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Spagna, in agosto: sempre e solo caldo? (terza parte)
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Frescura, umidità, ridotta escursione termica: questa è la realtà della costa galiziana, una Spagna "anomala" ma senz'altro affascinante.
Nelle foto (di Giovanni Staiano) una veduta della costa galiziana presso Ortigueira e il Palacio Episcopal di Astorga, opera di Gaudì.
Ci eravamo lasciati a mezzogiorno di Ferragosto al nostro arrivo a Santiago de Compostela. Giunti in città non possiamo che dirigerci verso la Plaza do Obradoiro, il "cuore" di Santiago, dove prospettano la grande Cattedrale, con la sua scenografica scalinata, e l'Hospital de los Reyes Catolicos, la cui antica tradizione di ospizio per i pellegrini che raggiungevano la città dopo una lunghissima marcia (il "Camino de Santiago" parte da Ronscisvalle, sui Pirenei, e arriva a Santiago dopo quasi 900 km, attraversando tra le altre Pamplona, Burgos, Leon e Lugo) si perpetua oggi nel "Parador" (albergo statale di lusso) che vi ha sede.
Ci colpisce la folla: immensa. Forse paghiamo il fatto di aver toccato questa meta prettamente religiosa di domenica, per di più in una giornata particolare, quella del Ferragosto, Assunzione di Maria. Nella Cattedrale ci si muove con difficoltà, le navate sono ingombre di turisti e di pellegrini (molti italiani, ma fra gli stranieri prevalgono i francesi), non pochi seduti in terra a rifiatare al termine della loro marcia. Sulla parte absidale della Cattedrale si apre la Puerta Santa, da cui si accede alla tomba di Santiago. La coda è impressionante, visto che si snoda sinuosa per centinaia di metri nella vasta piazza antistante la magnifica Porta.
Anche per le vie del centro storico è uno sciamare di gente, molti con il bastone con la conchiglia, il simbolo onnipresente del "Camino". Come in tutte le mete "di massa" anche a Santiago è attivissima l'industria del souvenir e abbondano quindi in centro i negozi che vendono magliette, foulards, bastoni, conchiglie di tutte le dimensioni, tutto ispirato al "Camino de Santiago". Ancora una volta devo scrivere che, pur comprendendo che il turismo è un grande business, non apprezzo questa mercificazione eccessiva.
Etica a parte, il viaggio prosegue e a metà pomeriggio lasciamo il caos di Santiago sotto un cielo grigio. Dirigendoci verso il mare le nubi si fanno ancora più dense e nel nostro percorso lungo i "rias" a tratti veniamo investiti da raffiche di pioggia fine ma fitta portate dal vento da ovest/sudovest.
Già, i "rias": eccoci finalmente lungo queste profonde insenature della costa della Galizia, talvolta arditamente paragonate ai selvaggi, stupendi fiordi norvegesi, ma più correttamente da valutare simili ai più larghi e dolci "lochs" scozzesi o "loughs" irlandesi. Il paesaggio è indubbiamente bello e, pur sapendo della "diversità" della Spagna atlantica, comunque "strano". Siamo in un paese conosciuto per il caldo e il sole, almeno in estate, a neppure 43°N, sul mare, eppure abbiamo 21°C pomeridiani, pioggia a tratti, nubi basse, bruma, mentre intorno a noi la vegetazione appare verdissima e nel sottobosco notiamo le felci scendere fino sul mare. Sull'acqua, numerosi gli allevamenti di cozze, insieme al "pulpo" (polpo), autentico piatto principe della tavola galiziana.
Altro elemento caratteristico del paesaggio gli "horreos", i granai in pietra, curiosi edifici stretti e lunghi, dal tetto spiovente, spesso sormontati da croci, con piccole feritoie orizzontali per l'aerazione, sollevati di circa 1 metro da terra su piastrini tondi, per rendere più difficoltosa la eventuale salita di animali indesiderati a "rubare" quanto lasciato ad essiccare, spesso appunto grano ma anche granturco o altri prodotti della terra.
Non piove più quando ci fermiamo a Muros, graziosa cittadina marinara, con un bellissimo lungomare punteggiato di ristorantini. Dalla stanza dell'hotel dove scendiamo godiamo un bel panorama sul lungomare stesso e su tutto il "ria". Prima della cena, che al solito è molto tardi, abbiamo il tempo di percorrerlo questo lungomare, affollato di gente nella giornata festiva, mentre i locali si affollano all'ora della "tapa" e le porzioni di "pulpo" vengono consumate a volontà.
Il tempo? 20,5°C alle 19, nuvoloso per nubi basse, leggero vento da ovest che addensa le nubi sul promontorio alle spalle del borgo, che (curiosamente) ha il mare a est.
La mattina del 16 agosto ancora 20,5°C (clima proprio marittimo!), ma qualche sprazzo di sole in più, e l'astro si fa ancora più largo quando raggiungiamo Cabo Finisterre, la punta più occidentale della Penisola Iberica. Queste "punte" di terra protese nel mare hanno tutte molti punti in comune: il faro, il mare quasi mai calmo (e oggi le onde sono comunque modeste), il vento quasi sempre presente, ma soprattutto quella sensazione di "ponte" tra due mondi, quello della terra "sicura" e quello della vastità perigliosa del mare, e d'altra parte il nome "finis terrae" la dice lunga.
Dopo Cabo Finisterre proseguiamo, tagliando per un po' nell'interno, verso La Coruna, grande città galiziana, con una vasta parte moderna poco significativa, ma anche un bel nucleo storico (la Ciudad) con viuzze strette e tortuose e un paio di belle chiese romaniche (Santa Maria del Campo, Santiago), edificato su una penisola, proseguendo oltre la quale si raggiunge la Torre de Hercules, antichissimo, seppure più volte ricostruito, faro, citato già in epoca romana.
Sul lato est della città vecchia ecco il porto, dove colpiscono l'attenzione soprattutto le verande, onnipresenti sugli edifici affacciati verso il mare, il cui scopo è quello di ricevere la luce, riparandosi però dal vento, spesso protagonista indiscusso del clima locale. Giriamo la città in un pomeriggio variabile, con tendenza al poco nuvoloso, con temperatura gradevole (25°C alle 17).
Lasciata La Coruna ci dirigiamo verso est, in una zona parecchio urbanizzata, almeno fino a Ferrol, nota per essere la città natale del "caudillo" Francisco Franco, per quasi 40 anni dittatore del paese. Superata Ferrol la densità di popolazione subisce un drastico calo. La strada principale taglia nell'interno, fra boschi rigogliosi e piccoli paesi, fino a ritrovare il mare poco prima di Ortigueira, cittadina marittima dove decidiamo di pernottare.
Com'è diversa Ortigueira da Muros. Tanto Muros era affollata e vivace, tanto Ortigueira è semideserta, anche troppo quieta. Eppure il paesaggio è bello, c'è un porticciolo piuttosto grande (ma con poche imbarcazioni ormeggiate!), ci dicono esserci belle spiagge nelle vicinanze. Probabilmente a Ortigueira c'è stata semplicemente la scelta di non puntare le proprie carte sul turismo, o almeno non sui "numeri".
La serata sui "rias" del nord galiziano si fa via via più nuvolosa e ventosa e quando scendiamo sul lungomare per cercare un locale per la cena ci investe anche un rapido ma intenso rovescio. Il tempo cambia insomma, e il termometro lo conferma, passando dai 25°C alle 20 ai 20°C alle 22.45, quando facciamo una breve passeggiata sul lungomare, terminandola in fretta appunto perché disturbati dal vento (ovest/sudovest), che acuisce anche la sensazione di freddo.
Il mattino dopo (16 agosto) il tempo si annuncia di una variabilità estrema. C'è vento tra moderato e teso, mentre nuvoloni gravidi di pioggia scaricano brevi rovesci, alternandosi con sprazzi di cielo azzurro. Insomma, un tempo "pazzerello"e freschino (18°C). Dalla finestra dell'hotel si vede sul crinale di una collina una lunga fila di pale eoliche girare vorticosamente. Apro un inciso per osservare come la Galizia, regione molto ventosa, abbia puntato con decisione su questa forma di energia "pulita" (estetica a parte).
La strada prosegue per qualche decina di chilometri lungo la costa, una costa molto bella, frastagliata, con insenature incantevoli, fino a Viveiro, dove lasciamo la strada costiera per puntare nell'interno, diretti verso Lugo.
Merita qualche ora di sosta anche Lugo, questa città dell'entroterra galiziano, con la sua bella cerchia di mura, la Cattedrale e un interessante centro storico. E la visita noi ce la godiamo con il fresco di questa giornata con poco sole e parecchio vento, per fortuna senza pioggia.
Dopo Lugo si attraversano alcuni rilievi, "Sierre" non certamente appariscenti né particolarmente elevate (la strada e l'autostrada salgono dolcemente, spesso affiancate, poco oltre quota 1100), tuttavia importanti in quanto segnano un confine geografico, tra Galizia e Castilla y Leon, ma anche climatico, visto che il Bierzo, la prima regione castigliana in cui si scende, appare subito meno verde, molto più secca.
Dopo il Bierzo, importante regione vinicola, la strada riprende a salire valicando, sempre in un paesaggio montano tutt'altro che spettacolare, i Monti di Leon, e già questo nome ci introduce alla prossima tappa importante del nostro viaggio.
Prima di Leon, una sosta d'obbligo è ad Astorga, piccola ma interessante città, famosa per le numerose fabbriche di "mantecadas", deliziosi dolcetti locali, ma anche per un nucleo monumentale molto raccolto, ma anche ricco, visto che in pochi metri si trovano la parte meglio conservata delle mura, la Cattedrale e il Palacio Episcopal, fantasiosa creazione di Gaudì, l'architetto che deve la sua fama soprattutto alla Sagrada Famiglia di Barcellona. Il tempo si mantiene variabile, un po' ventoso, fresco (21°C alle 18), ma peggiora rapidamente nel breve trasferimento tra Astorga e Leon, tanto che quando raggiungiamo quest'ultima piove.
E' una pioggia moderata, non accompagnata da alcuna attività elettrica, quella che ci accompagna mentre scendiamo in centro per la cena. Il vento rinforzato, il calo termico (18°C alle 21), l'umido che entra nelle ossa, costruiscono il quadro ben poco "mediterraneo" di questa serata estiva (in sostanza, abbiamo proprio freddo), non poi così stupefacente considerando che siamo oltre gli 800 metri. Dopo cena, visto che continua a piovere, solo un giretto a dare un'occhiata alla Casa de Botines, altra fantasiosa creazione di Gaudì, e alla splendida Cattedrale (è chiamata la "Pulchra Leonina"), prima di andare a riposare.
Non so lo spagnolo, però non è difficile capire al telegiornale che cosa in questo giorno è accaduto in Cornovaglia, con morti e dispersi per l'alluvione, né il senso dei servizi che, riferendoci al paese che ci ospita, parlando dell'insolita burrasca nel "pleno del verano". Pare che in Galizia il vento sia molto forte e il mare grosso, e le previsioni per il giorno seguente non sono buone. Tutto sommato quasi mi dispiace non essermi trovato ora a Cabo Finisterre, ad ammirare dal vivo una di quelle burrasche atlantiche, magari non frequenti in estate, ma molto comuni in autunno e inverno.
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Giovanni Staiano
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