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Il senso della neve
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Ricordi in libertà della nevicata a Carpi del 31 gennaio 2010.

Nulla faceva presagire il suo arrivo.
Una pallida luna si stropicciava gli occhi circondata da nubi biancastre come da soffici cuscini.
La notte proseguiva fredda ma serena, e l'ora tarda invitava al letto.
Nulla faceva presagire il suo arrivo.

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Bufera a Carpi (MO) il 31 gennaio. Foto di Aldo Meschiari.

Nulla faceva presagire il suo arrivo.
Una pallida luna si stropicciava gli occhi circondata da nubi biancastre come da soffici cuscini.
La notte proseguiva fredda ma serena, e l'ora tarda invitava al letto.
Nulla faceva presagire il suo arrivo.

Quando cammini per le strade della tua città e dopo una bella mangiata ti godi la compagnia della tua amica, i modelli numerici diventano cosa lontana, e il senso della neve riacquista vigore. L'istinto innato e consolidato in tanti anni di esperienza ti stimola e ti rende ansioso. Qualcosa non va ...

La notte non passa tranquilla. I sogni si susseguono, e agli incubi si alternano i paradisi onirici. Le immagini non sono facili da bloccare, ma ritornano a stracci, a bocconi e ti lasciano sudato e inquieto a guardare il soffitto ad ogni risveglio improvviso.

Finché in uno di questi risvegli qualcosa ravviva il senso della neve.
È un silenzio diverso, una quiete inusitata, una pace che neppure le prime ore della domenica mattina possono produrre nella città che non dorme mai.
Allora tocca alzarsi, magari per una capatina in bagno.
Ti guardi allo specchio, vedi i segni di una notte insonne nelle pieghe del tuo viso.
Ti appoggi al lavabo e l'occhio viene attirato da un'ombra.

Le ombre anzi sono numerose, si stagliano sulla parete bianca.
Si conficcano addirittura sulle pieghe del viso assonnato.
Una fitta, un dolore, una ferita si acuisce: il senso della neve aveva ragione.

Scosti le tende, e la bufera compare come una cascata bianca, come le onde candide di un mare in tempesta. Non c'è più la città: al suo posto un mantello bianco. Non c'è più neppure l'ansia, ma solo l'imperativo categorico che ti ordina di uscire.

Nel mezzo della bufera il tuo senso della neve si placa e si nutre.
I lunghi anni di astinenza sono cancellati in un instante.
Perdersi nella tormenta significa prima di tutto perdere se stessi.
Dimenticarsi finalmente di sé.
E rientrare definitivamente nel senso della neve.

Aldo Meschiari

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I commenti dei lettori

vito ha scritto il 22-11-2010 ore 15:06

complimenti aldo sei un grande

Francesco da Firenze ha scritto il 12-02-2010 ore 15:59

Veramente splendide queste parole, io sono di Firenze e vorrei anche io svegliarmi sotto una bufera di neve e invece niente l'ultima volta che mi sono svegliato sotto una nevicata (non bufera) è stato nel lontano 1991 quando durò ben 4 giorni di fila praticamente tutti i giorni nevicava, questa è stata l'ultima volta che durò tanto a Firenze, poi ci sono stati altri anni che nevicò ma non durò così a lungo. Cmq è molto raro che nevichi qui a Firenze e Toscana!

FRANCESCO ha scritto il 08-02-2010 ore 17:37

semplicemente splendide le sue parole....
mi hanno riportato indietro di 17 anni...sono barese e ricordo la grande nevicata del gennaio '93...ho vissuto le stesse sensazioni descritte nelle sue parole...
grazie....

mario ha scritto il 04-02-2010 ore 23:58

anche io aspetto questa sensazione da dieci anni ma per il momento niente una volta mi ricordo che nevicava piu spesso ma ora sembra solo un lusso come se il tempo si diverte a non fare il suo dovere fa i capricci e il bello sto in un posto che a maggio nevica sulle montagne ma non quando deve farlo

Danilo ha scritto il 04-02-2010 ore 23:39

Complimenti fortunatamente ci rispecchiamo ancora in molti nelle Sue belle parole!
E' un'attesa e una felicità simile a quella del mattino del giorno di Natale
Saluti Danilo Pinerolo To

Giorgio ha scritto il 04-02-2010 ore 19:08

Non molte persone provano questa sensazione, non molte hanno le parole per esprimerla, ma c'è una cosa che ci unisce tutti qui, indifferenti al freddo, ai commenti di chi ci vede precipitarsi di notte, anche soli, verso questo mondo incantato che spesso, la mattina, viene disintegrato. E' una cosa che ci riporta ad essere bambini, a 30,40,50,60 anni e solo pochi, in un mondo snaturalizzato, hanno la gioia e la fortuna di capire. I borghi padani, a volte tristi e malinconici, diventano castelli incantati del grande Nord. Per questo siamo sempre qui in attesa di un indizio che accresca il realizzarsi dell'evento,siamo qui a scambiarci opinioni e speranze. Tra di noi solo, ci si intende. E saremo ancora qui, saluto tutti,Giorgio, Piacenza

riccardo galliani ha scritto il 04-02-2010 ore 18:48

Giocare sotto la neve con le mie figlie. La battaglia con le palle, la camera d'aria da trattore che scivola veloce lungo l'argine, il pupazzo di neve alto un metro e mezzo. Ero più bambino io di loro.

Francesco ha scritto il 04-02-2010 ore 17:23

io l'avevo sempre 'sentito' che questo sito meteo aveva alla fonte qualcosa di più grande dei dati meteo stessi...

francesco ha scritto il 04-02-2010 ore 15:47

Sign. Meschiari,
complimenti per questo suo articolo!
Parole così si sentono dire solo dai poeti!

daniele ha scritto il 04-02-2010 ore 15:21

Bravissimo complimenti Aldo!! hai colto perfettamente le sensazioni che provo anche io in questi periodi..
Aspettando quel "senso della neve", aspettando di sentire quel "silenzio diverso, una quiete inusitata" per poi essere rapito dalla magia che crea, quella magia capace di trasformare il grigio e monotono della città in un luccicante bianco.. come dice Marco: "Non uscire in una notte di neve per le strade del tuo paese vuol dire non amare la natura" non gustarsi quei rari ma bellissimi momenti che la natura è ancora capace di regalarci.

Saluti
Daniele (Castellarano RE)

dario Capo d'Orlando ha scritto il 04-02-2010 ore 15:06

Per Davide Gobbo: credi veramente che ci sia sempre meno gente che ami la neve? Certo il numero sempre più esiguo di eventi nevosi degli ultimi decenni ha fatto conoscere poco questo evento naturale e quindi ha infiammato pochi cuori. Ma io credo che nessuno possa restare veramente indifferente di fronte alle suggestioni della neve. Credo, anche, che molti non lo vogliano ammettere perchè è diventato sempre più difficile mostrarsi per quello che si è, e comunicare agli altri le proprie emozioni. I sentimenti e le emozioni non sono debolezza, lo è invece la falsità. Voglio sperare che il cuore degli uomini non sia così arido da non lasciarsi sedurre più dalla tenerezza di Dio.

Aldo Meschiari ha scritto il 04-02-2010 ore 13:19

Grazie a tutti.

l'Irpino ha scritto il 04-02-2010 ore 13:08

Bella, la stiamo aspettando

Alessio Stentarelli ha scritto il 04-02-2010 ore 12:23

FANTASTICA!
E' ESATTAMENTE QUELLO CHE IL VERO AMANTE DELLA NEVE PROVA AD OGNI RISVEGLIO NEVOSO 8A MENO CHE NON SI FACCIA IL DRITTO IN PREDA ALL'ANSIA TUTTA LA NOTTE!)

Antonio ha scritto il 04-02-2010 ore 11:51

Grande! Grande Meschiari hai colto l'attimo! Anch'io quando nevica provo le stesse e altre sensazioni su me stesso alle quali non sono mai riuscito a pieno a darmi delle risposte. Forse mi piace averle e non trovare queste risposte. Vengono da lontano queste sensazioni, fin da piccolo, quando nevicava tutti gli inverni e la neve che aspettavi ti portava quei cambiamenti che bisognava saper cogliere anche quando si aveva molto, molto meno di oggi a disposizione. Ma quest'anno, ci siamo rifatti e anch'io ho potuto ritrovare quelle antiche sensazioni.