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Le conchiglie migliori degli anelli degli alberi per ricostruire il clima del passato?
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Secondo un recente studio apparso su Nature News, le conchiglie offrirebbero dati proxy molto più precisi per la ricostruzione del clima del passato. Cerchiamo di capire perché seguendo il lavoro del chimico William Patterson.
Nell'immagine a fianco troviamo la ricotruzione del clima (nell'area islandese) degli ultimi 2 millenni.
Fonte: www.nature.com.
Recentemente è uscito uno studio molto interessante che utilizzando dati proxy cerca di ricostruire il clima del passato. Come oramai ben sappiamo, i dati proxy sfruttano le modificazioni che le variazioni dei parametri meteorologici e climatici realizzano sulle componenti del nostro pianeta ed in particolare sulla biosfera. L'esempio classico è lo studio degli anelli di crescita degli alberi, che possono fornirci molte informazioni sulla evoluzione climatica in una data regione del globo. Ovviamente se andiamo indietro già di qualche secolo non possediamo più misurazioni dirette di natura meteorologica. Ed ecco che la ricostruzione indiretta attraverso i dati proxy diviene indispensabile se vogliamo avere un'idea della storia del clima.
La novità di questo studio uscito su Nature News è che utilizza niente di meno che le conchiglie per effettuare le ricostruzioni climatiche. Il curatore del progetto è il chimico William Patterson dell'Università di Saskachevan, il quale coordinando un team di studiosi, ha studiato 26 conchiglie ottenute da campioni di sedimenti prelevati da una baia islandese. Secondo Patterson le conchiglie offrirebbero un grande vantaggio rispetto ad i più classici anelli degli alberi. Infatti mentre questi ultimi sono sensibili a molti fattori climatici, come pioggia, sole, temperature, sostanze nutritive a disposizione ed anche CO2, le conchiglie permettono di comporre una relazione lineare con la sola temperatura dell'acqua, che secondo lo scienziato è direttamente connessa con quella dell'aria nelle zone prossime alla costa.
In altre parole il vantaggio sarebbe che misurando il livello dell'ossigeno-18, un isotopo presente in questi resti di conchiglie, si può ottenere con buona approssimazione la ricostruzione delle temperature anche per lunghi periodi storici. Ed in effetti è proprio quello che ha fatto Patterson, il quale ha fornito una ricostruzione della temperatura che si spinge sino al 200 a.C., ovviamente relativa all'area islandese.
Stando al grafico prodotto da Patterson, che potete vedere qui di fianco, il Periodo Romano, che va più o meno dal III secolo a.C. al V secolo d.C., sarebbe stato molto caldo: anzi, nella parte centrale del Periodo Romano le temperature sarebbero state superiori addirittura all'attuale fase di Global Warming. Nel grafico ritroviamo poi il Periodo Caldo Medievale e la Piccola Era Glaciale, per concludere con l'attuale fase di Riscaldamento Globale.
Aldo Meschiari
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