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Uragani e Global Warming: una correlazione non dimostrata
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Una recente pubblicazione uscita su Nature Geoscience, redatta da un gruppo di studiosi sotto l'egida del prestigioso WMO (World Meteorological Organization), stabilisce che non si possono dimostrare connessioni significative tra la frequenza e l'intensità degli uragani e l'attuale fase climatica definita Global Warming.
Aldo Meschiari: 13-03-2010 ore 08:17
We cannot at this time conclusively identify anthropogenic signals in past tropical cyclone data.
Non possiamo al momento identificare segnali antropogenetici nei dati riguardanti i cicloni tropicali.
Questa è la perentoria conclusione di un paper, uno studio scientifico, uscito recentemente su Nature Geoscience sotto l'egida del WMO (World Meteorological Organization). L'Organizzazione mondiale per la meteorologia ha voluto mettere insieme studiosi appartenenti a schieramenti diversi, che negli scorsi anni avevano battagliato intorno ad una delle principali querelle climatologiche di questi anni.
In sintesi questo è il problema: in una atmosfera sempre più calda non possiamo che attenderci sempre di più eventi estremi, vista la notevole energia a disposizione. E questo vale soprattutto per i più distruttivi dei fenomeni meteorologici: gli uragani. Intorno a tale assunto, presentato spesso dai media e purtroppo anche da molti politici, come un dogma e soprattutto come una profezia di sventura, si sono costruite molte battaglie eco-politiche e non solo.
A dir la verità il sospetto che non vi fosse alcun trend in aumento sia nell'intensità che nella frequenza dei cicloni tropicali era sorto da tempo a molti. Un esempio su tanti: basta andarsi a leggere i dati che riguardano tale questione riportati sul sito del NOAA, il prestigioso istituto americano. Ma siccome la controversia continuava, si è voluto dare una risposta (parziale) ma forte, di natura prettamente scientifica. Il team di studiosi ha quindi analizzato le serie di dati a disposizione cercando di estrapolare da essi qualche possibile tendenza positiva o negativa.
Era d'altra parte necessario eliminare i cosiddetti rumori, cioè quegli elementi che in statistica sporcano le analisi in quanto non sono attribuibili direttamente al fenomeno da studiare. Uno dei rumori maggiori in questo caso è dato dal fatto che purtroppo, come spesso in questa epoca, la maggiore distruttività delle tempeste tropicali e degli uragani è da attribuire soprattutto all'insipienza dell'uomo, che tende a costruire in modo dissennato dove non dovrebbe. In generale l'esponenziale urbanizzazione delle aree costiere più vulnerabili a questo tipo di eventi è ovviamente il rumore principale: non possiamo attribuire alla natura ciò che è colpa dell'uomo.
La conclusione ufficiale quindi espressa dal paper pubblicato da Nature Geoscience è che sia riguardo le osservazioni a disposizione nel periodo dominato dal Global Warming, sia riguardo alle cause di un possibile trend, non è stato possibile inferire alcun segnale statisticamente rilevante su frequenza e intensità dei cicloni tropicali.
Mi permetto di concludere questo articolo ricordando che anche noi italiani, nel nostro piccolo, potremmo imparare molto da questo importante studio internazionale. Penso ai frequenti disastri cosiddetti naturali e alle conseguenti tragedie in termini di vite umane: quanto dipendono dalla natura e quanto invece dalla stoltezza dell'uomo che ignorando completamente le minime regole geologico-urbanistiche costruisce là dove non dovrebbe farlo?
Aldo Meschiari
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