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Cambiamenti climatici, il Sole resta un mistero
7 Commenti » Commenta

Non è chiaro se, e in quale misura, l'attività magnetica dell'astro influenzi le temperature terrestri. Dal passato, esempi contraddittori testimoniano una complessità difficile da spiegare.

immagine articolo 19026

L'andamento degli ultimo cinque cicli solari e l'avvio del ciclo 24 (aggiornato al 30 settembre); si nota l'intensità del ciclo 19 (primo da sinistra). La linea rossa rappresenta l'SSN: si tratta d'una doppia media mobile, relativa agli andamenti mensili dell'ultimo anno, rappresentati dalla linea celeste (fonte: www.sidc.oma.be)

I commenti dei lettori agiscono spesso nel senso di sollecitare approfondimenti rispetto all'argomento trattato. Così è stato nel caso dell'ultimo aggiornamento riguardante il ciclo solare (10 ottobre), in cui si sono messi a confronto andamenti climatici e attività magnetica. L'articolo si concentrava su due questioni nodali:
a) la variabilità della componente solare può avere effetti sul clima terrestre?
b) nel caso di risposta affermativa, il ciclo solare 24 possiede tali caratteristiche?

Dai commenti, è sintomatico notare un'implicita risposta positiva a entrambe le domande da certe letture unidirezionali degli eventi meteorologici a piccola e grande scala: l'intensità delle teleconnessioni più note, l'estensione del pack e ogni anomalia termica negativa, si configurano infatti come chiari riflessi d'un Sole debole, la cui azione starebbe già condizionando il futuro climatico del Pianeta. Ha destato scalpore la prima volta che fu scritto, ma val la pena ripeterlo: le proiezioni d'un evento simile al Minimo di Maunder sull'andamento delle temperature medie mondiali non comporta necessariamente una diminuzione generalizzata; in particolare, secondo questo modello, la regione compresa tra Groenlandia occidentale, Labrador e Terra di Baffin, vedrebbe un aumento dei valori superiore di 0,5 °C rispetto al dato medio 1995; analogamente l'Oceano Indiano, tra l'Africa meridionale e l'Australia, nonché alcune zone del sud Pacifico; nel Golfo dell'Alaska poi, e fino al Territorio dello Yukon, l'aumento supererebbe 1 °C [Hoyt, p. 182]. Alcuni autori hanno anche notato che il periodo precedente il Minimo di Maunder sarebbe stato altrettanto freddo, cosa che dimostrerebbe come la relazione tra Sole e clima sia infondata [Ibidem, p. 183]. Altre analisi, condotte sui resoconti dei primi viaggi di esplorazione nei mari antartici, farebbero postulare che il pack, alla fine della stagione estiva, fosse confinato 1°-2° di latitudine più a sud rispetto all'estensione 1930-'50; ora, ponendo mente al fatto che quelle navigazioni avvennero nel periodo 1770-1830, ovvero in coincidenza col Minimo di Dalton, nonché al culmine della Piccola età glaciale, la circostanza deve far riflettere [Lamb, pp. 302 e 338]. Sia chiaro: questi elementi non contraddicono la possibilità che la componente solare abbia effetti sul clima; mostrano invece un grado di complessità non facilmente dipanabile, e che dovrebbe quindi invitare alla cautela rispetto al dispiegarsi di ogni situazione. Si potrebbe anzi sostenere che, durante lo svolgersi d'un evento a scala emisferica, allo stato attuale delle conoscenze sia praticamente impossibile risalire alla sua causa primaria, che potrà semmai chiarirsi solo a posteriori. D'altronde, non è forse assodato che le temperature nord atlantiche ed europee subirono una generale diminuzione nel 1940-'75, testimoniata da un'espansione dei ghiacciai alpini, e che ciò avvenne in coincidenza col ciclo 19 (1954-'64), il più intenso storicamente documentato?

Tornando ai commenti cui si faceva riferimento, uno va trattato a sé, data l'autorevolezza dell'estensore. Sono le considerazioni di Fabio Nervegna, collaboratore della rivista di astronomia 'Coelum', su cui in più occasioni ha dato conto del ciclo solare in atto. Ha scritto dunque Nervegna nel suo commento: «C'è un'altra questione, di cui finora non [si] è parlato molto: il comportamento del ciclo 24 rispetto ai cicli solari precedenti. Ebbene, ad un anno e mezzo dal minimo (giugno 2010) il sunspot number (nella versione 'smoothed', cioè media mobile su più mesi) segnala che l'attuale ciclo 24 è in ritardo rispetto a tutti i cicli degli ultimi 300 anni (cioè quelli di cui esiste una ricostruzione del sunspot number) ad eccezione del ciclo 6, che fa parte del Minimo di Dalton». È una notazione interessante, quella di Nervegna. Disponendo, al 31 ottobre, dell'SSN (Smoothed sunspot number) di aprile, a 16 mesi di distanza dal minimo matematico del dicembre 2008, si dà la seguente tabella di comparazione:

ciclo 24dicembre 2008SSN 1,7aprile 2010SSN 13,9
ciclo 6dicembre 1810SSN 0,0aprile 1812SSN 3,7
ciclo 7maggio 1823SSN 0,1settembre 1824SSN 8,5
ciclo 10dicembre 1855SSN 3,2aprile 1857SSN 16,7

Può darsi che Nervegna intendesse rifarsi ad altri valori e quindi l'interpretazione non sia univoca; da qui tuttavia, si rileva come il ciclo 24 sia paragonabile al trend iniziale del ciclo 10, che aprì il Minimo di Damon (una fase di debolezza solare, di cui si discute se effettivamente meriti la classificazione di minimo). I due cicli del Minimo di Dalton (quindi anche il ciclo 7) appaiono invece notevolmente più rallentati del presente; e, siccome non sarà mai ripetuto abbastanza, va pure sottolineato che il Minimo di Dalton, a differenza del Minimo di Maunder, non è classificato come una fase di quiescenza solare, bensì come un semplice periodo di attività moderata, che contraddistingue il 70% della vita del Sole [Usoskin, p. 61]. Ecco perché il ciclo 24 non può, nemmeno lontanamente, definirsi eccezionale; allo stato attuale non si discosta da quel 70% di probabilità che gli anni a venire seguano un trend di attività moderata: nulla di più normale del ciclo 24, allora. Eccezionale, semmai, può darsi sia stato il periodo precedente, il Modern grand maximum posteriore al 1933 e terminato (forse) col massimo del ciclo 23 (anno 2000), poiché un evento del genere occupa il 10-15% della vita del Sole. Ma se questa eccezionalità sia stata alla base del tanto discusso riscaldamento globale, nessuno è ancora riuscito a stabilirlo.

Commenti all'articolo di riferimento:
http://www.meteogiornale.it/notizia/18891-1-sole-in-bianco-da-812-giorni

Bibliografia
D. V. Hoyt, K. H. Schatten, The Role of the Sun in Climate Change, New York - Oxford, 1997.
H. H. Lamb, Climate: Present, Past and Future, Londra, 1972, vol. I.
I. G. Usoskin, A History of Solar Activity over Millennia, «Living Reviews in Solar Physics», vol. 5, n. 3 (2008).

Stefano Di Battista

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I commenti dei lettori

Stefano Di Battista ha scritto il 03-11-2010 ore 13:17

Scusi, sig. Trapani, ma lei che articolo ha letto?

andrea trapani ha scritto il 03-11-2010 ore 09:25

Nessuno parla di "PICCOLA ERA GLACIALE" imminente.O di altre cose simili.Si prende solo atto di UNA INVERSIONE DI TENDENZA, é possibile? O sono solo possibili situazioni da Global Warming?Se io sono ben accetto a tutti i possibili cambiamenti o tendenze ad essi,in qualsiasi direzione vadano,mi riesce difficile accettare chi non sia altrettanto aperto a piu' possibilita'come me,ma UNILATERALMENTE VEDE E STRAVEDE SOLO A SENSO UNICO NO?

bari87 ha scritto il 02-11-2010 ore 11:23

daccordissimo con fabio nervegna...il problema è che molta gente, se vogliamo un pò disinformata sui fatti, si scaglia senza pensarci due volte con chi sta studiano gli effetti del sole sul clima pretendendo dei cambiamenti climatici votati al freddo già da ora con un minimo appena iniziato..4-5 anni sono un inezia..ne occorreranno molti di più!!infatti si parla di 2020-2030..è questo il problema grave secondo me..

danilo ha scritto il 02-11-2010 ore 10:01

pARLANDO da inesperto dico che e' vero che bisogna fare lunghi e intensi studi prima di riuscire ad affermare che il sole interessi in maniera immediata il clima terrestre...cioe non e' detto che se siamo in minimo solare si avranno effetti di raffreddamento a breve termine....pero credo anche che ,parlando sempre come ho detto come uno che su questo argomento sa poco e niente, credo che il sole interessi per forza il nostro sistema climatico....il sole e' vita ci da luce calore energia...quindi una bassa attivita' solare credo debba per forza interessare l'andamento delle temperature sulla terra....magari non sara' questo il momento... ma se il sole abbassa l'intensita di radiazione che emana verso di noi ....credo che ne risentiremo e come sul clima.....senza se e senza ma.....ciao a tutti

angelo ha scritto il 02-11-2010 ore 09:24

Concordo pienamente con quanto scritto da Fabio Nervegna, bisognerebbe adottare lo stesso metro per le misurazioni ovvio che gli strumenti di allora non possono competere minimamente con quelli odierni.

Fabio Nervegna ha scritto il 01-11-2010 ore 21:55

Condivido appieno la prudenza circa gli effetti dell'attività solare sul clima, come illustrato nella prima parte dell'articolo.
A tale proposito, ad esempio, la cosiddetta "Piccola Era Glaciale" (1550-1850) si è verificata dopo (e durante) ben tre lunghi periodi di scarsa attività solare, noti come Wolf (1280-1340), Spoerer (1430-1540) e Maunder (1645-1715). Dunque, prima di vedere nuovamente inverni rigidi come quello del 1684 o del 1709, salvo grosse sorprese, prevedo bisognerà pazientare un bel po'......

Fabio Nervegna ha scritto il 01-11-2010 ore 21:40

Commento volentieri la seconda parte di questo interessante articolo: la mia osservazione riguardava i dati del ciclo 24 a dicembre 2009 (SSN, calcolato fino a 6 mesi prima dell'ultimo valore disponibile del SN mensile), dunque rilevati a fine giugno 2010, non quelli più recenti, appena pubblicati dal SIDC.
Inoltre SN, e quindi SSN, dei cicli ottocenteschi soffrono di approssimazione per difetto, crescente man mano che si procede a ritroso nel tempo, dunque occorre cautela quando si fanno confronti col passato remoto.