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Niña strong accelera il trend di raffreddamento degli oceani

immagine articolo 19108
immagine articolo 19108 Nella prima carta tematica troviamo le SSTA globali, ottenute attraverso il metodo OI SST v2 (Optimum Interpolation delle SST, versione 2, elaborato dal NOAA). Per una loro analisi si veda l'articolo.
Nel secondo grafico troviamo la previsione ensemble della Niña elaborata dal NCEP.
La prima settimana di novembre ha fatto misurare un'anomalia positiva di soli +0,09°C riguardo alle temperature superficiali oceaniche globali (SSTA). Si tratta di una dato largamente atteso, visto che da alcuni mesi il grande volano del clima mondiale, l'indice ENSO (El Niño Southern Oscillation), si trova in territorio negativo. Abbiamo in numerosi articoli speso molte parole riguardo l'importanza che gli oceani rivestono nel determinare le sorti climatiche del pianeta. Non a caso, infatti, si parla della Terra come del pianeta azzurro, ad indicare che circa il 70% della sua superficie è ricoperto di acqua. E l'acqua ha una capacità termica enormemente superiore sia alla terra (i continenti), che all'aria (l'atmosfera).

Gli oceani quindi assumono il ruolo di volano climatico, ed in particolare gli oceani tropicali, dove il forcing solare è ovviamente più elevato. Ed infatti troviamo proprio nelle aree tropicali i due attori protagonisti nel determinare le sorti climatiche del pianeta: l'indice ENSO e l'area della Indo Pacific Warm Pool (IPWP). Le anomalie termiche delle SST che vengono rilevate in tali aree hanno sempre una ripercussione dapprima sulle altre superfici oceaniche e successivamente sulle temperature troposferiche globali. Se poi, a conclusione dello schema, vogliamo anche introdurre il motore primo di tale complesso sistema climatico, e cioè il Sole, senza ovviamente dimenticare il ruolo certo ma ancora difficile da quantificare degli GHG (Gas Serra), avremo ben chiara la struttura nella sua composizione. A tal proposito vedi www.meteogiornale.it/notizia/19039-1-sole-oceani-e-artico-eleganza-della-natura.

Passando ora ad esaminare la carta tematica che riporta le SSTA attuali misurate secondo il metodo attualmente più raffinato, l'OI SST v2 (Optimum Interpolation delle SST, versione 2, elaborato dal NOAA), noteremo come la Niña abbia assunto proporzioni davvero notevoli, tanto che l'indice MEI (uno degli indici più importanti che si occupa di valutare non solo termicamente l'oscillazione dell'indice ENSO) è sceso a sfiorare il dato di -2. La Niña invece sta facendo misurare un'anomalia termica di circa -1,5°C.

Il forte raffreddamento in area Niño 3.4 (più o meno nel centro del Pacifico tropicale) ha influito anche sull'IPWP, l'altro grande protagonista delle SSTA oceaniche. Come si può osservare nella carta, tale vasta area oceanica tropicale è ancora abbastanza calda: a ottobre ha fatto segnare un valore di +0,5°C, scendendo dai precedenti +0,6°C. Anche il TNA (Tropical Nord-Atlantic) si trova in fase positiva, ma in generale le SSTA tropicali sono praticamente azzerate, anzi sono scese in territorio negativo nelle ultime settimane. È giocoforza aspettarsi che tale raffreddamento si estenda anche alle altre aree oceaniche nelle prossime settimane.

A nord della Niña troviamo l'indice PDO (Pacifical Decadal Oscillation), che da tempo si trova in territorio negativo (a ottobre segnava un netto -1,61°C). Tale indice ha una oscillazione cronologicamente molto più lunga dell'ENSO, pari a circa dieci anni. Si è visto che spesso si accorda bene con le variazioni dell'area Niño, e quindi è possibile pensare che nei prossimi anni, con una PDO negativa, saranno prevalenti anche le fasi negative dell'ENSO.

Passando all'Oceano Atlantico ritroviamo l'AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation) ancora in netta fase positiva (ad ottobre +0,43°C). Qui l'oscillazione è molto più lunga e può richiedere alcuni decenni (circa trenta anni). Ricordiamo che la fase positiva dell'AMO è iniziata negli anni Novanta, e quindi servono ancora un po' di anni prima di vedere una chiaro trend in discesa.

In conclusione le SSTA oceaniche globali stanno sensibilmente risentendo dell'azione raffreddante della Niña, e tutto ci porta a pensare che anche nelle prossime settimane tale trend possa continuare. Naturalmente il raffreddamento oceanico si riverbererà anche alla troposfera, grazie al meccanismo convettivo-conduttivo: i dati satellitari hanno già misurato un netto calo delle temperature troposferiche. D'altra parte la Niña è vista permanere ancora in fase forte per alcuni mesi dai maggiori Centri di Calcolo, come ad esempio possiamo vedere nella proiezione ensemble del NCEP qui riportata.

Pubblicato da Aldo Meschiari

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