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Storia dell'attività solare, dai minimi di Maunder e di Spoerer, e conseguenze sul clima

immagine articolo 14013 Purtroppo, le osservazioni sistematiche ed attendibili della temperatura globale, partono dalla fine dell'Ottocento (prima vengono effettuate solo delle stime basate sui pochi osservatori meteorologici esistenti), mentre, per quello che riguarda le sistematiche osservazioni in quota effettuate con radiosondaggi, si parte solamente dal 1948.

Abbiamo quindi disponibili soprattutto i dati termici mondiali a partire dal Dopoguerra, periodo nel quale il Sole ha registrato la massima attività degli ultimi due Secoli.

Contemporaneamente, anche gli studi principali sull'attività solare sono registrabili solamente da una trentina d'anni a questa parte, quando la nostra Stella è stata monitorata attentamente tramite satelliti.

Esistono altri metodi, tuttavia, per monitorare l'attività solare anche nel passato più lontano.

Il numero di Wolf, dal nome di un famoso astronomo svizzero, indica il numero di macchie e di gruppi di macchie presenti sulla superficie del Sole (normalizzato in base alle prestazioni degli strumenti utilizzati).

In questo modo, è possibile risalire fino alle prime osservazioni solari datate ai primi decenni del Seicento (fu Galileo a scoprire per primo la presenza di "macchie" sul Sole).

Si scoprì già nell'Ottocento che l'attività solare seguiva un ciclo di durata media di 11 anni, anche se con diverse variazioni (può durare in realtà 10 anni, oppure 12-13).

Un altro metodo, riguarda la concentrazione di Carbonio 14, presente nei reperti organici (in particolare legname): essa varia infatti a seconda della maggiore o minore attività della nostra Stella.

Un'osservazione attenta del grafico che mostra le variazioni dell'attività solare dalla fine del '600 ad oggi, mostra delle correlazioni tra l'aumento o la diminuzione di questa attività, e l'andamento delle temperature globali.

Anzitutto, il minimo detto di "Spoerer", intercorso all'incirca tra il 1420 ed il 1490, fu probabilmente correlato da un Secolo caratterizzato da Inverni europei estremamente rigidi, e ad una maggiore continentalità del clima.

Un secondo minimo solare, detto di "Maunder" rilevato questa volta dalle prime osservazioni astronomiche, percorse quasi l'intero XVII Secolo.

Questo fu il secolo probabilmente più freddo dell'intero periodo denominato "Piccola Età glaciale", con ghiacciai alpini avanzatissimi, e il Tamigi che gelava a Londra mediamente ogni 7 inverni.

L'attività solare in crescita tra il 1720 ed il 1740 fu associata ad una serie di Estati molto calde soprattutto nel Nord Europa, con una crescita della coltivazione e della produzione di cereali in Scandinavia.

Successivamente, attività ridotta tra il 1740 ed il 1760 corrispose ad un piccolo "pessimum" climatico, iniziatosi proprio nel gelido inverno del 1740, con una notevole avanzata degli apparati glaciali.

Un "picco" di attività solare, espressa come numero di macchie, si ebbe invece attorno al 1780, ed in quel decennio comparvero Estati europee caldissime, le più calde dell'intero XIX Secolo.

Il minimo di "Dalton" presente tra la fine del Settecento ed il 1830 circa, fu correlato ad una grossa diminuzione delle temperature terrestri, con il decennio più freddo degli ultimi due secoli, il 1810-20 (in parte favorito anche dalla grande eruzione del Monte Tambora, in Indonesia, che ricoprì l'atmosfera con un velo di polveri vulcaniche).

Successivamente, l'attività solare torna in evidenza tra il 1840 ed il 1870, mostrando una correlazione con la fine della Piccola Età Glaciale, datata attorno al 1850, e con una serie di Estati calde sulle Alpi che fecero arretrare i ghiacciai su posizioni mai rilevate dal '500 in poi.

Fine prima parte

Seconda parte:
http://www.meteogiornale.it/news/read.php?id=19367

Pubblicato da Marco Rossi

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