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Il Declino della Nebbia in Europa

Un interessante studio pubblicato su "Nature Geoscience" dimostra come nelle principali città europee negli ultimi 30 anni nebbie e foschie siano diminuite in modo notevole. Quali sono state le cause e quali sono le conseguenze?

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Aldo Meschiari: 04-09-2010 ore 07:56

Non potremo più vedere Londra avvolta nella nebbia come nei romanzi celeberrimi di Dickens e Stevenson? E la Milano nebbiosa, quella da bere per intenderci degli anni '80, non sarà che un ricordo storico?
Probabilmente le cose non andranno proprio così, ma di certo le grandi nebbie vischiose (e mortali) di 40/50 anni fa sono solo un ricordo.

Lo dimostra uno studio molto interessante condotto da un'equipe di studiosi europea: Vautard, Yiou e Van Oldenbogh. Tale studio ha analizzato i dati multidecadali di visibilità orizzontale scoprendo che le condizioni di scarsa visibilità imputabili a foschie e nebbie in tutte le stagioni e su tutte le gamme di visibilità tra gli 0 e gli 8 km sono diminuite drasticamente in frequenza. L'imputato principale, secondo l'equipe, di tale diminuzione sarebbero state le politiche volte ad assicurare una maggiore pulizia dell'aria: soprattutto la forte diminuzione dell'anidride solforosa (o biossido di zolfo), il gas inquinante principe dello sviluppo industriale degli anni Ottanta, ha fortemente contribuito oltre che alla qualità dell'aria, anche al declino delle nebbie.

L'aria più pulita, meno ricca rispetto al passato di particelle grossolane e inquinanti, non favorisce la formazione delle nebbie e delle foschie, che erano invece una costante nei grandi centri urbani europei della Seconda Rivoluzione Industriale.
D'altra parte lo studio associa a tale maggiore pulizia dell'aria anche un maggiore riscaldamento delle stesse aree una volta interessate dalle nebbie. Ovviamente l'aria tersa impedisce ogni tipo di riflessione e i raggi solari arrivano indisturbati al suolo, di qualunque materiale esso sia composto. In particolare nelle aree urbane ciò ha favorito un maggiore riscaldamento valutabile intorno al 20% per le città dell'Europa Occidentale, ed addirittura ad un 50% per l'area orientale europea.

Lo studio suggerisce che la comprensione del sistema climatico è ancora molto lungi dall'essere intesa in tutte le sue sfumature e che tale paper deve essere valutato solo come un piccolo contributo. Oltretutto lo studio si apre con un interessante riflessione che vogliamo riportare integralmente.

Surface solar radiation has undergone decadal variations since the middle of the twentieth century, producing global 'dimming' and 'brightening' effects. These variations presumably result from changes in aerosol burden and clouds, but the detailed processes involved have yet to be determined. Over Europe, the marked solar radiation increase since the 1980s is thought to have contributed to the observed large continental warming4, but this contribution has not been quantified.

Traduzione:
La radiazione solare di superficie ha subito variazione decadali sin dalla metà del XX secolo, producendo effetti di "oscuramento" globale e di " luminosità" globale. Queste variazioni probabilmente risultano dai cambiamenti di quantità di aereosol e nella diffusione delle nubi, ma i processi dettagliati di come ciò avvenga devono essere ancora compresi. Il notevole aumento della radiazione solare dal 1980 in Europa si suppone possa aver contribuito al forte riscaldamento globale, ma questo contributo non è ancora stato quantificato.

In conclusione, un altro studio che affronta una strada diversa da quella del mainstream serrista, che per altro dal punto di vista scientifico non viene assolutamente in questo articolo messo in discussione (semmai se ne discute il "peso" nel complesso sistema climatico terrestre), e che si occupa degli aereosol e del sole, due aspetti ancora poco conosciuti del sistema a detta dello stesso IPCC, ma di una importanza enorme.

Bibliografia
http://www.nature.com/ngeo/journal/v2/n2/abs/ngeo414.htm

Aldo Meschiari

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I commenti dei lettori

Francesco ha scritto il 04-09-2010 ore 10:26

Gentile sign. Meschiari, sicuramente negli ultimi anni abbiamo assistito ad una maggiore dinamicità atmosferica con periodi anticiclonici invernali pressoché assenti e comunque di durata effimera.
Se nel prossimo inverno (causa nina) l'anticiclone delle Azzorre si "coricasse" per fasi più o meno durature sui paralleli, crede sarebbe probabile un temporaneo aumento dei giorni con nebbia e galaverna?
Grazie.

bernardi roberto ha scritto il 04-09-2010 ore 09:23

la diminuzione dei giorni di nebbia e della sua consistenza è dovuta probabilmente anche al fatto che negli ultimi 30 anni l'atmosfera è diventata più dinamica e la persistenza di un anticiclone piu' o meno stabile sull'europa centrale è venuta a mancare

Francesco ha scritto il 04-09-2010 ore 08:14

Che peccato!
A me piace molto la nebbia, che spesso ci regala giornate invernali anche in presenza di forti anticicloni come il "cammello".
Purtroppo l'unico modo per farla tornare è la reintroduzione del biossido di zolfo.

Andrea G. ha scritto il 04-09-2010 ore 08:08

Molto, molto interessante.
Ovviamente la stessa notizia verra` riportata dai media come una ulteriore prova del AGW.