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L'Orso
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Solo dopo che tutto il bassopiano è ricoperto dal manto bianco, solo dopo che le notti chiare e stellate assorbono l'ultimo calore rimasto e lo trasformano in brina e in ghiaccio, solo allora arriva lui, l'Orso.

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L'inizio vede solo sterminate praterie verdi e fumose, un sole pallido ma enorme che non vuole saperne di scendere al di là dell'orizzonte, stagni fangosi e brulicanti di vita, insetti che si rincorrono e cercando di salvarsi volano veloci sopra i fiumi larghi, sinuosi, che non trovano la via verso il mare su una pianura che non è che pianura, e non conosce le rapide e le pendenze delle regioni dei monti. Solo il vento sa la strada, e quando è il tempo giusto strapazza le steppe brumose liberandole dall'eccesso di umidità e di acqua e di limo.

Quando è il tempo giusto, il vento scende dalle terre della notte perpetua e porta con sé la promessa del riposo, il lungo sonno invernale. Allora cade la neve, che all'inizio è gonfia e bagnata, e poi diventa secca e tagliente, che se non ti copri a modo sfigura il tuo viso e il muso degli animali e la faccia stessa della Terra. Solo dopo che tutto il bassopiano è ricoperto dal manto bianco, solo dopo che le notti chiare e stellate assorbono l'ultimo calore rimasto e lo trasformano in brina e in ghiaccio, solo allora arriva lui, l'Orso.

Prende vita dalle remote terre dell'Est e nessuno sa dove e come e quando, ma all'inizio dell'inverno inizia il suo cammino verso Ovest e verso Sud, alla ricerca di nuove terre da conquistare. Intorno a lui c'è la pesantezza di un'aria che non si stacca da terra, che è come ghiaccio gassoso, e lo si vede arrivare da lontano perché le terre che attraversa cambiano aspetto nel ricevere le sue zampate: giunge la notte, la lunga notte gelida e con lei il riposo, il pesante sonno delle steppe e delle praterie dell'Asia.

Qualche volta la sua corsa è affannosa, sbuffa nel pestare la neve, inciampa, ricade e rotola lungo le grandi pianure siberiane, e ogni volta che si rialza nulla è più come prima. Perché il blizzard che scatena nelle sue corse spazza ogni cosa, ogni essere vivente, ogni albero e arbusto, ogni masso e pietra. Sbuffa l'Orso sulle terre asiatiche e congela i fiumi e paralizza i laghi. Gli uomini sanno tutto ciò, e conoscono la paura delle sue corse e delle sue zampate.

Più spesso però lo puoi vedere sdraiato, adagiato sulla steppa russa, dallo stretto di Bering agli Urali, mentre dorme e il suo respiro è così lento che l'aria intorno rimane bloccata per giorni e giorni, finché in uno di questi giorni, aizzato da chissà che cosa, si alza e si erge in piedi per osservare oltre gli Urali le terre miti della vecchia Europa.

Gli basta, se vuole, un balzo per superare quei monti e piombare colle sue larghe zampe sulla Russia europea. Allora i suoi artigli dilaniano le terre dell'Ucraina e della Polonia, della Bielorussia e dei Paesi Baltici. Le sue zanne si spingono a mordere i bassopiani germanici e quelli ungheresi, finché, a volte, il suo morso può giungere anche più ad ovest, sino ad azzannare le tiepide contrade francesi.

E mentre tiene ben salda la preda europea con le enormi zampe raggelate, avanza carponi verso Sud e cerca coi suoi occhi grigi come il ghiaccio la terra del sole. La sua vista aumenta la sua fame, ed è proprio allora che, a volte, con un ultimo balzo riesce a catturare l'Italia, scaraventando su di essa bufere di neve e venti di gelo. L'inverno dei tempi andati, dei ricordi remoti, delle leggende che hanno il timbro della voce dei vecchi, afferra l'Italia nella morsa affilata dai denti di ghiaccio dell'Orso. L'uomo sa che quando ciò accade è il miracolo dell'Orso che si avvera, che rende Siberia ciò che prima era solo Pianura Padana, era solo Appennino, era solo Italia.

Fino al momento in cui, sazio, finalmente, si ritira verso le terre delle aurore e delle stelle, la terra dove tutto si è bloccato al passaggio dell'Orso.

Aldo Meschiari

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I commenti dei lettori

vito ha scritto il 23-11-2010 ore 15:44

grande orso kissà se questo anno facesse almeno una visita sull' italia

joe ha scritto il 22-11-2010 ore 22:33

Normalmente mi tengo formale e tecnico ma sto articolo e' tecnicamente una figata pazzesca.

Aldo Meschiari ha scritto il 22-11-2010 ore 17:48

Grazie a tutti per i graditissimi commenti!

Buon Orso!

aldo

Francesco ha scritto il 22-11-2010 ore 17:11

Davvero complimenti Sign.Meschiari!
Beh, credo che non serva però spingersi tanto indietro nel tempo per ricordarlo; l'inverno scorso è stato in gran forma ed ha azzannato moltissimi paesi Europei (Germania, Francia, Spagna, tutta l' Europa centro-orientale e persino la mite Inghilterra, che ha trascorso l'Inverno il suo inverno più rigido da 30 anni a questa parte...).
Speriamo quest'anno sia lieto di venire a fare la nostra conoscenza!

luciana ha scritto il 22-11-2010 ore 15:37

e bravo meschiari! è uscito di nuovo il poeta che c'è dentro il meteorologo. un ottimo articolo per tutti gli appassionati di meteo e per tutti gli animalisti. personalmente amo gli orsi. le balene ma non tanto i cammelli.....complimenti per aver fatto sognare anche me grazie e saluti a tutti

Gigi ha scritto il 22-11-2010 ore 13:15

Sig. Meschiari con questo articolo ci ha fatto rivivere i vecchi inverni gelidi e nevosi, nei quali solo il caminetto ci riscaldava a causa di giorni e giorni senza energia elettrica per i paesi di montagna...nostalgia che avvolge ogni amante del freddo e della neve.
Le vorrei chiedere, a che punto è attualmente l'Orso Siberiano? E' formato? E' Robusto? Secondo lei ci farà visita al centro Adriatico? Un grazie poetico.

Carlo ha scritto il 22-11-2010 ore 12:46

Sig.Aldo,
il suo racconto rispecchia molto da vicino la sensazione che si prova a contatto con l'Orso, quando come Lei scrive la neve diventa secca e tagliente. Qui in Kazakstan, il blizzard viene chiamato Buran. Quando la neve ricopre il suolo, il vento si calma e il cielo si riempie di stelle, la temperatura puo' scendere a -35 o -40. L'umidita' si cristallizza e vedere questi cristalli scendere dal cielo, in presenza di stelle e' qualcosa di incredibilmente bello che purtroppo in Italia non possiamo provare. Ma aldila' della bellezza, il grande freddo porta anche molti e molti problemi alle popolazioni locali che pur abituate anche anche loro molti problemi all'arrivo dell'Orso.

Intanto, qui dove mi trovo, temperatura questa mattina -8C....e' l'Orso che sta scaldando gli artigli.

arturo MI ha scritto il 22-11-2010 ore 11:36

L'Orso è sicuramente affascinante, ma può anche essere devastante se arriva in territori non di sua competenza, ben più di un cammello estivo, un conto è avere il giusto freddo invernale, un altro è avere il gelo siberiano catapultato nel nostro orticello.
Io penso che sia la configurazione più temibile che possa arrivare in Italia.

andrea trapani ha scritto il 22-11-2010 ore 11:01

Forse la prossima settimana viene a trovarci il suo cucciolo,per ora,poi la Mamma piu' in la',ella ha il passo piu'lento si sa.Bel romanzo di Aldo per farci sognare,ma anche destare,per il possibile attraversamento dell'impellicciato bianco sull'Italia.Per quanto riguarda eventuali conseguenze,be' anche d'estate a 40 v'è gente che soffre e disagi. Ogni stagione c'ha il suo.Ma se l'Orso arriva, arriva...

stefano ha scritto il 22-11-2010 ore 10:47

bellissimo articolo (racconto) complimenti

massimo ha scritto il 22-11-2010 ore 09:56

Che narrazione, che fascino espressivo, parole che rendono visioni realistiche del'inverno continentale con il suo carico di freddo e di neve, fascinose da raccontare quanto da immaginare ma per il rovescio della medaglia disagevoli e molto costose da vivere. Pensiamo ai disagi che porterebbe una cruda ondata di freddo su paesi meditterranei come il nostro, quanto costerebbe in termini di maggiori consumi energetici in periodi di crisi come i nostri? Quanti sarebbero i disagi per la circolazione stradale che oggi rispetto a 30 o 40 anni fa assume una componete fondamentale nel nostro tessuto produttivo.
Pertanto mi sento sento di dire per quanto fascinoso possa essere l'orso speriamo rimanga relegato oltre gli Urali in quei luoghi ove l'uomo per causa di forza maggiore ha imparato a doverci convivere.

Roberto Breglia ha scritto il 22-11-2010 ore 09:52

Aldo,non ho parole per elogiare abbastanza questo tuo stupendo articolo intriso di poesia.Leggendolo mi sembrava di essere in quei luoghi remoti ed ho provato intense emozioni.Hai descritto in modo unico,il fenomeno piu affascinante per un appassionato di meteorologia ed amante del freddo,grazie di cuore per questa perla di saggezza,ti auguro un'ottima giornata e cordiali saluti. Roberto

antonio ha scritto il 22-11-2010 ore 09:37

Buongiorno a tutti e complimenti dell' articolo Sig. Meschiari! Beh, che dire, articolo davvero stupendo, sembra un racconto quasi fantastico, che rende l' idea di cosa è capace l'Orso. Con lo split attuale del vortice polare, penso che un impulso importante nella formazione di un' alta pressione termica nelle steppe siberiane venga dato, e chissà che in seguito essa non voglia migrare un pò al di là degli Urali...non ci resta che attendere

gianni ha scritto il 22-11-2010 ore 08:58

bellissimo articolo, volevo chiedere il freddo che ce ora nella siberia orientale è gia lui?

mori ha scritto il 22-11-2010 ore 08:37

articolo bellissimo e descrizione davvero emozionante!! L'orso è sempre nei miei ricordi degli anni passati quando nella mia zona (la costa adriatica marchigiana)
faceva davvero sul serio lasciandomi dentro una miriade di emozioni!