Meteo Giornale » Archivio » Cambiamenti Climatici »

Sul Sole forse abbiamo preso un abbaglio

La ridotta attività degli scorsi mesi aveva creato un'enfasi eccessiva, che l'avvio del ciclo 24 sta ora ridimensionando.

La nostra colpa, probabilmente, è l'enfasi che viene dall'ignoranza di processi in buona parte ancora inspiegati. Il ciclo solare 24, iniziato nel dicembre 2008, ha fatto versare fiumi d'inchiostro sulla sua presunta eccezionalità: e ciò per il solo fatto che, dopo una settantina d'anni di elevata attività, quella fase era giunta al termine. Dato il prolungarsi del trapasso fra i cicli 23/24, si sono disegnati scenari disparati: il ritorno del Minimo di Dalton o, addirittura, del Minimo di Maunder, con conseguente avvio d'una nuova era glaciale.

immagine 1 del capitolo 1 del reportage 17270 Confronto fra i precursori (cicli 3-4, 1775-'98) del Minimo di Dalton (cicli 5-6, 1798-1823) e la fase a cavallo del XXI secolo (cicli 22-23, 1986-2008): le somiglianze hanno fatto postulare il futuro andamento dei cicli 24-25 (fonte: www.wattsupwiththat.com)

L'evolvere del ciclo 24 invece, imprevisto rispetto alle attese dei più, sembra piuttosto rassomigliare al primo periodo del Minimo di Damon. Questa fase (che prende nome da Paul E. Damon, ricercatore dell'Università dell'Arizona), classificata solo di recente, comprende alcuni decenni (1856-1913) di debole attività solare, in cui i giorni senza macchie crebbero rispetto alla media. E siccome dal 1849 disponiamo d'un catalogo quotidiano completo delle osservazioni dell'astro, il Minimo di Damon è il riferimento storico meglio documentato. La fase può essere scomposta in due periodi, che qui chiameremo Minimo di Damon A (1856-'78) e B (1878-1913). Il Damon B vide anche la sovrapposizione d'un Minimo di Gleissberg, ovvero d'una fase ciclica di quiescenza indipendente dal ciclo undecennale; il Damon A invece, parrebbe corrispondere solo a intrinseci meccanismi di rallentamento della dinamo solare. Di seguito, ecco il numero medio di spotless days durante le transizioni del Damon A, Damon B e attuale:
cicli 9/11 (1850-'69) 530 giorni
cicli 11/15 (1873-1916) 930
cicli 23/24 (2004-'10) 774 (al 31 gennaio)

Più che al totale però, le rassomiglianze fra il presente e la metà del XIX secolo sembrano far capo alla forza con cui il nuovo ciclo riprende: la ricomparsa delle macchie è infatti repentina, cosa che, nell'arco di qualche mese, tende ad azzerare gli spotless days. Un secondo quadro ne mostra il numero medio successivo all'anno del minimo:
Damon A 56 giorni
Damon B 234

Insomma, durante il Damon A (fase solare debole) la ripresa dell'attività è tale da sopprimere velocemente i giorni senza macchie; durante il Damon B invece, questi persistono perché l'attività magnetica fatica a manifestarsi (per esempio: il minimo del ciclo 13 fu toccato nel 1901, ma l'ultimo spotless day si manifestò il 27 ottobre 1906). Nel 2010 il ciclo 24 ha finora prodotto solo 3 giorni senza macchie (dati SIDC: il 30 gennaio non è stato riconosciuto tale), ciò che parrebbe dunque rispecchiare il trend del Damon A.

immagine 2 del capitolo 1 del reportage 17270 La ripresa del ciclo 24 appare più in linea col trend dei recenti cicli 20-23 che dei cicli 13-16 (Damon B). Quale sarà dunque l'intensità del massimo? La NOAA, dopo mesi di limature verso il basso del picco, sulla scorta dei dati di gennaio è tornata ad aumentare lo Smoothed sunspot number: al momento è fissato a 87,4 e sarebbe raggiunto nel marzo 2013 (fonte: www.wattsupwiththat.com)

A questo punto, le proiezioni che davano per possibili sporadici spotless days sino al 2012 non sembrano più suffragate. L'enfasi (di cui anche il sottoscritto deve fare ammenda) che fino all'autunno 2009 aveva accompagnato la ritardata ripresa del ciclo 24 sarebbe stata, come spesso accade, fuorviante. È pur vero che i principali parametri che misurano l'attività solare (il giorno senza macchie è il più visibile e conosciuto, non certo l'unico) restano relativamente bassi, ma il paragone tra la fase attuale e il Minimo di Dalton non trova giustificazione. Tutt'altro discorso potrebbe invece riguardare i legami fra bassa attività solare e clima terrestre: gli indizi che si vanno accumulando stanno infatti mettendo in crisi la teoria antropocentrica del Global warming, tant'è che qualche ricercatore comincia a mettere in relazione il freddo inverno europeo 2009-'10 col calo dell'attività solare avvenuto negli ultimi anni.

Pubblicato da Stefano Di Battista

Inizio Pagina