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Alla ricerca del Sole perduto
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Oggi sempre più scienziati e centri di ricerca stanno lavorando per tentare di comprendere le modalità, a dir la verità davvero complicate, attraverso le quali il Sole riesce a modulare i mutamenti climatici.

immagine articolo 17471
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Tentativo di mettere in relazione il Be10 trovato nelle carote di ghiaccio groenlandesi e la quantità dei raggi cosmici che giungono sulla Terra. Grafico tratto da David Archibald, http://www.davidarchibald.info/

Se il sistema climatico, per quanto complesso possa essere, dipende totalmente per la sua sopravvivenza dal Sole, qualcosa dovrà pur significare. Sappiamo infatti che se il sole si dovesse spegnere, nel giro di pochi mesi lo farebbe anche il clima. Quindi se nello studio del clima si tratta la forzante primaria alla stregua di una semplice costante (K) e si pone l'attenzione solamente su altre forzanti di natura endogena o antropica (che sono comunque assolutamente importanti), anche solo da un punto di vista logico prima che prettamente scientifico si commette un errore. Ignorare infatti, come per molti anni ha fatto l'IPCC, la possibilità che la nostra stella potesse presentare delle variazioni nella sua attività e nella produzione anche nel breve e medio termine ha certamente costituito un ostacolo per la ricerca scientifica che si occupa di studiare il clima.

Oggi sempre più scienziati e centri di ricerca stanno lavorando per tentare di comprendere le modalità, a dir la verità davvero complicate, attraverso le quali il Sole riesce a modulare i mutamenti climatici. Ovviamente per fare ciò servono ricerche più approfondite sulla natura e sul funzionamento della nostra stella, che presenta ancora moltissimi aspetti poco chiari. Ma servono altresì ricostruzioni quanto più possibile attendibili del clima del passato in correlazione all'attività solare. Esistono a questo riguardo le possibilità offerte dai dati proxy, cioè dalle informazioni climatiche che possiamo trarre indirettamente dalle componenti del nostro pianeta: l'esempio classico è quello degli anelli degli alberi. Investire sulla paleoclimatologia e su ricostruzioni corrette del clima del passato è assolutamente necessario per poter tentare di prevedere il clima del futuro.

Oggi la ricerca scientifica sta cercando di mettere in correlazioni queste due branche: la paleoclimatologia e lo studio del Sole. Lo scopo è cercare di capire in che modo agiscono le correlazioni tra le variazioni dell'attività solare e le variazioni climatiche. Importanti astrofisici, come ad esempio David Archibald, si stanno impegnando in questa direzione. L'uso di elementi (proxy data) come il C14 o il Be10 può darci interessanti informazioni sull'attività solare. C'è inoltre la possibilità di mettere in relazione gli avanzamenti e gli arretramenti dei ghiacciai con l'attività solare, come hanno provato a fare alcuni studiosi americani per l'Alaska (Wiles e altri) e altri studiosi europei per i ghiacciai alpini.

L'impressione è che siamo solo all'inizio di un percorso che promette però di essere molto produttivo (cfr Scafetta). Soprattutto si sta lavorando su molti piani, non più solo sulla irradianza solare (TSI) che sembrerebbe mutare molto poco nei tempi brevi, ma anche su altri aspetti, come ad esempio il campo magnetico, il vento solare e ovviamente i raggi cosmici. In effetti una linea di ricerca molto promettente è quella che cerca di dimostrare la correlazione tra i raggi cosmici (CR) e la nuvolosità bassa terrestre: all'aumentare di CR aumenterebbero anche le nubi basse con conseguente maggiore riflessione dei raggi solari e raffreddamento del sistema climatico (Svenssmark). Durante le fasi di alta attività solare, la forte produzione di vento solare riuscirebbe a deviare i CR, favorendo quindi la maggiore penetrazione dei raggi solari sulla Terra e di conseguenza un maggiore riscaldamento. Teoria affascinante, ma che necessita di molte sperimentazioni e prove a favore prima di poter essere accettata dalla comunità scientifica. Ricordiamo a proposito l'esperimento CLOUD al CERN di Ginevra.

In conclusione sono ancora molte le cose che la nostra stella ci potrà raccontare riguardo al modo in cui, come un direttore, riesce a dirigere quella complessa ma straordinaria orchestra che è il Sistema Climatico Terrestre.

Aldo Meschiari

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I commenti dei lettori

Roberto Breglia ha scritto il 04-03-2010 ore 12:20

Argomento interessantissimo ma anche molto complesso.Il clima terrestre è determinato dall'interazione tra terra,oceani e atmosfera,conosciuta come sistema climatico.Molti degli aspetti che lo influenzano sono naturali,ma anche le attività umane,come bruciare combustibili fossili,agiscono sulla distribuzione dei climi nel mondo.I raggi solari raggiungono la Terra sottoforma di radiazioni elettromagnetiche e vengono emessi come radiazioni infrarosse(energia termica);i gas serra tra cui la CO2,trattengono una parte di questo calore permettendo la vita sulla Terra.Negli ultimi decenni le attività umane hanno potenziato l'effetto serra ed ora abbiamo il problema del GW che ha causato un aumento delle temperature con varie conseguenze sulla biosfera;l'accelerazione dei processi di cambiamento climatico,sarà una delle più grandi sfide di questo secolo!

dario ha scritto il 03-03-2010 ore 22:11

Egr. Prof. Meschiari, mi permetto di fare solo una piccola osservazione al suo interessante articolo. La considerazione conclusiva è molto apprezzabile, ma lo sarebbe stata ancor di più se avesse usato l'iniziale maiuscola per indicare il Direttore e le iniziali minuscole per indicare il sistema climatico.
A buon intenditor poche parole. Con affetto Dario (Capo d'Orlando)