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Pasqua tra le nevi del Trentino (prima parte)
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Ancora molto notevole l'innevamento in quota, oltre i 1700 metri. Inverno "assassino", quello 2008-09, per la selvaggina, decimata dalle eccezionali nevicate.
Nella prima immagine, il Piano di Covel innevatissimo la vigilia di Pasqua 2009. Nella seconda immagine, Pejo Fonti, il Piano di Mezoli e la valle del Monte, ancora ben innevati, visti dalla Chiesa di San Rocco, sopra Pejo. I pendii esposti a sud sono invece quasi sgombri da neve. Foto di Giovanni e Alessandro Staiano, cliccare sulle immagini per ingrandirle.
Sabato 12 aprile, siamo giunti a Cogolo di Pejo alle 13, trovando un cielo poco nuvoloso e una temperatura intorno ai 15°C. In paese, poca la neve residua, con qualche "mucchio" nei giardini e a bordo strada, nei punti meno battuti dal sole. Sulle montagne circostanti, ovvia la differenza tra i versanti in ombra, ancora innevati già a quote appena superiori a quella del paese, e quelli soleggiati, ormai quasi del tutto spogli fino a quota 1600-1700.
Alle quote alte,oltre i 1900-2000 metri, la montagna appariva ancora veramente "carica" di neve anche sui versanti esposti al sole, con i canali quasi "pareggiati" e anche molte zone rocciose parzialmente coperte dalla coltre bianca.
Nel pomeriggio siamo saliti fino ai 1856 metri di Malga Covel, partendo dai 1579 metri di Pejo Paese, il paese più alto del Trentino, al quale siamo giunti in auto. Lungo i tornanti della strada che da Cogolo sale ai 1380 metri di Pejo Fonti, infilandosi nello stretto valloncello percorso dal Noce, quasi subito abbiamo incontrato la neve, localmente anche alta. Entrando in Pejo Fonti, la parte del paese in quasi costante ombra, verso l'Hotel Zanella e l'imbocco della Val Comasine, era ancora coperta da 50-60 cm di neve. Completamente e abbondantemente innevato anche, appena oltre il centro termale, il piano di Mezoli, allo sbocco della fredda Valle del Monte.
Pejo Terme ha in effetti un clima molto particolare. In inverno il sole non vi arriva mai e solo vero il 10 febbraio comincia a farsi vedere per pochi minuti nella parte più settentrionale, verso l'Hotel Vioz. La parte meridionale, addossata alla montagna (qui la Val Comasine, ampia e prativa in alta quota, precipita come una forra ripidissima, dove spesso fanno bella mostra di se, in inverno, cascate ghiacciate), vede arrivare il sole solo a metà marzo, ma anche a cavallo del solstizio d'estate il sole vi rimane per poche ore.
Molto fredda e ombrosa anche la Valle del Monte e il piano di Mezoli, che ne costituisce lo sbocco verso la conca di Pejo Terme. Sia Pejo Terme che la valle del Monte godono in inverno di condizioni tali da sfavorire fortemente la fusione della neve caduta, che quindi si accumula episodio dopo episodio, riducendosi lo spessore del manto solo per compattamento e negli episodi di foehn. Nelle fasi anticicloniche, anche in quelle miti, l'inversione termica è infatti formidabile, con calma di vento, anche nelle ore diurne. Non è infrequente, in un mezzogiorno di gennaio soleggiato, avere temperature a Pejo Terme 7°-8°C più basse che a Cogolo e 5°-6°C inferiori alla più alta Pejo.
Torniamo alla nostra salita. Esposto al sole, Pejo non presentava molta neve, in apparenza, ma all'ombra delle case e dei fienili il manto bianco era ancora localmente notevole. Molti gli abitanti che approfittavano della bella giornata per liberare definitivamente, pale in mano, orti e giardini ormai da iniziare a preparare per l'estate.
Salendo, abbiamo oltrepassato la Chiesa di San Rocco, nel cui cimitero militare sono sepolti i tre Kaiserschutzen emersi dai ghiacci del Piz Giumella nell'agosto 2004. Fino a 1650-1700 metri l'innevamento si presentava irregolare, con spessore intorno ai 30-40 cm sul viottolo, ma ampi settori scoperti sul pendio, esposto a sud-sudovest. Oltre quota 1750 abbiamo trovato neve molto più alta, già oltre il metro, per entrare poi, una volta attraversata la pista (chiusa per fine stagione) Tarlenta, in un autentico delirio di neve, con il manto alto circa 1,5 metri in tutto il piano di Covel.
Poco prima della malga un curioso inconveniente mi ha fatto toccare con mano (anzi con piede ...) l'entità degli accumuli localmente provocati dal vento e/o dalla presenza di infrastrutture. Malgrado le ciaspole, infatti, a un certo punto la neve mi ha ceduto sotto il piede destro, per cui mi sono ritrovato con la gamba destra quasi interamente sprofondata nella neve. La cosa curiosa era la difficoltà nell'estrarre il piede incastrato, che solo dopo qualche secondo ho capito essere dovuta al fatto che il piede si era incastrato tra un tavolino da picnic e la relativa panchina, che la neve alta aveva reso del tutto invisibili, potendo un osservatore solo vedere una indistinta "gobba" poco pronunciata.
Nel percorrere il perimetro del piano di Covel, passando anche per il laghetto ancora gelato e la cascata al contrario del tutto libera, abbiamo incontrato ben 4 carcasse di selvaggina, cervi e camosci. L'inverno molto nevoso e la conseguente difficoltà a trovare cibo ha causato una elevata mortalità nel settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio, secondo alcuni quasi il 50% della selvaggina non è sopravvissuta.
Neve alta, come detto, a Covel, dalle caratteristiche primaverili, stanti le alte temperature, con ancora 8°C a Pejo alle 18.30 e 10°C a Cogolo alle 18.45. E neve primaverile troveremo anche a Pasqua e Pasquetta sulle piste da sci di Marilleva e Folgarida.
Continua...
Giovanni Staiano - Nuovo forum, nuovo sito: www.mtgforum.it
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Ieri: 08:44Piacenza si è svegliata col TEMPORALE



