Zingarate.com - viaggiatori low cost

 
 

Meteo Giornale » Archivio » Viaggi e Clima »

Spagna in agosto: sempre e solo caldo? (seconda parte)
0 Commenti » Commenta

Lo splendore dei cieli della Castiglia-Leon, con il suo caldo secco e le forti escursioni termiche tra giorno e notte. Ben diverso il clima estivo della Galizia, umida e boscosa.

immagine articolo 1981
immagine articolo 1981

Nella prima foto le splendide mura di Avila, nella seconda la Plaza Mayor di Salamanca in notturna. Foto di Giovanni Staiano, del 13 agosto 2004.

La mattina del 13 agosto un sole luminoso ha salutato il nostro risveglio a San Lorenzo, ed è stato piacevole sfruttare la possibilità di consumare all'aperto la prima colazione, al fresco dei 18°C mattutini (verso le 9).

La mattinata è stata poi dedicata alla visita del vasto complesso monumentale dell'Escorial, terminata la quale, ormai vicini al mezzogiorno (e saliti a 23°C), ci siamo diretti verso ovest, subito in salita, a valicare ancora, ma più a ovest a a quota più bassa che al Puerto de Navacerrada, la Sierra de Guadarrama, con meta Avila. Scavalcata la Sierra intorno quota 1400, la strada rimane in quota, scendendo solo a tratti e molto dolcemente, attraversando un paesaggio arido e brullo, dove rari sono gli insediamenti abitati, mentre la linea delle montagne (la Sierra de Guadarrama si raccorda alla Sierra de Gredos senza soluzione di continuità) rimane molto vicina.

Come molte città castigliane, anche Avila appare da lontano, grosso nucleo abitato, a mo' di oasi nel deserto. Patria di Santa Teresa, la città ci ha accolto nella confusione del mercato del venerdì, con la strada che corre lungo le splendide mura, intatta cinta che si sviluppa per quasi 3 km, a tratti del tutto intasata. Il tempo nel frattempo continuava a regalare un cielo straordinariamente sereno e azzurro, con caldo molto relativo (26°C alle 14, ma consideriamo che Avila è a oltre 1100 m) e in ogni caso assolutamente secco.

Il giro della parte visitabile delle mura è imperdibile, ed è solo un peccato che il nucleo storico, racchiuso all'interno della cinta, non si presenti intatto com'era nel Medioevo, ma mostri edifici di varie epoche inseriti a mo' di corpo estraneo fra quelli antichi. Molto bella anche la Basilica di San Vicente, poco fuori le mura, e notevole la Cattedrale, praticamente integrata, con l'abside, nelle mura stesse, purtroppo resa meno apprezzabile nella sua visita all'interno, dalle pannellature di una mostra, che impediscono di cogliere con lo sguardo le dimensioni dell'edificio e lo slancio delle navate.

La visita di Avila ha una degna conclusione nella immancabile fermata, un paio di chilometri fuori città, al punto panoramico detto dei Cuatro Postes, dal quale si abbraccia magnificamente tutta la cinta muraria.

Lasciamo Avila alle 17.30 col solito sole cocente (in cielo neanche una nuvola) e 28°C, diretti verso Saragozza. Il trasferimento tra le due città è una sorta di traversata nel deserto, tra campi gialli, al solito per lo più adibiti a magro pascolo, scarso traffico, pochi e piccoli centri abitati. Scendendo di quota, sale il termometro e intorno alle 18.30, quando siamo sugli 800 metri, lo si vede toccare i 30°C, sempre con la solita ottima visibilità, che infatti permette di avvistare "l'oasi Salamanca" una ventina di chilometri prima di arrivarvi, grazie anche all'altezza delle torri della Cattedrale e di altre chiese. Solo a 6-7 km dal nucleo urbano il traffico inizia a vivacizzarsi, e cambia anche la campagna, con molti terreni irrigati artificialmente e quindi finalmente verdi.

A Salamanca, circa 800 metri, arriviamo alle 19, con 29°C. Troviamo un buon Hotel a ridosso del centro e subito ci immergiamo nella città, praticamente nel momento della "tapa", tradizionalmente animatissimo. Subito Salamanca ci regala sensazioni molto belle. Città universitaria, con popolazione molto giovane, trasmette una idea di dinamismo e vivacità, in un ambiente urbano bellissimo, con i suoi numerosi palazzi ed edifici religiosi in arenaria rossiccia, che si "illuminano" stupendamente alla luce radente del sole, come al solito strepitoso per il nitore del cielo.

Plaza Mayor, completamente porticata, piena di gente all'ora della "tapa", è uno spettacolo indescrivibile, ma non è da meno neppure la mole della Cattedrale, che si staglia arrossata dal sole nel cielo completamente sereno e terso della serata castigliana.

Ceniamo all'aperto in un ristorante lungo la via che conduce da Plaza Mayor alla Cattedrale, a pochi metri dalla Casa de las Conchas, edificio così chiamato per le numerose conchiglie (Conchas) rappresentate sui suoi muri. Durante la cena abbiamo modo di osservare ripetutamente voli di cicogna e solo allora osserviamo che tutti i campanili e le torri dei palazzi signorili sono occupate dai grandi nidi di questi grandi volatili.

Nel frattempo scende il buio (la Spagna segue l'ora UTC e non quella di Greenwich che le spetterebbe astronomicamente, quindi l'oscurità sopraggiunge un'ora più tardi che da noi, e così pure l'alba al mattino) e questo ci permette di attraversare nuovamente la Plaza Mayor, suggestivamente illuminata, con il buio: favolosa!

Il mattino dopo (14 agosto) alle 8 metto il naso fuor di finestra, nella mattina serena e al solito tersa come non sono abituato a vedere, e la sensazione di fresco è piacevolissima. Prendo il mio fedele termometrino ed esco sul balcone: il responso è 17°C, davvero un bel freschetto.

Torniamo in città, dopo colazione, intorno alle 9.30. A un'ora in cui i nostri centri sono vitalissimi, fa strano vedere i negozi quasi tutti chiusi e poca gente in giro, ma questa è la Spagna: fino alle 10 la giornata non è veramente iniziata. Plaza Mayor è bellissima anche così, libera dai tavolini e dal brusio della folla serale. Il giro nel centro storico non può essere breve: a parte i numerosi monumenti (la Cattedrale in primis, ma si tratta in realtà di due edifici di epoche diversi adiacenti), sono numerosi gli scorci caratteristici in un centro storico che forse rimane il più bello fra quelli che abbiamo visitato. Scendiamo anche al Ponte Romano per abbracciare con una veduta d'insieme tutto il centro, quindi ci spostiamo alla Chiesa di San Esteban, con la Cattedrale l'altro "polo" turistico più frequentato.

La temperatura sale, ma non troppo rapidamente, per cui alle 13,30, quando facciamo ritorno all'auto accingendoci a lasciare Salamanca, ci sono 27°C.

Il viaggio verso Zamora, dove non ci fermiamo, e a seguire verso il confine portoghese, poco al di la del quale si trova Braganca, la nostra prossima meta, non vede cambiare il tempo, sempre sereno e asciutto, ma vede salire il termometro, sia perché si svolge nelle ore più calde del primo pomeriggio, sia perché si scende di un paio di centinaia di metri di quota.

Poco dopo le 15 arriviamo a Braganca, trovandovi 30,5°C e il solito cielo terso, segno di bassa umidità relativa. Nelle calde ore del pomeriggio la città è sonnacchiosa, in giro c'è poca gente e solo entrando nella parte murata della città, dominata dal Castello, si nota una maggiore vivacità dovuta alla presenza di numerosi turisti. Al solito all'ombra si sta bene, malgrado la temperatura elevata infatti non si suda affatto, mentre al sole ovviamente un po' si soffre, ma non poi troppo.

Se il Castello è indubbiamente interessante, lo è però anche, ai suoi piedi, il resto della città vecchia, con le chiese decorate da "azulejos" e le case basse, quasi tutte bianche, allineate lungo tortuose strade. Prevale il bianco anche nella Cattedrale, che si trova su una graziosa piazza, ornata anche di una grande croce in pietra, di tipo celtico.

Lasciata Braganca verso le 17.30 (sempre 30,5°C) attraversiamo una zona montana (superiamo infatti nuovamente i 1000 metri) che ci riporta in Spagna. Il sole è sempre padrone della situazione e a quanto pare questa è la situazione normale in estate perché la vegetazione rimane stepposa, con vaste distese di erica che cresce piuttosto stentata e ridottissima vegetazione arborea.

Superata Puebla de Sanabria, si sale ancora verso due "puerti" (passi) che segnano, parzialmente il primo, più decisamente il secondo, il cambio dalla vegetazione stentata e "gialla" del clima steppico a quella molto più rigogliosa ( e verde!) della regione che comincia a risentire della vicinanza dell'Atlantico. Con il secondo "puerto" si entra infatti in Galizia, la regione più umida di tutta la Spagna, anche se nella regione dove ci troviamo ancora l'effetto delle correnti atlantiche è limitato, essendovi a ovest rilievi, seppure non molto alti, che "prendono" il grosso dell'umidità che viene dall'Oceano.

Oggi in verità l'Atlantico sembra lontanissimo: il tempo infatti entrando in Galizia non è cambiato affatto, il cielo è rimasto del tutto sereno e la visibilità ottima, insomma l'alta pressione ha "scacciato" l'Atlantico. Anche la temperatura, che era scesa sui 22°-23°C nella zona più elevata (oltre 1200 metri), sale poi rapidamente scendendo verso Verin, dove alle 19.30 troviamo 28°C. All'Hotel dove scendiamo tuttavia sentiamo un paio di dialoghi tra locali in cui si parla di "muy calor", cosa che ci conferma come questo tempo non sia la norma nell'estate galiziana.

Verin non è città turistica, per noi è solo una tappa "d'appoggio" e infatti ripartiamo subito la mattina del 15 agosto, con un tempo peraltro già ben diverso rispetto alla sera precedente. Vi sono infatti nubi basse, l'umidità è alta, la temperatura è di soli 17°C, quando lasciamo la città verso le 9.15. Imboccata l'autostrada per Ourense, se a tratti vediamo apparire il sole quando il nastro d'asfalto si solleva di 100-200 metri, finiamo invece temporaneamente in fitti banchi di nebbia (visibilità anche sotto i 100 m) nei tratti in cui esso corre più basso.

Breve sosta a Ourense e alla sua Cattedrale, poi proseguiamo per Santiago de Compostela. La vegetazione è rigogliosa e non mostra la "sofferenza" prodotta dalla siccità estiva. Il tempo, anche con l'alzarsi del sole, rimane molto più umido che nei giorni precedenti: il sole appare solo a tratti e il termometro sale a fatica, tanto che quando raggiungiamo la famosa città, termine del "Camino", l'antichissimo pellegrinaggio fino alla tomba di San Giacomo, riscoperto in questi ultimi decenni, vi sono solo 21,5°C, malgrado sia passato mezzogiorno.

Parte precedente www.meteogiornale.it/news/read.php?id=9715

Giovanni Staiano

Condividi Meteo Giornale

Inizio Pagina

Lascia un commento

(commento da 100 a 1000 caratteri)

I commenti dei lettori

Questo articolo non ha ricevuto commenti