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Sul Sole forse abbiamo preso un abbaglio
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La ridotta attività degli scorsi mesi aveva creato un'enfasi eccessiva, che l'avvio del ciclo 24 sta ora ridimensionando.

La fase attuale sembra avere somiglianze col primo periodo del Minimo di Damon. Sui legami col clima terrestre invece, gli indizi si accumulano.

Stefano Di Battista: 08-02-2010 ore 08:14

La nostra colpa, probabilmente, è l'enfasi che viene dall'ignoranza di processi in buona parte ancora inspiegati. Il ciclo solare 24, iniziato nel dicembre 2008, ha fatto versare fiumi d'inchiostro sulla sua presunta eccezionalità: e ciò per il solo fatto che, dopo una settantina d'anni di elevata attività, quella fase era giunta al termine. Dato il prolungarsi del trapasso fra i cicli 23/24, si sono disegnati scenari disparati: il ritorno del Minimo di Dalton o, addirittura, del Minimo di Maunder, con conseguente avvio d'una nuova era glaciale.

immagine 1 del capitolo  del reportage 17270

Confronto fra i precursori (cicli 3-4, 1775-'98) del Minimo di Dalton (cicli 5-6, 1798-1823) e la fase a cavallo del XXI secolo (cicli 22-23, 1986-2008): le somiglianze hanno fatto postulare il futuro andamento dei cicli 24-25 (fonte: www.wattsupwiththat.com)

L'evolvere del ciclo 24 invece, imprevisto rispetto alle attese dei più, sembra piuttosto rassomigliare al primo periodo del Minimo di Damon. Questa fase (che prende nome da Paul E. Damon, ricercatore dell'Università dell'Arizona), classificata solo di recente, comprende alcuni decenni (1856-1913) di debole attività solare, in cui i giorni senza macchie crebbero rispetto alla media. E siccome dal 1849 disponiamo d'un catalogo quotidiano completo delle osservazioni dell'astro, il Minimo di Damon è il riferimento storico meglio documentato. La fase può essere scomposta in due periodi, che qui chiameremo Minimo di Damon A (1856-'78) e B (1878-1913). Il Damon B vide anche la sovrapposizione d'un Minimo di Gleissberg, ovvero d'una fase ciclica di quiescenza indipendente dal ciclo undecennale; il Damon A invece, parrebbe corrispondere solo a intrinseci meccanismi di rallentamento della dinamo solare. Di seguito, ecco il numero medio di spotless days durante le transizioni del Damon A, Damon B e attuale:
cicli 9/11 (1850-'69) 530 giorni
cicli 11/15 (1873-1916) 930
cicli 23/24 (2004-'10) 774 (al 31 gennaio)

Più che al totale però, le rassomiglianze fra il presente e la metà del XIX secolo sembrano far capo alla forza con cui il nuovo ciclo riprende: la ricomparsa delle macchie è infatti repentina, cosa che, nell'arco di qualche mese, tende ad azzerare gli spotless days. Un secondo quadro ne mostra il numero medio successivo all'anno del minimo:
Damon A 56 giorni
Damon B 234

Insomma, durante il Damon A (fase solare debole) la ripresa dell'attività è tale da sopprimere velocemente i giorni senza macchie; durante il Damon B invece, questi persistono perché l'attività magnetica fatica a manifestarsi (per esempio: il minimo del ciclo 13 fu toccato nel 1901, ma l'ultimo spotless day si manifestò il 27 ottobre 1906). Nel 2010 il ciclo 24 ha finora prodotto solo 3 giorni senza macchie (dati SIDC: il 30 gennaio non è stato riconosciuto tale), ciò che parrebbe dunque rispecchiare il trend del Damon A.

immagine 2 del capitolo  del reportage 17270

La ripresa del ciclo 24 appare più in linea col trend dei recenti cicli 20-23 che dei cicli 13-16 (Damon B). Quale sarà dunque l'intensità del massimo? La NOAA, dopo mesi di limature verso il basso del picco, sulla scorta dei dati di gennaio è tornata ad aumentare lo Smoothed sunspot number: al momento è fissato a 87,4 e sarebbe raggiunto nel marzo 2013 (fonte: www.wattsupwiththat.com)

A questo punto, le proiezioni che davano per possibili sporadici spotless days sino al 2012 non sembrano più suffragate. L'enfasi (di cui anche il sottoscritto deve fare ammenda) che fino all'autunno 2009 aveva accompagnato la ritardata ripresa del ciclo 24 sarebbe stata, come spesso accade, fuorviante. È pur vero che i principali parametri che misurano l'attività solare (il giorno senza macchie è il più visibile e conosciuto, non certo l'unico) restano relativamente bassi, ma il paragone tra la fase attuale e il Minimo di Dalton non trova giustificazione. Tutt'altro discorso potrebbe invece riguardare i legami fra bassa attività solare e clima terrestre: gli indizi che si vanno accumulando stanno infatti mettendo in crisi la teoria antropocentrica del Global warming, tant'è che qualche ricercatore comincia a mettere in relazione il freddo inverno europeo 2009-'10 col calo dell'attività solare avvenuto negli ultimi anni.

Stefano Di Battista

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I commenti dei lettori

Stefano Di Battista ha scritto il 05-03-2010 ore 23:07

Non succederà nulla, che io sappia. È normale che terremoti così violenti abbiano effetti sull'asse terrestre (tra l'altro, per l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, lo spostamento è stato di 12 cm). Dai calcoli, il giorno si sarebbe accorciato di 1,26 milionesimi di secondo: tutto qui.

Salvo ha scritto il 04-03-2010 ore 14:58

Avete sentito del terremoto sul Cile si dice che l' asse terrestre si sia spostato di otto centimetri. Cosa c'è di vero in ciò? Che ripercussioni si avranno sul nostro clima e sulla nostra penisola?

Stefano Di Battista ha scritto il 10-02-2010 ore 10:32

Sinceramente, caro Gianni, non saprei rispondere alla sua domanda finale: sappiamo così poco che ci dobbiamo accontentare di guardare, sperando di capire di più.

Gianni ha scritto il 09-02-2010 ore 19:08

Dott. Di Battista la ringrazio per la risposta sulla teoria dei giganti gassosi.Concordo con lei sul confronto co dati osservativi del passato.Però questi pianeti sia per la loro massa sia per il fatto che percorrono orbite inclinate rispetto all'equatore solare producono effetti di tipo mareale sul plasma solare e quindi influenzano la dinamo del nostro astro.Voglio dire che certamente esistono dei meccanismi intrinsechi responsabili dell'attività di base del sole,ma ad essi si sovrappongono meccanismi estrinsechi come questo modulandola verso l'amplificazione o l'attenuazione. Lei dice che questi ultimi sono quantitativamente poco importanti.Ma la dinamo solare da sola è in grado di spiegare minimi lunghi decine di anni come quello di Maunder o di Sporer? La saluto cordialmente.

Stefano Di Battista ha scritto il 09-02-2010 ore 15:24

Per Dario: si ipotizza che un certo calo delle temperature medie potrebbe intervenire da qui al 2030. Di più non so dirle.

Stefano Di Battista ha scritto il 09-02-2010 ore 15:21

Egregio Furia, tenga prima di tutto conto che, come specificato nell'articolo, la classificazione fra Damon A e B, semmai abbia ragion d'essere, è mia. Poi, è vero che, per numero di giorni, la transizione dei cicli 23/24 è più vicina al periodo finale del Damon, ma per repentinità della ripresa magnetica pare più simile al periodo iniziale. Quanto all'Ap Index, faccia attenzione: è il più basso mai registrato, ma dal 1932. Nell'Ottocento non esistevano tecnologie per misurarlo, quindi non sappiamo quali fossero i suoi valori durante il Minimo di Damon. Infine, che vuole: la cronaca è soggetta a ritorni, ripensamenti, correzioni. Se tutto fosse prevedibile, che senso avrebbe parlarne?

dario ha scritto il 09-02-2010 ore 14:03

Dott. Di Battista, grazie per la sua cordiale, precisa e puntuale risposta. Le sue precisazioni sono molto confortanti per le notizie relative al clima (sono siciliano e qui il caldo lo conosciamo bene), un pò meno per le manipolazioni dei dati, ma credo che se davvero si avrà un ritorno duraturo a condizioni climatiche normali (1950-'80) sarà la realtà a smascherare qialsiasi menzogna e complotto. Comunque mi piacerebbe sapere se le previsioni sul ritorno alla condizioni climatiche normali sono limitate a un breve periodo o se si riferiscono ad un ritorno definitivo. Grazie Dario (Capo d'Orlando)

furia ha scritto il 09-02-2010 ore 13:05

I suoi articoli sono sempre molto interessanti, documentati e rigorosi. Tuttavia anche lei non sfugge alla tentazione di voler inquadrare l'attività attuale con quella passata, incorrendo in smentite. Infatti non più di un mese fa paragonava l'attuale ciclo 24 coi cicli finali del Damon (denominato Damon B in questo articolo), ma la subitanea scomparsa degli spotless day a gennaio rende questo paragone già inadeguato. Adesso sembrano ci siano più somiglianze col Damon A, ma, per esempio i 774 giorni spotless di transizione 23/24 sono troppi per le prime fasi del Damon (530 medi nella transizione fra cicli). Inoltre altri indici solari, forse anche più significativi dal punto di climatico come l' Ap, non trovano riscontri nè nel Damon A, nè nel B, essendo i più bassi mai registrati. Concludendo, non mi pare ci siano indizi a favore di un nuovo simil Damon maggiori che per un nuovo simil Dalton o Maunder.

Stefano Di Battista ha scritto il 09-02-2010 ore 10:38

Caro Dario, l'inverno attuale (ma anche il 2008-'09 per certi versi) potrebbe essere indizio d'una svolta climatica legata al Sole, nel senso che il surplus di energia in arrivo sulla Terra, che ha caratterizzato buona parte del XX secolo (Modern grand maximum) e che, secondo la teoria solare, sarebbe responsabile del Global warming, in questa fase di debolezza sarebbe venuto meno. Quella quota di energia mancante dunque, potrebbe comportare un rientro nella normalità climatica, almeno come noi l'abbiamo intesa intorno al 1950-'80. Sui conteggi odierni invece, c'è chi si sbizzarrisce su una sorta di complotto ordito dalla NOAA in combutta con l'IPCC per alzare artificiosamente gli indici solari, facendo in modo che il trend appaia meno anomalo di quanto in realtà non sia, col fine di difendere la teoria antropogenica del riscaldamento globale. Tipico di questo argomentare è l'asserzione per cui il numero dei giorni senza macchie non corrisponderebbe più agli standard di cent'anni fa, poiché allora ne avrebbero conteggiati molti di più. Ma si tratta, torno a dire, di argomenti speciosi, poiché il metodo di computo del SIDC è rigoroso e inattaccabile.

dario ha scritto il 08-02-2010 ore 22:28

Dott. Di Battista, è sufficiente l'attaule condizione climatica dell'inverno per parlare di relazione tra calo dell'attività solare e clima terrestre? Non sarebbe più opportuno estendere il confronto anche alle altre stagioni, tra cui in particolare l'estate? Grazie Dario.
P.S.: complimenti per i suoi articoli, li seguo da sempre, trovandoli molto interessanti.

dario ha scritto il 08-02-2010 ore 22:13

Perchè i conteggi odierni dovrebbero essere inattendibili mentre non lo sarebbero quelli del passato? Non dovrebbe essere il contrario? Sarebbe davvero privo di ogni etica e antiscientifico un tale atteggiamento. Spero che la scienza, come tale, sia fedele alla sua missione di indagare e riferire la verità. Posso capire che finchè non si sia dimostrata in toto la validità di una teoria se ne propongano altre, ma che si debba nascondere una verità accertata è proprio un'aberrazione inaccettabile. Grazie Dario

Stefano Di Battista ha scritto il 08-02-2010 ore 20:41

La ringrazio per gli apprezzamenti. La teoria dei giganti gassosi (Giove, Saturno e Urano), in particolare sviluppata da Timo Niroma, lo studioso finlandese morto lo scorso 23 settembre, è affascinante. Per quel che vale il mio parere però, sminuisce troppo l'indipendenza di meccanismi intrinseci alla dinamo solare, nel cui andamento (ciclico o stocastico che sia) credo risiedano molte delle spiegazioni che stiamo cercando. E questo è il motivo per cui, nei miei articoli, insisto sul confronto coi dati osservativi del passato: confronto che resta assolutamente valido, malgrado sia in atto un tentativo (senza supporto di argomenti scientifici) di screditare i conteggi odierni (la dietrologia del complotto, secondo cui un ente superiore nasconde sempre qualcosa ai profani).

Gianni ha scritto il 08-02-2010 ore 18:48

Forse non ha preso abbagli almeno sul lungo periodo. Qualche anno fa alcuni ricercatori elaborarono una teoria secondo la quale l'attività solare nel medio periodo sarebbe in relazione alle perturbazioni indotte da Giove e Saturno sul Sole. Precisamente Il Sole ruotando intorno al baricentro del sistema solare che non coincide col suo centro e in più è anche mobile perchè mobili sono i due pianeti citati ,descriverebbe orbite diverse in epoche diverse.Ciò causerebbe periodi di elevata attività solare alternati ad altri a bassa attività. Per farla breve secondo tale teoria saremmo alle soglie di un minimo prolungato simile a quello di Maunder.Cosa ne pensa? Complimenti per gli articoli rigorosi ma molto chiari