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Il Sole tira dritto senza curarsi dell'IPCC
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A gennaio gli indici legati alle macchie sono cresciuti ulteriormente, il che ha raffreddato l'enfasi intorno alla presunta eccezionalità della fase attuale. Intanto, il dibattito sul clima è scosso da nuove rivelazioni.
La regione 1043 comparsa sul Sole il 31 gennaio (fonte: www.spaceweather.com)
Lenta, com'è tipico d'una fase debole, ma inesorabile, la ripresa dell'attività magnetica solare fa segnare un altro mese di crescita degli indici (ancora provvisori) legati alle macchie. Per la prima volta dal maggio 2007, a gennaio si sono registrati solo 4 spotless days: il che porta il totale del trapasso fra i cicli 23/24 a 775 giorni, il valore più elevato dell'ultimo secolo. È tuttavia da notare come la comparsa di nuove macchie, nell'ultimo periodo si sia fatta sempre più insistente, tant'è che i giorni bianchi sono risultati del tutto episodici: il 6-7 gennaio, il 19 e il 30 gennaio. A questo punto, con uno smoothed number balzato a 3,6 per via d'un RI 12,6 (l'indice che rende il numero medio mensile di macchie), bisogna risalire al dicembre 2006 per ritrovare un dato più elevato. Non sono ancora state rese note tutte le proiezioni temporali circa l'evoluzione del ciclo 24, ma non dovrebbero scostarsi molto da quelle calcolate a fine dicembre: massimo previsto nel 2013, tra la primavera e l'autunno a seconda dei metodi predittivi adottati (l'australiana Space Weather Agency lo fissa tra settembre e ottobre).
L'andamento di gennaio ha tuttavia raffreddato l'enfasi con cui si era descritto il trapasso in atto. È vero che altri indici (velocità e pressione del vento solare, flusso solare, eccetera) rimangono relativamente bassi ma, dato che la loro misura presuppone tecnologie sviluppate solo verso la metà del XX secolo, non esistono termini di paragone per stabilire se essi abbiano qualche equivalenza con quanto osservato durante il Minimo di Damon (1856-1913), che al momento resta la fase a cui la situazione attuale è più somigliante. Il ciclo 24, insomma, lungi dall'essere eccezionale, non sembra nemmeno quello determinante per una quiescenza ultradecennale: che, semmai, potrebbe realizzarsi dopo il 2019, quando avrà inizio il ciclo 25.
Non trovano invece soluzione tutti i quesiti che legherebbero l'attività solare al clima terrestre. La questione circa la reale portata del Global warming, già messa in crisi dal duro inverno vissuto dall'Europa e parte degli Stati Uniti, si intreccia piuttosto con considerazioni relative alla trasparenza dei rapporti prodotti dall'IPCC. Di recente si è fatto notare che, oltre al cosiddetto Climategate, ovvero la pratica dell'aggiustamento dei dati affinché corrispondessero a tesi precostituite, altri episodi stanno inficiando l'autorevolezza del panel intergovernativo. Si va dalle accuse a Rajendra Kumar Pachauri, il presidente dell'IPCC, che ha ricoperto incarichi di responsabilità in industrie che traggono profitto dall'allarme climatico attraverso la promozione di prodotti ed energie alternative, al fatto che si sia usato un semplice rapporto del WWF sul catastrofico arretramento dei ghiacciai terrestri, anziché analisi ed osservazioni sottoposte a procedura di revisione (peer review). Ultimo in ordine di tempo, l'Amazongate: l'affermazione per cui la foresta amazzonica reagirebbe drasticamente anche a un leggero cambiamento del regime pluviometrico, sarebbe supportata solo da un documento redatto da uno specialista del WWF e della World Conservation Union che opera in Australia e in Asia, ma non ha mai operato nel bacino amazzonico, col contributo d'un giornalista che ha lavorato per le campagne di Greenpeace e del WWF.
Insomma, un dibattito sul clima che, sempre più ideologizzato, per il momento non ha tempo di occuparsi della componente solare. E forse è un bene per il mondo scientifico, che avrà così modo di indagare questi legami senza la pressione di un'opinione pubblica e d'una sfera politica ossessionate da un risultato a tutti i costi.
Sulle accuse all'IPCC:
http://joannenova.com.au/2010/01/the-four-gates-of-the-ipcc/
Stefano Di Battista
I commenti dei lettori
Stefano Di Battista ha scritto il 10-02-2010 ore 10:38
Non ho parlato di inversione di tendenza; ho segnalato, semplicemente, che delle eccezioni nelle Alpi ci sono. Ma le ricordo pure che il Plateau Antartico, che da solo vale il 90% dei ghiacciai mondiali, non è in contrazione. Allora, possiamo davvero sostenere che i ghiacciai terrestri sono a rischio di scomparsa, quando ciò non è vero per i 9/10?
Ottone ha scritto il 09-02-2010 ore 19:57
No, non guardo al clima ma bensì alle sue anomalie, ed i record mi parlano di quelle. Tutto qui. Ma per quanto riguarda i ghiacciai, per favore non prendiamoci in giro, con un paio di eccezioni che non superano il metro non si può e non si deve parlare di inversione di tendenza, visto che la stragrande maggioranza di tutti gli altri ghiacciai sono in regresso ben documentato dalle misurazioni glaciologiche!
Stefano Di Battista ha scritto il 08-02-2010 ore 13:16
Egregio Ottone, ragionare sul clima pensando ai record è fuorviante. Quel che sembra in atto, al momento, è proprio un ritorno verso condizioni di normalità, come le definisce lei. Si tratta solo di indizi, ma pare che il riscaldamento registrato a cavallo del XXI secolo si stia ridimensionando e la causa potrebbe essere proprio una minore attività solare. Riguardo i ghiacciai alpini invece, non è vero che siano tutti in regresso: se non l'ha letto, le segnalo http://www.meteogiornale.it/notizia/16948-1-ghiacciai-alpini-qualcuno-torna-a-crescere.
Ottone ha scritto il 08-02-2010 ore 10:50
Io vedo un freddo normale per l'inverno, nulla di eccezionale e nessun record battuto, mentre quelli del caldo da qualche parte nel mondo vengono battuti quasi ogni mese; IPCC o no! E' solo che eravamo disabituati da una serie di inverni davvero caldi invece, quali la maggioranza dal '98 in poi. Poi Albert, guarda i ghiacciai alpini: in costante e forte ritiro, compreso lo scorso nevosissimo anno. Ripeto, i principali nemici del AGW sono le lobby di petrolio-gas-carbone e correlati
Gianni ha scritto il 07-02-2010 ore 18:56
No, non è un inverno normale, perchè le basse temperature e la neve hanno interessato vastissime località dell'intero emisfero nord. Comunque ciò non costituisce un'inversione di tendenza rispetto al trend degli ultimi anni. Soltanto se tali inverni si ripetessero con una certa frequenza potremmo asserirlo. Quanto al IPCC mi sembra schiavo di un teorema dato per acquisito: l'effetto serra è solo antropogenico e perciò un giorno sì e l'altro pure diffonde dati che lo proverebbero.Ogni tanto prende cantonate.Non mi sembra molto serio.
Stefano Di Battista ha scritto il 06-02-2010 ore 20:48
Non è un arrampicarsi sugli specchi, egregio Albert, perché così stanno le cose: le doline rappresentano situazioni micro climatiche che nulla hanno a che vedere con gli andamenti storici dei climi regionali. Quanto alle notizie riguardanti Busa di Manna, enfatizzate dai mezzi di comunicazione nei primi giorni di febbraio, si riferivano a un dato del 18 dicembre 2009: circostanza, questa, che nessuno pare abbia chiarito. Sulla mancata divulgazione da parte del Meteogiornale, esiste un motivo contingente: gli operatori turistici trentini hanno parlato di terrorismo, facendo pressione affinché tali valori non siano ulteriormente diffusi, cosa che ha indotto i vertici regionali dell'Arpa Veneto, ente che si occupa della ricerca, a imporre il silenzio stampa. Pertanto, è venuta a mancare la controparte, da cui ottenere elementi per una più compiuta disamina. Chi scrive sul Meteogiornale si assume responsabilità che vanno poi difese e argomentate. Ora, pare che Arpa Veneto sia intenzionata a produrre un comunicato in merito alla ricerca sulle doline e ai dati della stagione 2009-'10: a quel punto, ne parleremo anche noi.
Albert ha scritto il 04-02-2010 ore 10:03
Oltre alle taroccature dell'East Anglia, l'IPCC è stata sbugiardata anche per le ridicole previsioni (tratte da una tesi) sullo scioglimento dei ghiacci dell'Himalaya nel 2035, e ha dovuto ammetterlo.
Trovo patetico il fideismo di quanti - come Ottone - vogliono difenderla a spada tratta, o addirittura affermare che questo "è un inverno del tutto normale", quando l'intera Europa è al gelo da settimane, con trasporti bloccati, e centinaia di persone morte di freddo.
Dovreste trovarvi un'altra religione, per appagare il vs. dogmatismo.
Albert ha scritto il 04-02-2010 ore 09:41
Per favore, vediamo di non arrampicarci sugli specchi.
Una dolina è un luogo del tutto naturale e aperto, per quanto "sui generis".
Quindi è doveroso indicare anche quelle temperature, per quanto circoscritte, e infatti molti notiziari le hanno riferite.
Altimenti, in base a questo ragionamento, non si dovrebbe indicare il record assoluto di caldo del 1922 (+58°) perchè registrato nel deserto libico, un luogo altrettanto "sui generis".
Albert ha scritto il 04-02-2010 ore 09:32
Ottone dici una cosa falsa. A Copenaghen le maggiori multinazionali, tra cui la petrolifera Exxon, ora si danno una "eco-verniciata" e appoggiano le farneticazioni dell'IPCC, per pura convenienza.
Taroccare i dati sulle temperature, e il ridicolo rapporto "hockey stick" come lo chiama sig. Ottone?
Ma chi vogliamo prendere in giro?
Ottone ha scritto il 03-02-2010 ore 15:51
No, IPCC non si è screditata da sola ma tanti la vorrebbero screditare, ad iniziare dalle maggiori lobby economiche, cioè tutto il mercato dei combustibili fossili, certamente di gran lunga il maggior fatturato al mondo, caro Albert. Confermo il dato dei minimi del Trentino (sono di Trento), si tratta di temperature rilevate a raso terra durante notti serene su altipiani innevati ove ci siano delle conche naturali... Già nelle zone circostanti contemporaneamente si registrano decine di gradi in più!
Andrea Binetti (Kiatto) ha scritto il 03-02-2010 ore 15:09
Sempre sul record trentino va detto che nel luogo dove è stato misurato (scelto appositamente dai ricercatori per le sue caratteristiche) non esistono serie storiche.
Non è da escludere, dunque, che in quel luogo o in siti analoghi, durante gli inverni più freddi del secolo scorso (1929, 1956, 1963, 1985) si siano raggiunti valori inferiori ai -50°C.
Tale misurazione non è però da prendere come segno del fatto che quest'inverno sia stato particolarmente freddo.
Redazione MeteoGiornale ha scritto il 03-02-2010 ore 14:12
@Albert: il microclima è della dolina, monitorata appena da un paio d'anni, non del Trentino.
Albert ha scritto il 03-02-2010 ore 11:23
Il microclima del Trentino non mi pare una ragione per non dare la notizia.
Allora potrei obiettare che anche i "record" di caldo sono registrati in isole di calore diverse da 30-40 anni fa.
Signor Ottone, l'IPCC si è screditata da sola!
L'IPCC considera solo gli ultimi 150 anni, un niente nella storia geologica della Terra, lasciamo perdere, legga il prof. Scafetta!
Redazione MeteoGiornale ha scritto il 02-02-2010 ore 20:26
@Albert: il record del Trentino di -47°C si riferisce ad una dolina, non è indicativo del clima generale ma solo di una particolarissima e ristrettissima zona microclimatica. Può leggere del precedente record dell'anno scorso a questo indirizzo http://www.meteogiornale.it/notizia/14147-1-in-dolina-a-40-c. Riguardo le sue critiche le accettiamo, ma rileviamo che quelle di non pochi altri lettori sono esattamente di segno opposto.
Albert ha scritto il 02-02-2010 ore 18:47
A proposito, come mai su questo sito non si trova traccia della notizia sui -45° registrati nel Trentino?
E' un record che obbliga a ripensare quanto dicevano fino a uno-due anni fa, sugli inverni ormai inesorabilmente avviati al caldo, sulla possibilità di coltivare datteri e palme, ecc.
Eppure, su questo sito quando c'è un record di caldo, viene evidenziato subito.
Come mai sul freddo non c'è questa "par condicio"?
Ieri: 08:44Piacenza si è svegliata col TEMPORALE



