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Il clima? Cambia per rimanere in equilibrio
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La schizofrenia da cui pare affetta la macchina atmosferica potrebbe essere una strategia di adattamento del sistema. Ma il ciclo solare 24 non sta preparando una Piccola età glaciale.

immagine articolo 19422

Salici al tramonto, opera di Vincent Van Gogh (immagine di Pubblico Dominio). Il pittore olandese dipinse quest'opera nei pressi di Arles nell'inverno del 1888, dopo che si fuse lo spesso manto nevoso dato da un'eccezionale nevicata che colpì quell'anno la Provenza e che stupì Van Gogh, arrivato sul Mediterraneo alla ricerca di nuovi colori. Più recentemente, l'anno scorso, la Provenza è stata interessata da nuove abbondanti nevicate.

Citando James E. Overland, ricercatore della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), il 24 dicembre è apparso sul sito del quotidiano 'La Repubblica' un articolo dal titolo inequivocabile: 'Inverni sempre più freddi perché il pianeta si riscalda'. La tesi viene riassunta così: «L'area artica si sta riscaldando come in nessuna altra parte del pianeta... Ciò causa una variazione sulla pressione atmosferica al Polo Nord che a sua volta determina una variazione della circolazione atmosferica che porta venti freddi a scendere verso sud. Ciò fa sì che inverni freddi e nevosi diverranno la norma piuttosto che l'eccezione. E tutto ciò è determinato dalla perdita di ghiacci che si sta verificando in prossimità del polo boreale».

La curva di fine 2010 della superficie glacializzata del Mare Artico misurata dal satellite, già ai minimi dal 2002, la scorsa settimana ha mostrato un'ulteriore, brusca variazione negativa (dati in milioni di kmq):
15 dicembre 11,411
16 dicembre 11,409 (-0,002)
17 dicembre 11,367 (-0,042)
18 dicembre 11,355 (-0,012)
19 dicembre 11,317 (-0,038)
23 dicembre 11,549

In quattro giorni è venuta meno un'ampiezza pari al nord Italia dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia (recuperata tra il 20 e il 21 dicembre). A parere di Overland, sarebbe proprio il rilascio di calore da queste aree deglacializzate a favorire nuovi pattern atmosferici. È sintomatico notare come lo sviluppo meridiano delle correnti, causa di repentine variazioni termiche di cui anche l'Italia è stata oggetto nelle ultime settimane, stia interessando pure gli antipodi. Alla base russa Vostok, sul Plateau Antartico, il 2 dicembre si è toccata una minima di -50,1 °C mai sperimentata in oltre mezzo secolo di osservazioni; eccezionali valori si sono mantenuti sino all'8 dicembre, per poi improvvisamente virare su temperature insolitamente elevate: il 13 dicembre la massima ha segnato -19,4 °C, un dato che non si raggiungeva dal 9 gennaio 2006 (-18,8 °C quel giorno). Quello di Vostok non è stato un episodio locale, poiché analoghi andamenti si sono verificati in altre basi e stazioni automatiche, su un'area vasta più dell'Europa continentale. E si potrebbe continuare con gli esempi, spostando l'attenzione alla Penisola Antartica, oppure alle regioni costiere antartiche fra gli oceani Indiano e Pacifico.

È un fatto che, nell'ultimo decennio e oltre, la maggioranza degli indici teleconnettivi sia tendenzialmente rimasta in range favorevoli all'incremento delle temperature marine superficiali, con conseguente risalita del fronte di convergenza intertropicale; ciò può essere dipeso da svariati fattori, forse interagenti. I sostenitori del Global warming sono certi che la causa risieda nell'aumento dei cosiddetti gas serra di origine antropica; alcuni climatologi sono invece più propensi a individuare ciclicità nella dinamica atmosferica, sostenendo che l'attuale fase di estremizzazione termica (e di tutti i fenomeni meteorologici che ne conseguono) rappresenti il segnale di inversione del trend ascendente. C'è poi l'ala che guarda all'attività solare quale unico motore delle variazioni climatiche; questo fronte è notevolmente cresciuto negli ultimi anni, per via delle singolarità che hanno accompagnato l'esordio del ciclo 24. Fra il 18 e il 21 dicembre il SIDC (Solar Influences Data Analysis Center), l'ente belga che coordina una rete di osservatori mondiali dediti al monitoraggio del Sole, ha registrato (ufficiosamente) quattro giorni senza macchie, che si aggiungono agli 811 già in archivio dal principio della transizione fra i cicli 23/24.

In questi mesi il Sole sta senza dubbio attraversando la fase più quieta degli ultimi ottant'anni, ed è possibile che ciò possa avere qualche risvolto sulle vicende del clima terrestre; tuttavia va detto che, nell'intento di contrastare le storture ideologiche derivanti dalla teoria del Global warming, da più parti si stanno attribuendo a questo ciclo solare caratteristiche che non possiede. Nei giorni scorsi, a fronte degli Spotless days di cui si è fatto cenno, c'è chi si è affrettato a parlare di eccezionalità; ma nel settimo anno dall'avvio della transizione, il confronto con alcuni cicli del passato smentisce questa affermazione (giorni senza macchie registrati nell'anno indicato in prima colonna):
1856 (cicli 9/10, inizio 04.04.1850): 261 giorni
1902 (cicli 13/14, inizio 10.11.1895): 257 giorni
1914 (cicli 14/15, inizio 26.03.1908): 153 giorni
2010 (cicli 23/24, inizio 27.01.2004): 44 giorni (fino al 25.12)

I fan del Sole si spingono a paragonare il ciclo 24 a una parentesi di debolezza quale fu il Minimo di Dalton (1798-1823), o di profonda quiescenza come il Minimo di Maunder (1645-1715), usando soprattutto l'argomento del Solar flux, l'indice che misura tutte le regioni attive sul Sole, non solo quelle che producono macchie. Ma se è vero che nel ciclo attuale il Solar flux mostra i valori medi più bassi mai osservati, va pure aggiunto che il suo utilizzo risale al 1954 (esordio del ciclo 19): che ne sappiamo, dunque, di quali livelli raggiunse nei cicli precedenti? Come si possono attribuire sigilli d'eccezionalità a fenomeni la cui conoscenza è basata su dati tanto parziali? L'unico indice solare storicamente attendibile è il conteggio delle macchie validato dal SIDC, poiché l'analogo tenuto dalla NOAA è limitato nel tempo. Ebbene, se al di là della contemporaneità, connessioni esistono fra Piccola età glaciale e Minimo di Maunder, non è pensabile che il ciclo 24 possa replicare quegli eventi; semmai, esso può rappresentare lo stop al prolungato surplus di energia solare che la Terra avrebbe ricevuto negli ottant'anni precedenti, contraddistinti da un'attività solare molto elevata.

Ma, al di là delle cause primarie, che la ricerca è ancora lontana dall'aver individuato, la schizofrenia di cui pare soffrire il clima su scala planetaria, col repentino alternarsi di periodi intensamente freddi ad altri insolitamente caldi, è possibile sia generata proprio dalla necessità d'un riequilibrio termico; il venir meno della zonalità insomma, non dipenderebbe da alcuna variazione climatica globale, come invece sostiene il titolo di 'Repubblica', ma sarebbe piuttosto la strategia con cui un sistema caotico tende a ridistribuire l'energia al proprio interno (che è la lettura più genuina della tesi di Overland, almeno per la parte riportata sul sito del quotidiano), in un gioco a somma zero forse destinato a durare anni.

Nota: James E. Overland è il capo (division leader) della 'Coastal and Arctic Research Division', al 'Pacific Marine Environmental Laboratory' della NOAA; la sua tesi, esposta di recente a Oslo, è la prosecuzione d'uno studio comparso in 'Geophysical Research Letters' nell'aprile 2009 (coautore Muyin Wang).

Stefano Di Battista

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I commenti dei lettori

Fabio Nervegna ha scritto il 04-02-2011 ore 21:45

Beninteso, lungi da me l'intenzione di polemizzare con chicchessia nello spazio gentilmente concesso ai lettori di Meteogiornale. Tantomeno con l'autore dell'articolo.
Ci tengo tuttavia a sottolineare i fatti, numeri e grafici alla mano: a due anni dal minimo abbiamo un ciclo 24 il cui sunspot number rivaleggia con quello di cicli di 150-200 anni fa e il solar flux è fermo sotto i valori di 12 mesi fa e non accenna a salire. E le (poche) macchie confermano....
Suggerirei di lasciar trascorrere il 2011 e di vedere se questo ciclo finalmente progredisce o meno.

Fabio Nervegna ha scritto il 04-02-2011 ore 21:39

In realtà, numeri e grafici alla mano (basta costruirseli con Excel, i numeri sono liberamente disponibili su www.sidc.be), il ciclo 24 finora è in effetti un po superiore al ciclo 6 ma nel complesso paragonabile al ciclo 5 ed al ciclo 7 (minimo di Dalton e subito dopo), mentre è inferiore a quelli di tutti gli altri cicli, incluso il 10, anche se non di molto, per ora. E questo senza tenere conto della probabile approssimazione per difetto del sunspot number di 200 anni fa. Inoltre il solar flux è fermo ormai da febbraio 2010, non va nè su nè giù. E questo è un fatto.....

Stefano Di Battista ha scritto il 04-02-2011 ore 18:49

Per l'appunto: quelle di Hathaway sono stime, come lo erano quelle (dello stesso Hathaway) che, nel 2004-'05, prevedevano un ciclo 24 di grande attività solare, addirittura senza precedenti storici. I fatti invece, a oggi dicono che il ciclo 24 è paragonabile, per intensità, al ciclo 10 (inizio del Minimo di Damon), ma superiore al ciclo 5 (inizio del Minimo di Dalton). La sensazione è che, a fronte d'una martellante campagna propagandistica sul Global warming, gli scettici forzino la questione solare più secondo le loro aspettative che rispetto alla realtà dei dati. Sarò dilettante (o politicamente scorretto: faccia lei), ma io non scorgo nulla di eccezionale nel ciclo apertosi nel dicembre 2008 (minimo matematico), se non a paragone degli ottant'anni che l'hanno preceduto: ovvero, un ritorno alla normalità, dopo decenni di grande attività solare.

Fabio Nervegna ha scritto il 04-02-2011 ore 16:39

L'elemento che autorizza paragoni con il Minimo di Dalton è la previsione NASA di David Hathaway, che ad oggi attribuisce al ciclo 24 un massimo (stimato) pari a 58, contro il 48 calcolato per i due cicli del Minimo di Dalton(1798-1823). Considerando una certa approssimazione per difetto dei valori di sunspot number relativi a 200 anni fa, ad oggi la previsione NASA è ormai comparabile con i cicli del Minimo di Dalton. E non è ancora una stima considerata stabile, ma potrebbe mutare ancora (magari al ribasso, visto che dal 2006 è così?).

Stefano Di Battista ha scritto il 04-02-2011 ore 14:32

È vero, egregio Nervegna, che le curve mostrano scostamenti mai rilevati durante i precedenti cicli solari, ma che ne sappiamo di quale fosse il trend del solar flux durante il Minimo di Damon o di qualunque altra fase precedente il 1950? In questo campo, le conoscenze sono così limitate che, a mio avviso, è più prudente attenersi ai fatti. Il ciclo 24 ha caratteristiche diverse da quelli immediatamente precedenti, ma nessun elemento autorizza finora similitudini col Minimo di Dalton, come invece si legge in alcuni siti e blog dedicati all'argomento.

Fabio Nervegna ha scritto il 04-02-2011 ore 13:35

Il SIDC utilizzerà pure un coefficiente di aggiustamento per il sunspot number.
Tuttavia, negli ultimi 12 mesi il sunspot number sta seguendo un andamento che si discosta molto da quello del solar flux. Prima, tutto sommato, si assomigliavano. Come mai?
Inoltre, lo stesso SIDC ha ammesso che i sunspot number precedenti il 1885 sono affetti da un'approssimazione per difetto compresa tra il 5 ed il 25%. Dunque, circa la contiuità col passato, il dibattito è ancora aperto.......

Stefano Di Battista ha scritto il 29-01-2011 ore 15:32

Non sono d'accordo, egregio Andreabont, che la continuità sia andata perduta: nei conteggi infatti, il SIDC utilizza un coefficiente che riproduce in modo ottimale quelle che erano le condizioni osservative del passato, almeno dal 1849.

Andreabont ha scritto il 29-01-2011 ore 13:56

E' dsa die che anche i conteggi ufficiali hanno subito pesanti modifiche nel tempo, dalla modifica della tecnologia di rilevamento alla modifica dell algoritmo usato. La continuità con il passato e' comunque persa.

Marco ha scritto il 26-12-2010 ore 21:37

E' presto per fare previsioni, tuttavia anche secondo me sussiste la possibilita' che l'Europa centrale e Occidentale possa risentire in termini di freddo di questo assestamento. Per l'Italia si potra' passare da inverni stabili e anticiclonici ad inverni piovosi sciroccosi e ovviamente sempre miti tranne qualche pausa fredda che per regoala della natura deve per forza venire.

Maximiliano ha scritto il 26-12-2010 ore 21:08

Mi sembra evidente che il sig. Paolo non conosca un minimo di storia del clima degli ultimi secoli e neanche degli ultimi decenni.
Periodi caratterizzati da una prevalenza di scambi meridiani sono assolutamente NORMALI , e chi dice che ora siamo in un periodo di estremizzazione climatica eccezionale, non esito a dirgli che di eccezionale c'e' solo la sua infinta ignoranza. Dati alla mano tutti quelli che volete. Il famoso optimum in effetti e stato il periodo piu' estremo degli ultimi 1000 anni con variazioni climatiche tremende e improvvise, quello di ora e NULLA, assolutamente nulla, il problema e la bassissima conoscenza media dei lettori qui dentro purtroppo che solo straparlano fesserie che neanche un neonato si sognerebbe di dire.

Paolo ha scritto il 26-12-2010 ore 20:39

Termino dicendo che, se si invertisse l'articolo e si iniziasse a leggerlo dalla fine, insomma dal punto "il venir meno della zonalità non dipenderebbe da alcuna variazione climatica globale... ecc" in poi, nessun assennato uomo di scienza continuerebbe nella lettura ulteriore del suo pur ben elaborato articolo di cronaca climatologica ...

Cordiali saluti

Stefano Di Battista ha scritto il 26-12-2010 ore 20:34

A me pare sia lei in difficoltà: molte certezze teoriche (le rane in padella), ma nessun dato a supporto.

Paolo ha scritto il 26-12-2010 ore 20:30

Vedo che è in difficoltà, ma mi lasci arrivare al punto ...

Lei forse, più che ad un sistema caotico, voleva alludere alle proprietà auto-organizzative di un 'sistema 'complesso', e questa interpretazione è decisamente più azzeccata. Il sistema climatico, come tutti gli ecosistemi, ha la proprietà di essere un sistema complesso adattivo con capacità interne di auto-organizzazione. Il riferimento, poi, al passaggio da un grado di disordine elevato ad uno meno elevato introduce però alla termodinamica e soprattutto al concetto di 'entropia'... Ed ecco che un sistema è in grado di riordinare/riequilibrare il proprio interno solo e soltanto se esso è un sistema isolato o chiuso, ovvero un sistema per il quale è impossibile scambiare materia ed energia con l'esterno.
E questo, caro dott. Di Battista non è proprio il caso del sistema Terra...
....

Stefano Di Battista ha scritto il 26-12-2010 ore 20:19

Scusi Paolo, anziché filosofare in modo così stocastico, tiri fuori i suoi dati che magari parliamo di cose concrete.

Paolo ha scritto il 26-12-2010 ore 20:13

Egregio Di Battista, quindi lei vuole intendere di aver storicizzato i dati, di averli letti in confronto con il passato, di averli elaborati protonicamente (mi perdoni l'escursione ironica...) con i modelli matematici dei calcolatori e di aver dedotto la seguente conclusione: "il venir meno della zonalità non dipenderebbe da alcuna variazione climatica globale, ma sarebbe piuttosto la strategia con cui un sistema caotico tende a ridistribuire l'energia al proprio interno..." ... A cui deve per forza seguire un attimo di intorbidimento sinaptico. Un sistema dinamico caotico non ha, per definizione e secondo la teoria del caos, la caratteristica strategica di poter redistribuire la propria energia nel proprio interno, in quanto le sue principali caratteristiche sono l'indeterminatezza nei passaggi di stato (anche se in uno spazio definito), la non linearità delle variazioni complessive e la "traiettoria" stocastica
delle evoluzioni caotiche ...
...