile, qualche banco di nubi basse, 12°C alle 9. Insomma un'estate più "alpina" che iberica ai neppure 100 m di Villamayor. E il fresco rimane in tutta la risalita della valle del Rio Sella, a tratti molto incassata. Quando si sale più decisamente verso il passo che segna il confine con la Castilla y Leon, la valle si allarga e, complice anche l'orario (ormai sono le 10) il termometro dapprima sale, ma non di molto, poi cala di nuovo oltre quota 1200. Per un lungo tratto in quota, intorno 1000-1300 metri, fino al vasto bacino artificiale di Riano e oltre, il termometro si muove tra 12° e 16°C (il primo "numero" toccato al punto più alto del percorso, il Puerto del Ponton), mentre nel cielo prevalgono sempre più le schiarite.
Finalmente si scende con più decisione verso l'altopiano castigliano, che anche in questa regione a ovest di Burgos mantiene le ormai a noi ben note caratteristiche: radi insediamenti, scarsa vegetazione arborea, colore prevalente il giallo, conseguente all'aridità dei mesi estivi, cielo di un azzurro scintillante, semmai fatto ancor più risaltare dal transito di nubi sparse. Soffia sempre un vento abbastanza vivace da ovest e la giornata è tutt'altro che calda anche a Burgos (che si trova a 865 m), dove arriviamo alle 15 trovando 20,5°C.
Magnifica questa città. A parte quell'autentica perla che è la Cattedrale gotica, con le sue torri alte 84 metri, è piacevolissima proprio l'atmosfera cittadina, sia lungo il fiume Arlanzon, con una splendida, ampia, passeggiata alberata (Paseo del Espolon), sia nelle stradette del centro storico, in cui si entra dal ricchissimo Arco de Santa Maria. Insomma è una città che invoglia il turista a girarla a piedi, cogliendone molti scorci caratteristici, osservando le vetrine dei bei negozi del centro, godendo soprattutto dello spettacolo della folla che "vive" la già citata passeggiata, chi leggendo un libro seduto su una panchina o sdraiato nei prati, chi ballando al suono di un orchestrina che allieta il pomeriggio dal palco, chi gustandosi un gelato o, più tardi, una "tapa", al tavolino di uno dei numerosi ed affollati locali.
Dal punto di vista monumentale, oltre alla Cattedrale, spiccano San Nicola e, un po' defilato rispetto al centro città, il Real Monasterio de las Huelgas.
Questa sera abbiamo l'opportunità di cenare all'aperto, ma a metà cena cominciamo a pentirci dell'idea. Scesa la notte e rinforzato il vento, fa infatti piuttosto freddo, come confermano i 15°C alle 22. Quando rientriamo all'Hotel il vento tende a placarsi, il cielo è quasi sereno, per cui mi preparo a una mattina seguente piuttosto freschetta.
Parte precedente www.meteogiornale.it/news/read.php?id=9717
Parte successiva www.meteogiornale.it/news/read.php?id=9719
Giovanni Staiano
I commenti dei lettori
Questo articolo non ha ricevuto commenti
Ieri: 08:44Piacenza si è svegliata col TEMPORALE



