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Gennaio 2009: il mese degli opposti
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Neve, freddo, grandi minime e giornate di ghiaccio nella prima parte. Seconda parte più mite e piovosa: accumuli pluviometrici importanti. Nevicate anche abbondanti in montagna. Buono lo stato del manto nevoso: fino a 250 cm nelle Prealpi.

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Paesaggio innevato di inizio gennaio

Se si dovesse fare un paragone avulso con un mese simile a questo si potrebbe farlo tranquillamente con settembre 2008, perché? Potrebbe chiedere qualcuno. A volte la memoria è corta, ma qualcuno di voi ricorderà di quel mese una prima parte molto calda con anomalie che sembravano irrecuperabili e una seconda parte più fredda che portò il mese a finire leggermente sotto media termica. Questo mese di gennaio ha fatto l'esatto contrario: prima parte del mese fredda con anomalie negative da sembrare irrecuperabili, una seconda parte dominata da un clima mite che per la sua durata e il suo magnitudo ha portato il mese a chiudere sopra media termica, anche se non di molto come i gennaio del 2007 e 2008. Andiamo con ordine.

Allo scoccare della mezzanotte del 1 gennaio quasi tutto il Veneto si è trovato sotto una fitta nevicata che ha prodotto abbondanti accumuli al suolo: 15 cm nel veronese, 10 cm in molte zone di pianura. La temperatura non è salita di molto sopra lo 0° per tutto il giorno. Il 2 gennaio la nebbia ha avvolto molte zone di pianura, si sono registrate giornate di ghiaccio. Il giorno 3 è entrata franca sulla regione una discesa di aria fredda, in pieno sole molte località hanno a fatica superato i 3/4°. Nel tardo pomeriggio la bora ha smesso di soffiare e con l'aiuto di cieli completamente sereni, le temperature sono scese in picchiata fino a toccare temperature comprese tra -8 e -11° nella mattina del 4 gennaio. Proprio in quel giorno l'aria fredda porta alcune località a registrare la giornata di ghiaccio in pieno sole. Il 5 gennaio per molti rimarrà nella storia, le temperature nei luoghi dove c'era la nebbia non hanno superato i -3/-4° eguagliando alcuni record che permanevano dal febbraio 1991.

Il 6/7/8 gennaio una perturbazione non molto intensa ma mite ha investito la regione. Nevicate deboli si sono avute il giorno 6, mentre il giorno 7 è stata la pioggia a farla da padrone. Il giorno 8 l'entrata di aria più fredda ha riportato la neve in pianura, alcune zone hanno potuto avvalersi di un accumulo di 5 cm.

Dal 9 gennaio è iniziato un periodo di lenta risalita delle temperature, le minime al mattino in un primo tempo sono rimaste comunque basse. Nei giorni 14 e 15 è giunta sulla regione una perturbazione atlantica, la prima di una lunga serie, gli accumuli sono stati discreti, in montagna la meteora dominante è stata la neve. Nei giorni 16 e 17 alcune zone, soprattutto di bassa pianura hanno potuto subire gli effetti dell'inversione termica, mantenendo così basse soprattutto le medie e le massime diurne.

Dal 18 gennaio è iniziata una carrellata di perturbazioni atlantiche che hanno dominato la scena fino al 21: in pianura si sono avute moderate piogge mentre in montagna si è registrata l'ennesima nevicata stagionale. Il dato di rilievo del periodo arriva da Recoaro 1000 che il giorno 20 ha registrato 123mm di accumulo di pioggia: un dato davvero ragguardevole in un mese invernale.

Il tempo si è mostrato uggioso dal 22 al 25, nebbie, cieli coperti e pioviggini hanno fatto dimenticare di essere nel bel mezzo dell'inverno.

Il 26 e il 27 un peggioramento più cospicuo ha prodotto dei buoni accumuli, relativamente al mese in essere che dovrebbe essere secco. In montagna è stata sempre la neve a farla da padrone: è proprio un anno da incorniciare per questo angolo di Veneto.

Giunti sul finire del mese il clima sta tirando dritto con la sua mitezza, soprattutto al mattino: l'ultima decade chiuderà con minime medie positive.

Domani dovrebbe giungere dell'aria più fredda, c'è addirittura la possibilità di deboli nevicate che arriveranno sino al piano in alcune zone. Anche se la giornata fosse fredda e sottomedia termica il risultato non cambierebbe: dopo 13 giorni freddi e 18 caldi il mese finirà sopra la media, anche se non eccessivamente.

Gli accumuli pluviometrici dell'intero mese hanno raggiunto livelli primaverili in alcuni casi. I giorni di pioggia dell'intero mese sono stati numerosi, e nonostante le piogge siano state moderate, gli accumuli sono compresi tra i 50 mm della bassa pianura e oltre i 100 mm dell'alta. Nella fascia Prealpina gli accumuli hanno superato i 200mm.

Parlavo prima dell'ottima annata delle nevi montane. Dai dati di Arpav/Centro valanghe di Arabba si nota che nel settore dolomitico si ha il massimo accumulo a Malga Losch e Col dei Baldi con 220 cm circa. Nel settore prealpino gli accumuli più alti si registrano a Campomolon e a Campogrosso con 250 cm circa di neve. Gli accumuli sono più alti nella fascia prealpina perché è la zona solitamente più colpita dall'impatto delle perturbazioni, il classico effetto stau.

Ovviamente quelli citati erano gli accumuli di neve al suolo, ma gli accumuli di neve fresca dal 15 novembre, in alcune località potrebbero superare i 4 metri. L'inverno in montagna è ancora lungo e perciò non è da escludere che a fine della stagione fredda, se l'Italia rimarrà l'obiettivo principale delle perturbazioni atlantiche, gli accumuli di neve fresca possano raggiungere e superare i 5 metri.

Siro Morello

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