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Global Warming e Ghiacci Polari: andremo sott'acqua?
Facciamo il punto sulle attuali conoscenze riguardo la fusione delle calotte glaciali e il livello degli oceani: è vero che rischiamo una crescita di ben 6 metri nei prossimi decenni?
Tutti conoscono il grido d'allarme lanciato dall'opera di Al Gore: una crescita del livello dei mari di almeno sei metri nel corso di questo secolo. Ovviamente tale notizia è stata subito bollata come allarmistica e catastrofista: un aumento del livello degli oceani di sei metri comporterebbe la fine di gran parte della civiltà come la conosciamo ora. È giusto allora chiederci cosa c'è di vero in questa previsione drammatica, visto che stiamo vivendo una fase di riscaldamento globale nota come Global Warming.
Per chiarirci le idee utilizziamo gli ottimi lavori prodotti dall'Antartic Climate and Ecosystems Cooperative Research Centre che ha sede in Australia (potete trovare i riferimenti bibliografici alla fine dell'articolo). Nei rapporti pubblicati dal Centro possiamo valutare lo stato dell'arte sulla salute delle calotte glaciali e sul loro contributo alla crescita del livello dei mari. Iniziamo subito chiarendo che ovviamente sono i ghiacci terrestri che possono far innalzare con la loro fusione il livello dell'acqua: per una semplice legge fisica che si studia a scuola, i ghiacci marini non hanno quasi alcun effetto sul livello degli oceani. Quindi la grande banchisa artica, per ora la più penalizzata delle due dalla fusione, non verrà trattata in questo articolo.
Gli studi attuali accertano, attraverso complicate misurazioni satellitari che valutano la differenze dei rilevamenti di gravità e altimetria, che la fusione della calotta antartica comporta una perdita media annuale di circa 100 gigatonnellate di massa ghiacciata, il che causa a sua volta un aumento medio annuale del livello dei mari di circa 0,25 mm. D'altra parte è la Groenlandia ad avere una perdita di massa ghiacciata media maggiore, con circa 120 gigatonnellate all'anno, e un contributo all'aumento del livello marino valutabile sui 0,35 mm all'anno. La somma dei due giganti comporta un aumento medio del livello dei mari di circa 0,55 mm all'anno.
Anche nella peggiore delle ipotesi, nel corso del prossimo secolo, secondo il Centro di studi australiano, il livello dei mari non dovrebbe crescere più di 0,8 metri: una misura ben inferiore al drammatico valore di sei metri. Ma ciò che merita attenzione è il grado di incertezza molto elevato che possiedono questo tipo di misurazioni. Il fatto è che conosciamo ancora troppo poco sui meccanismi di fusione e di assestamento delle calotte glaciali.
Nello studio infatti si sottolinea che mentre è evidente che la Penisola Antartica sia la più penalizzata dalla fusione a causa del forte riscaldamento a cui è stata sottoposta negli ultimi decenni (ben +2,5°C!), ancora poco chiari sono i motivi per cui la parte occidentale dell'Antartide faccia segnare un aumento della perdita di massa glaciale e la parte orientale un aumento della stessa. Discorso simile riguarda anche il rapporto tra la nuova massa glaciale che deriva dall'aumento delle precipitazioni nevose in diverse zone della Groenlandia e dell'Antartide, e la corrispettiva e superiore perdita di massa che interessa soprattutto le lingue glaciali terminali. Molto infine resta da capire su come lo scorrimento di acqua sotto le calotte, ma anche di altro materiale come sabbia e ghiaia, possa favorire o interdire la fusione della calotta.
Riferimenti bibliografici:
http://www.aad.gov.au/MediaLibrary/asset/MediaItems/ml_400874323958333_PROOF_FS_SeaIce.pdf
http://www.aad.gov.au/MediaLibrary/asset/MediaItems/ml_400874318402778_PROOF_FS_IceSheet.pdf
http://www.aad.gov.au/MediaLibrary/asset/MediaItems/ml_40087432962963_PROOF_FS_SeasLevelRise.pdf
Aldo Meschiari
Ieri: 08:44Piacenza si è svegliata col TEMPORALE



