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In dolina a -40 °C

immagine articolo 14147 Il punto di rilevamento nella Busa di Manna ripreso il 9 gennaio, a poche ore dal raggiungimento del minimo di -43,8 °C (foto: Bruno Renon). La più bassa temperatura registrata sul suolo italiano lo scorso 9 gennaio è frutto d'una ricerca dell'Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale del Veneto), che un paio d'anni fa ha deciso di studiare il microclima delle doline, quegli avvallamenti tipici delle formazioni carsiche che si rinvengono nell'arco alpino orientale. Durante l'inverno, in queste depressioni l'aria fredda ristagna, con temperature di parecchi gradi inferiori rispetto all'ambiente circostante. Il progetto dell'Arpav, negli ultimi due anni si è concretizzato in una quarantina di stazioni automatiche, sparse fra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, che ha portato a rilevare valori anche al di sotto dei -40 °C. Obiettivo non dichiarato, era quello di superare il record italiano di freddo dello storico inverno 1929, quando un termometro a minima lasciato alla Capanna Regina Margherita (4.559 m) da Umberto Mònterin, all'epoca direttore dei Regi osservatori geofisici e meteorologici del Monte Rosa, segnò una temperatura di -41 °C. E proprio scaricando i dati del 9 gennaio, l'équipe dell'Arpav, coordinata da Bruno Renon, ha letto -43,8 °C.

Il valore è stato registrato alle ore 3 dalla stazione di Busa di Manna (2.546 m), una depressione ubicata sull'Altipiano delle Pale di San Martino (Trento). Ma come si producono fenomeni del genere? «Nelle depressioni montane con orizzonte orografico alquanto basso le temperature scendono in caso di cielo sereno, assenza di vento, umidità relativa della massa d'aria sovrastante molto bassa e neve al suolo. Il carsismo, oltre a favorire la morfologia a doline, favorisce probabilmente la dispersione di calore del suolo grazie al basso contenuto di acqua all'interno» [Renon, comunicazione personale, 12 gennaio 2009].

Date tali condizioni «nella Busa di Manna la dispersione di calore del suolo, per irraggiamento, produce un lago di aria fredda che ristagna. La dispersione è massima in alta quota, per via dell'aria rarefatta e molto secca, suolo innevato e orizzonte orografico molto basso» [ibidem].

Il particolare microclima delle doline era già stato osservato in Slovenia dove, a quote inferiori a quella di Busa di Manna, esistono luoghi abitati che d'inverno raggiungono temperature bassissime. L'assenza di adeguate stazioni di rilevamento, tuttavia, aveva finora impedito di stabilire quali fossero i limiti estremi. Sempre il 9 gennaio però, nella dolina di Lepa Komna, pare che un termometro ad alcol abbia segnato -49 °C.

Alla luce dei dati attuali, ottenuti in una stagione non particolarmente gelida, si ritiene che in certe doline sia possibile arrivare anche a -60 °C. D'altro canto, nella dolina di Grünloch (1.270 m, Austria) è attestato un dato di -52,6 °C (febbraio 1932), mentre a Glattalp (1.852 m, Svizzera) il 7 febbraio 1991 gli strumenti della Elektrizitätswerk des Bezirks Schwyz si sarebbero fermati a -52,5 °C. Quest'ultima temperatura non è però riconosciuta da MeteoSvizzera, ed è possibile che neanche quella di Busa di Manna venga accettata dagli organismi di controllo internazionali: di norma infatti, solo i valori provenienti da stazioni che rispettino i parametri stabiliti dall'Organizzazione meteorologica mondiale sono iscritti nel registro dei record.

Pubblicato da Stefano Di Battista - Novara Oggi

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