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Dibattito sul Global Warming: Scafetta si oppone all'IPCC, è il sole a guidare i cambiamenti climatici (parte II)
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Secondo il dott. Scafetta, giovane studioso italiano alla Duke University, i modelli tradizionali utilizzati dall'IPCC sono troppo imprecisi ed esagerano il contributo antropico. Quindi si propone un nuovo tipo di modello basato su un approccio fenomenologico che rivaluta il contributo solare nell'attuale fase di Global Warming.

immagine articolo 16682
immagine articolo 16682

Sopra confronto tra la temperatura globale del pianeta (in rosso) e la simulazione con il GISS ModelE GCM di Hansen [2007] (in blu). E' evidente che il modello non riproduce le oscillazioni del clima. Sotto un modello del dott. Scafetta (in blu) basato sui cicli di 60/20 anni si Giove e Saturno che fitta i dati molto bene. (Risultati presentati US Enviromental Protection Agency, 2009). Clickare sui grafici per ingrandirli.

Aldo Meschiari: 23-11-2009 ore 17:35

Segue da: www.meteogiornale.it/notizia/16664-1-global-warming-scafetta-contro-ipcc-sole-guida-cambiamenti-climatici

[MTG] Nei paper e nelle pubblicazioni che lei ha curato, emerge che a suo parere il vero responsabile dell'attuale fase di riscaldamento sarebbe il Sole. Vuole spiegarci in sintesi la sua teoria?

[S] Il preambolo di questa domanda non è del tutto corretto. Qui bisogna fare attenzione. Ho notato che c'è una certa tendenza ad usare una logica dicotomica secondo la quale i fatti o sono bianchi o sono neri. Quindi se uno dice che il fatto non è bianco viene criticato sostenendo che il fatto non è nero. Questa logica non è appropriata per sviluppare nessun serio discorso e tanto meno per capire come il clima cambia. Io non sostengo che i cambi climatici sono dovuti al 100% al sole o ad altri fenomeni naturali nè sostengo che sono dovuti al 100% all'uomo. La verità è in qualche punto tra i due estremi e questo punto di mezzo va stimato con i conti.

È importante notare due lavori citati dal Dr. Provenzale in un precedente editoriale sul Meteo Giornale. Provenzale cita un lavoro di Lean and Rind (su GRL) e un lavoro di Benestad e Schmidt (su JGR). Il primo usa una decomposizione lineare della temperatura e conclude che il contributo solare al riscaldamento globale sin dal 1900 è molto piccolo rispetto al contributo antropico e che a causa del ciclo solare di 11 anni dobbiamo aspettarci un breve stop al riscaldamento globale. Il secondo articolo critica gli studi fenomenologici inclusi alcuni miei lavori e li dichiara "ingenui". È importante osservare che il lavoro di Lean and Rind è basato su un modello lineare che è stato più volte criticato nei miei studi perché troppo semplicistico. Infatti questo modello non può che seriamente sottostimare il contributo solare su una scala più lunga di 10 anni perché non contiene nessuna risposta del clima ai forcings, e Lean stessa mi ha dato ragione anche se privatamente. Il mio articolo "Empirical analysis of the solar contribution to global mean air surface temperature change," Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics (2009) spiega bene questi problemi. Il lavoro di Benestad e Schmidt è invece semplicemente pieno di errori sia matematici che fisici. Io questo l'ho anche provato in un commento pubblicato immediatamente dopo la sua pubblicazione via internet http://wattsupwiththat.com/2009/08/04/scafetta-benestad-and-schmidt%e2%80%99s-calculations-are-%e2%80%9crobustly%e2%80%9d-flawed/
Una risposta formale è gia scritta e spero che sia pubblicata quanto prima possibile. Quindi questi due lavori, soprattutto il secondo, non dovrebbero essere sovrastimati.

Riguardo il contributo solare al clima bisogna prima di tutto capire come l'idea che il sole contribuisce poco ai cambi climatici si sia formata nell'immaginario comune negli ultimi 10 anni.
Una data importante da ricordare è il 1998 quando Mann pubblica la prima ricostruzione della temperatura globale durante gli ultimi 1000 anni. Questo grafico è conosciuto come l' "Hockey Stick". Questo grafico sostiene che prima del 1900 la temperatura globale era pressoché costante e che sin dal 1900 un incredibile riscaldamento è avvenuto. Questo grafico prese di sorpresa un pò tutti, inclusi gli storici e i geologi che hanno sempre sostenuto che i primi secoli del millennio dovevano essere piuttosto caldi mentre il periodo dal 1500 al 1800 doveva essere piuttosto freddo.

In ogni caso, "Hockey Stick" era l'unica cosa disponibile all'epoca e richiedeva una interpretazione scientifica. Diversi gruppi tra cui Crowley qui alla Duke University hanno concluso che l'Hockey Stick implicava che il clima è quasi insensibile al sole mentre il riscaldamento osservato sin dal 1900 era quasi completamente di origine antropica [Causes of Climate Change Over the Past 1000 Years, Science 775, 270-277 (2000).] Crowley conclude il suo articolo dove mostra la consistenza tra il suo modello climatico e l'Hockey Stick dicendo

"The very good agreement between models and data in the pre-anthropogenic interval also enhances confidence in the overall ability of climate models to simulate temperature variability on the largest scales."

Questa affermazione chiaramente stabilisce il link tra l'Hockey Stick di Mann e la "fede" nella sufficiente correttezza dei modelli climatici. Questa interpretazione è stata fatta propria dall'IPCC nel 2001, è stata divulgata da Al Gore nel suo documentario "The Inconvenient truth" dove l'Hockey Stick gioca un ruolo predominante, ed è stata quasi completamente riproposta dall'IPCC nel 2007. È importante notare che l'IPCC 2007 si basa sull'interpretazione climatica di modelli, come i modelli GISS di Hansen, sviluppati prima del 2004/5 che sono tutti compatibili con L'Hockey Stick di Mann.

Le date sono importanti perché sin dal 2004/5 l' Hockey Stick di Mann è stato seriamente criticato. Nuove ricostruzioni del clima suggeriscono che prima del 1900 una notevole variabilità climatica è avvenuta (ad esempio: Moberg A., et al. (2005), Highly variable Northern Hemisphere temperatures recon structed from low- and high-resolution proxy data. Nature 433, 613-617). Questa variabilità è compatibile con i dati storici che abbiamo. Nei miei lavori del 2006, 2007 e 2009 provo che queste nuove ricostruzioni secolari della temperatura seguono i cicli solari piuttosto bene. Estendendo questi risultati nell'ultimo secolo si ottiene che almeno il 50% del riscaldamento sin dal 1900 è dovuto alla crescita dell'attività solare, il che lascia meno del 50% alle attività umane. Questo risultato indicherebbe che al raddoppio del CO2 la temperature potrebbe riscaldarsi di 1, massimo 2oC, non tra 1.5 e 4.5oC come l'IPCC sostiene e tanto meno che tra 4 e 8oC come ora Rockstrom e altri 28 scienziati (incluso Hansen), che promuovono l' AGW, propongono. Questo lo può vedere in figura 1.

È chiaro che con i miei numeri i rischi ambientali associati al CO2 sarebbero mitigati, e se aggiungiamo il fatto che molti astrofisici ritengono che l'attività' solare dovrebbe diminuire nei prossimi decenni, il raffreddamento dovuto ad un calo dell'attività' solare potrebbe compensare il riscaldamento dovuto al CO2 antropico e la temperature globale potrebbe rimanere relativamente stabile per diversi decenni.

[MTG] Nel nostro giornale ci siamo spesso occupati del Sole, soprattutto riguardo alla sua attuale fase di debole attività geomagnetica. Abbiamo quindi analizzato le principali teorie che cercherebbero di spiegare il rapporto dell'attività della nostra stella con il clima del nostro pianeta. Quali sono le maggiori difficoltà che emergono nel tentativo di mettere in correlazione statistica i principali indici che misurano l'attività solare (Total Solar Irradiance e Solar Flux) o il numero delle macchie solari (Sunspot) con il clima terrestre ed in particolare la sua evoluzione termica? Quali invece i vantaggi?

[S] Le maggiori difficoltà sono dovute al fatto che non si sa con precisione né come l'attività solare si è evoluta nel passato né attraverso quali meccanismi il sole altera il clima. I modelli usati dall'IPCC assumono che il sole influenzi la temperatura globale solo come flusso totale di energia e lo stratta esattamente come gli infrarossi dei gas serra. Questa è una banalizzazione della fisica coinvolta. Il sole emette a tutte frequenze dai raggi gamma alle onde radio. Ciascuna frequenza influenza il clima in modo diverso sia fisico che chimico. Inoltre il sole modula i raggi cosmici che possono modulare le nuvole che cambiano l'albedo. Infine ci possono essere aggiuntivi effetti sia magnetici che gravitazionali. Tutto questo è poco capito e tutti questi meccanismi sono assenti nei modelli usati dall'IPCC. È chiaro che non è lecito ritenere che quello che non si capisce ancora si possa tranquillamente ignorare, come viene implicitamente assunto da chi pone la sua fiducia nei suddetti modelli.
A questa difficoltà si aggiunge un ulteriore fatto relativo al comportamento del sole tra il 1980 e 2000 quando si è osservato un forte riscaldamento della terra. I modelli usati dall'IPCC usano modelli solari dedotti da proxy che ritengono che l'attività' solare è rimasta costante durante questo periodo. Tuttavia i gruppi sperimentali che hanno misurato l'irradiazione totale solare con i satelliti, in particolar modo il gruppo ACRIM, con cui collaboro, e il gruppo responsabile della missione Nimbus7/ERB ritengono che l'attività solare sia cresciuta durante questo periodo. I problemi si sono acuiti perché un altro gruppo, il PMOD in Svizzera, ha modificato alcuni dati solari satellitari per ottenere un record satellitare che mostra un'attività solare costante tra il 1980 al 2000. È importante notare che i gruppi sperimentali hanno rigettato le correzioni dei loro dati fatte dal gruppo PMOD come arbitrarie. Un mio ultimo lavoro con Willson dell'ACRIM proverebbe questo. Anche se il problema, che stiamo cercando di risolvere in modo definitivo, è piuttosto complicato, non posso che far notare che IPCC e i gruppi climatici che hanno sviluppato i modelli hanno sempre ignorato le opinioni dei gruppi sperimentali satellitari. Questo è singolare in scienza dove la misura sperimentale detiene il primato sull'ipotesi teoriche. Preferendo PMOD ad ACRIM il messaggio è stato che il riscaldamento osservato nel pianeta sin dal 1980 non poteva essere indotto dall'attività solare, ma doveva essere indotto dall'uomo al 100%.
Quindi il problema è come risolvere tutta questa incertezza. Nell'articolo del Lorenzetto ho brevemente parlato di una teoria che sto sviluppando è che ho presentato in diverse conferenze. Ma articoli non sono ancora pubblicati quindi non posso parlarne qui in modo diffuso. Come nell'articolo del Lorenzetto posso solo dire che il clima sembra avere dei cicli come un ciclo di 60 anni che potrebbe anche essere presente nell'attività solare. Questo ciclo di 60 anni si sposa bene con il ciclo di 60 associato all'orbita combinata di Giove e Saturno che si ripete ogni 60 anni. Questo ciclo da solo spiegherebbe gran parte del riscaldamento osservato sin dagli anni 70 come la figura pubblicata nell'articolo sul Giornale prova. I modelli climatici non riproducono questo ciclo e hanno confuso questo riscaldamento come antropico. In Figura 2 c'è un confronto tra un tradizionale GCM e il modello planetario da me sviluppato.
In conclusione ritengo che ci siano ancora molti punti aperti. La complessità del clima e l'incertezza su parecchi meccanismi non può che suggerire che l'AGW promossa dall'IPCC, che è bene ricordare è un organismo più politico che scientifico, è inaccurata e semplicistica.

Ringraziamo il dott. Scafetta per la sua disponibilità e invitiamo i lettori a proporre le loro domande o commenti.

Aldo Meschiari

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I commenti dei lettori

Dario ha scritto il 24-11-2009 ore 14:35

Il dott. Scafetta mi sembra l'unico che parte da un approccio serio, ossia seguire la vecchia massima di Leonardo da Vinci per cui "consulta prima l'esperienza e poi la ragione". Prima di mettersi a fare le previsioni del Mago Gabriel, bisogna studiare e ricostruire cosa è avvenuto in passato e, x il clima, ciò significa necessariamente partire dai dati storici, archeologici e scientifici sul clima del passato, i quali ci dimostrano chiaramente l'esistenza di variazioni e ciclicità naturali ben + ampie di quelle di ipotetica causa antropica.

Francesco ha scritto il 23-11-2009 ore 23:24

Mi chiedo come sia possibile avere così tanta incertezza sul valore di irradianza totale del sole tra il 1980 e il 2000 avendo già a disposizione i satelliti. Mi verrebbe naturale pensare che tale radiazione non sia una misura molto difficile da effettuare. Mi chiedo inoltre come mai l'IPCC avrebbe dovuto usare dei dati proxy e non le misurazioni dirette disponibili che dovrebbero essere più attendibili.

Andrea Galligioni ha scritto il 23-11-2009 ore 19:00

Credo che il miglior approccio possibile sia quello puramente scientifico, dove per arrivare ad una "verita´" non bisogna tralasciare niente. Il sole, la CO2, le nuvole, il fitoplancton, la deforestazione, gli allevamenti superintensivi, e chissa´ quali altri elementi entrano in gioco per regolare il clima. E soprattutto non bisognerebbe MAI nascondere niente, in particolare i dati che non avvalorano la nostra tesi...