Zingarate.com - viaggiatori low cost

 
 

Meteo Giornale » Archivio » Editoriali del Meteo Giornale »

Che tipo di ecologista sei?
5 Commenti » Commenta

Secondo Martinez Alier esistono almeno tre forme di ambientalismo: il culto della wilderness, il vangelo della ecoefficenza, e infine l'ecologia dei poveri. A quale di queste vi sentite più vicini?

immagine articolo 16563

Nell'immagine, la copertina del libro di Joan Martinez Alier, intitolato "Ecologia dei poveri".

Leggendo il bellissimo libro di Martinez Alier, economista catalano, scopriamo che esitono almeno tre tipi diversi di ambientalismo, ognuno dei quali appartiene ad un modo diverso di intendere la natura e soprattutto il suo valore per una comunità.
C'è il culto della wilderness, fondato sull'amore per gli spazi incontaminati, le grandi foreste selvagge, le isole vergini, le montagne inespugnabili: qualsiasi forma la Natura assuma, basta che l'uomo sia assente. Lo scopo primario è la conservazione dell'ambiente selvaggio, e per ottenerlo è necessaria una sola strategia: allontanare l'uomo dall'ambiente naturale per poterlo meglio preservare. Questo forma di ecologismo nasce ovviamente nell'Occidente industrializzato allorché i bisogni primari della maggioranza della popolazione sono stati risolti: allora ci si accorge dello scempio perpetrato al territorio e si ricorre al Parco Nazionale, alla tutela radicale di quelle isole verdi che devono rimanere incontaminate. Qui la Natura è il passato felice, è l'età dell'oro, e come tale deve essere contemplata e adorata. E soprattutto questo ambientalismo è fortemente avverso alla crescita economica e molto preoccupato di quella demografica.

C'è poi il vangelo dell'ecoefficenza, di più giovane età ma sempre più diffuso, anche ai danni del tipo precedente di ambientalismo. Qui invece la scienza, la tecnica, l'economia svolgono un ruolo primario: infatti il progresso scientifico viene visto come la vera risorsa per poter gestire in modo sostenibile lo sviluppo e le risorse naturali. Attraverso il controllo razionale dell'inquinamento e dell'impatto ambientale nell'industria, nell'agricoltura, nell'allevamento, nella pesca, è possibile risolvere la maggior parte delle problematiche ecologiche. Un concetto fondamentale di questa forma di ecologismo è quello dell'internalizzazione delle esternalità: bruttissime parole per dire che bisognerebbe far pagare quando si acquista un certo strumento anche il suo indubbio impatto sull'ambiente. Per esempio: acquistando un'auto acquisti anche una porzione più o meno grande di inquinamento che il mezzo produrrà, senza contare quello che è stato necessario per produrla. L'Economia ambientale è la scienza che si occupa di tali aspetti.

Ma ad un occhio attento non sarà sfuggito che nelle due forme di ecologismo sopra descritte c'è un grande assente: entrambe infatti sono rivolte ai paesi ricchi, all'Occidente sviluppato e ipertecnologico. E i Paesi poveri, o come si usa ipocritamente dire, in via di sviluppo? Che forma di ecologia potrebbero praticare, visto che la stragrande maggioranza della popolazione si trova spesso a combattere con i bisogni primari? Chi si interessa della giustizia ambientale di quelle popolazioni che vedono quotidianamente essere svendute ai paesi più ricchi le loro ricche risorse ambientali, mentre esse mancano anche delle cose minime, come l'acqua, il cibo, la terra.

L'Ecologia dei poveri è l'ultima nata tra le forme di ambientalismo. Il suo scopo è la difesa di ambienti in cui l'uomo è da secoli perfettamente inserito, ma che vengono minacciati dallo sfruttamento massiccio della minoranza ricca del pianeta. Le sue parole d'ordine sono biopirateria (utilizzo di risorse ambientali senza riconoscimenti ufficiali, come ad esempio piante medicinali), erosione del suolo (causato da monocolture estensive governate dai paesi ricchi), passivo ambientale (molte imprese hanno passivi ambientali quando sfruttano territori in modo grossolano lasciandolo impoverito e inquinato), imperialismo tossico (quando si inviano rifiuti tossici illegalmente, anche se ciò è proibito dalla Commissione di Basilea, dai paesi ricchi a quelli poveri), il commercio ecologicamente diseguale (un esempio: La UE importa quattro volte di più di ciò che esporta; l'America Latina esporta sei volte di più di ciò che importa).
E tu, gentile lettore, che tipo di ecologista sei?

Aldo Meschiari

Condividi Meteo Giornale

Inizio Pagina

Lascia un commento

(commento da 100 a 1000 caratteri)

I commenti dei lettori

sergio monai ha scritto il 01-02-2010 ore 15:31

Per il taglio dell'articolo sono portato ad essere del terzo tipo, ma se si pensa che molti popoli indigeni sono parte integrante della wilderness del primo tipo allora si e' automaticamente anche del primo, d'altra perte per risolvere i problemi dei paesi poveri bisogna cominciare ad essere anche del secondo tipo.. Come vede forse le classificazioni sociologiche sono interessanti appunto per la sociologia ma all'ambiente interessano i fatti.
Sergio Monai

Nando ha scritto il 18-11-2009 ore 21:19

CARO ALDO MESCHIARI, PRIMA DI TUTTO TI RINGRAZIO DI AVER AFFRONTATO QUESTO TIPO DI TEMATICHE.IO SENZ'ALTRO SCEGLIEREI IL CULTO ''DELLE WILDERNESS''PERCHè DOVE C'è L'UOMO C'è DISTRUZIONE!!!

Aldo Meschiari ha scritto il 18-11-2009 ore 13:25

Certo che è possiible. :-)

alba bucchioni ha scritto il 18-11-2009 ore 12:53

E' possibile che sia di tutti e tre i tipi? Anche se preferisco il primo!

I. V. ha scritto il 17-11-2009 ore 10:38

Dr. Meschiari, io appartartengo al "quarto movimento" ...
ovvero la maggioranza che non ha voce in capitolo per mancanza di risorse e tempo ma soprattutto di idee... il quarto gruppo che inchina continuamente la testa e che lavora per soddisfare i primi tre gruppi!!!
Buon lavoro a lei e a tutti!!