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Il freddo che viene dalle stelle (II parte)
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Continua la ricerca intorno a questa affascinante teoria: la possibilità che i raggi cosmici provenienti dalla spazio esterno possano modulare la nuvolosità bassa sulla Terra e quindi anche il suo clima.
La prima immagine rappresenta l'acceleratore LHC (Large Hadron Collider) del CERN di Ginevra. © CERN
Il secondo disegno rappresenta il funzionamento della teoria di Svensmark. Fonte: http://www.sciencebits.com. Rielaborazione grafica a cura della Redazione Meteo Giornale.
Nella prima parte di questo affascinate viaggio nella teoria di Svensmark e della sua equipe di studiosi danesi, abbiamo cercato di spiegare il possibile collegamento, attualmente fonte di studio al CERN, tra i CR (cosmic rays) e la nuvolosità bassa sulla Terra. Oltre a migliorare le nostre conoscenze sulla formazione delle nuvole, il progetto del CERN, denominato CLOUD (Cosmics Leaving OUtdoor Droplets), potrebbe, se confermasse la teoria di Svensmark, rivoluzionare le nostre attuali conoscenze sul sistema climatico.
Come si può leggere nel sito del CERN dedicato al progetto,
le nubi basse esercitano un'enorme influenza sull'equilibrio energetico del pianeta Terra: cambiamenti anche di pochi punti percentuali nella loro diffusione avrebbero un effetto importante sul clima. In effetti da tempo si sa che le nuvole medio-basse riescono a riflettere una grossa porzione della radiazione solare ad onda corta, producendo quindi un progressivo raffreddamento della superficie terrestre e della bassa troposfera. Al contrario le nubi alte, sopra i 5.000/6.000 metri, hanno un effetto opposto, essendo trasparenti praticamente alle onde corte, schermando invece quelle lunghe.
Svensmark quindi si inserisce nel gruppo di studiosi che ritiene il Sole il maggior responsabile dei cambiamenti climatici terrestri, ma non pensa che ciò possa essere una conseguenza diretta dell'irradianza solare, altrimenti conosciuta come TSI. In effetti la radiazione solare viene anche definita come Costante Solare, visto che nel corso dei decenni ( e dei secoli) il suo contributo dovrebbe, secondo studi recenti, variare davvero di poco. A fronte di una valore medio di 1365 w/mq, le variazioni anche nei tempi secolari potrebbero ridursi a una manciata di watt/mq. L'equipe danese invece punta il dito sulla capacità del Sole di schermare i CR.
Quando il Sole si trova in una fase di grande attività elettromagnetica aumenta la forza del suo campo magnetico e del vento solare al punto che è in grado di schermare la Terra, riducendo considerevolmente la quantità di CR che riescono a penetrare. In tali periodi, secondo la teoria dello studioso danese, la nuvolosità bassa diminuirebbe notevolmente e quindi le temperature terrestri sarebbero destinate a crescere. Al contrario, nelle fasi di bassa attività solare, i CR riuscirebbero a penetrare in modo massiccio e a favorire la formazione nuvolosa con conseguente raffreddamento climatico.
In effetti il XX secolo è stato caratterizzato da uno dei periodi di maggiore attività solare degli ultimi secoli, almeno stando alle opinioni degli esperti. Secondo Svensmark tale forte influsso solare avrebbe impedito ai CR di favorire la formazione di nuvole basse e quindi il clima si è riscaldato in modo notevole. Nel caso il Sole andasse incontro ad una fase di bassa attività, si avrebbe invece un aumento considerevole di nubi basse e quindi un successivo raffreddamento del pianeta. Almeno stando alla teoria di Svensmark.
Dobbiamo inoltre ricordare che recentemente lo studioso danese ha messo intelligentemente in relazione le grandi eruzioni solari con le diminuzioni improvvise e veloci di CR, denominate tecnicamente Forbush decrease. Durante gli episodi di espulsione di massa coronale del Sole, denominati CME, il vento solare sarebbe spinto con grande velocità e forza verso la Terra. Coerentemente alla teoria di Svensmark in queste occasioni si dovrebbe osservare una forte diminuzione dei CR e successivamente una altrettanto forte diminuzione delle nubi basse. Ebbene nel suo recente studio, lo studioso danese dimostra come in queste fasi si osserva una forte diminuzione del contenuto di acqua liquida nell'atmosfera oceanica, fino ad un calo del 7%.
A questo punto non ci resta che attendere i risultati degli studi del CERN per comprendere la validità della teoria di Svensmark.
Aldo Meschiari - Nuovo forum, nuovo sito: www.mtgforum.it
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