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Ma serve a qualcosa Kyoto o il Pacchetto Clima della UE?
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Riflessione sul valore delle strategie di politica internazionale per contenere il problema dell'inquinamento.

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Aldo Meschiari: 26-10-2008 ore 11:08

Quando venne sottoscritto il Protocollo di Kyoto (era il lontano 1997) si riproponeva il taglio di almeno il 5% delle emissioni di gas serra globali. Tale trattato è entrato in vigore nel 2005. Tutti più o meno conoscono le sue alterne fortune (a dir la verità sarebbe meglio parlare di sfortune). Appare evidente come da un punto di vista prettamente aritmetico una riduzione anche rigorosa del 5% dei principali GHG (anidride carbonica, metano, ossidi di azoto, CFC ecc.) sarebbe una goccia nell'acqua nel mare magnum delle emissioni globali di tali gas derivanti per lo più dai combustibili fossili.

Negli ultimi giorni tali problematiche sono tornate alla ribalta visto il rifiuto dell'Italia di ratificare il Pacchetto Clima dell'Unione Europea, sostenendo che i costi sarebbero eccessivi per il nostro paese. Tale pacchetto è anche noto come 20-20-20, nel senso che propone la riduzione del 20% dei gas sera entro il 2020 ed un conseguente miglioramento del 20% dell'efficienza energetica.
Il commissario europeo Dimas si è dichiarato allibito dalle dichiarazioni del governo italiano, affermano che "L'Italia è uno dei Paesi che ne uscirà meglio. Non capisco perché veda le cose così pessimisticamente, considerando che ha le competenze necessarie per l'innovazione e grandi possibilità in materia di energie rinnovabili".

Nello stesso tempo arrivava il messaggio del Presidente della Repubblica Napolitano: "Nonostante la crisi finanziaria che sta colpendo i Paesi più avanzati occorre egualmente indirizzare le relazioni economiche e commerciali internazionali e i modelli di crescita in maniera da consentire a tutti i Paesi un effettivo progresso secondo linee compatibili con la doverosa salvaguardia delle risorse naturali e del patrimonio ambientale del pianeta".

Come si può vedere lo scontro non è, come molti vorrebbero fare intendere, sui dati, sui numeri e sulle cifre pure. Lo scontro è ideologico. Vale la pena investire sulla salvaguardia ambientale, anche rischiando di rimetterci temporaneamente soldi e risorse, oppure meglio andare avanti a testa bassa e sperare che Dio o la Natura ce la mandino buona?

Il dibattito scientifico sulle cause dell'ormai indubbio riscaldamento globale che sta colpendo da molti decenni il nostro pianeta, ed in particolare il nord-emisfero, è ancora aperto. Non esiste ancora quella pistola fumante che alcuni vorrebbero far creder di aver trovato. Se ormai appare a tutti indubbio che l'uomo ha un ruolo fondamentale nella modificazione del clima terrestre, la domanda resta: in che percentuale? Detto altrimenti: quanto è colpa delle emissioni antropiche e quanto di forzanti esterne, prime fra tutto il Sole?

Se questo è vero, c'è da restare davvero allibiti invece sulla mole di certezze scientificamente indubitabili che accusano l'uomo come principale modificatore del territorio e quindi ovviamente anche del clima. Insomma, il problema mentre viene scacciato dalla porta, rientra dalla finestra.
Lo sfruttamento indiscriminato del territorio è una delle cause principali non solo di forte inquinamento ma anche di modificazione climatica a livello regionale e macro-regionale. Si pensi alle immense isole di calore delle megalopoli moderne. Si pensi al taglio sconsiderato delle foreste tropicali, le più attive nel sequestro della CO2 e nell'emissione di ossigeno.

Ma anche andando oltre il discorso climatico, è possibile che uno stato che si definisce moderno e progredito, che si vanta di far parte del G8, ignori in modo così grottesco e parossistico il problema più generale dell'inquinamento ambientale?
Il dramma dei rifiuti, i rischi per la salute collegati ai gas inquinanti, la scomparsa di interi ecosistemi (compresi quelli marini ed oceanici), la nuova speculazione edilizia, tanto per fare qualche esempio.

Ecco perché il netto rifiuto dell'Italia di aderire al Pacchetto clima della UE ha il sapore di una sconfitta di tutti gli italiani di fronte a quella che senza dubbio è la vera madre di tutte le guerre del XXI secolo.

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I commenti dei lettori

alnus ha scritto il 28-10-2008 ore 10:29

La cosa giusta che ha scritto Sergio è: " i sistemi di crescita indefinita esistono solo nei libri di matematica ". Ed è vero anche che sono i governi a doverlo capire ed a dover agire.
Tecnicamente nulla ci vieta di fermare l'esplosione demografica (come si vede nei paesi dove il benessere è stato raggiunto) e di continuare così per chissà quanti millenni ancora. Proprio perchè amo i trattori e non vorrei mai che i miei figli tornassero a zappare, voglio che ci fermiamo di crescere. Continuare così porta certamente a guerre mondiali, dopo le quali si tornerebbe alla zappa.
L'unica soluzione è accontentarsi di una Punto, sapendo che dopo il SUV si tornerebbe tutti alla bicicletta.

Stefano Di Battista ha scritto il 28-10-2008 ore 10:29

No, caro Sergio: la comoda preoccupazione per i nostri nipoti, che ci fa sentire tanto magnanimi a costo zero, è segno del nostro smisurato egoismo. Preoccupiamoci, piuttosto, per quelli che ci sono. C'è un bel libro, uscito da qualche mese e di cui pochi parlano: è 'Stiamo freschi' di Bjorn Lomborg, il quale dimostra come tutta la nostra angoscia per il futuro climatico non abbia senso. Quando lei dice che oggi sono aumentati stress, malesseri sociali, e via elencando, su quale base fa un'affermazione del genere? Qual è il parametro di confronto? Non basta una percezione, un sentito dire. Provi a parlare con chi ha vissuto i tempi della fame, i tempi in cui non si aveva l'acqua in casa, né il riscaldamento, e poi faccia mente locale se quegli stress là erano meglio di quelli che siamo 'costretti' a vivere noi.

Sergio ha scritto il 27-10-2008 ore 22:03

Vorrei rispondere a Stefano Di Battista: che viviamo sempre meglio è da dimostrare! che cos'è vivere meglio? Qualcuno ci dice che vivere meglio è avere sempre di più (e poi avere cosa?). Le nostre menti sono un bel pò condizionate dalla società in cui viviamo. Non voglio parlare dei paesi dove si soffre la fame e il degrado imposto dai nuovi modelli di società, ma parliamo delle nostre società "opulente". Stress inquinamento malattie correlate, disgregazione sociale...Per molti non è un bel vivere. Non si tratta di tornare indietro ma di capire cosa ci serve e cosa non ci serve. Se teniamo solo quello che ci serve salviamo il pianeta! Finisco col dire che i sistemi a crescita indefinita esistono solo nei libri di matematica ma non nella realtà, e francamente i nostri nipoti se la vedranno male se non capiamo in tempo questo!

Stefano Di Battista ha scritto il 27-10-2008 ore 22:03

Non sono d'accordo con Alberto, anche perché la sua visione è vecchia quanto l'umanità. L'arianesimo, i catari, e via a discendere, davano già per scontato che il giorno di Armageddon fosse vicino. Oggi l'abbiamo solo messa un po' più sullo scientifico, ma non è cambiato niente. Questo pessimismo su come sta andando il mondo però, ci impedisce di vedere quante cose belle ha creato l'ingegno dell'uomo. È ingratitudine questo continuo additare l'autodistruzione, oltre che indice di insoddisfazione. I beni che abbiamo, di per sé non sono cattivi e nemmeno la loro funzione. Ma il mondo è complesso e, siccome non siamo in grado di padroneggiarlo, ci rifugiamo nel 'tutto è perduto, ormai'. Non è vero: le risorse del Pianeta non finiranno né ora, né tra un secolo o un millennio, perché l'umanità saprà cavarne là dove, noi, neppure immaginiamo esistano.

Alberto ha scritto il 27-10-2008 ore 17:27

Davvero ci preoccupa che muoiano di fame?Pagheremmo di più il gasolio affinchè qualcosa vada alla gente del Niger?Crepano loro.Che sia il clima,l’inquinamento,l'approvvigionamento di risorse,Noi(TUTTI,esseri umani consumatori)siamo La Malattia.La prognosi è infausta:stiamo consumando il nostro Pianeta,sia fra dieci o sia fra cento anni non ce ne sarà più.Molti ne discutono,c’è chi ne fa una bandiera,la maggioranza dei cittadini ha altro a cui pensare;per questo esistono i governi.La Consapevolezza è il punto di partenza da cui affrontare il problema,non ne è la soluzione.Ognuno si affidi alla teoria che ritiene più fondata,non verrà smentito oggi;non è questo Il Punto.Il Punto è il Dovere Morale di ritenere il problema Prioritario.Inutile perifrasare:la soluzione è lungi dall’essere affrontata.Del risultato non cè garanzia e le soluzioni non sono a buon mercato,per questo devono essere imposte a livello politico.Avete presente il motto:“Da domani sarò un bambino buono”...Saluti

Ivan72 ha scritto il 27-10-2008 ore 13:20

Concordo con l'intervento di Andrea Meloni.

La questione è più politica che scientifica e le cose fa comodo a certi signori di raccontarle diversamente da come stanno, si colpevolizza il mondo occidentale e non si tiene conto che i Paesi in via di sviluppo come India e Cina (solo due Stati) hanno un terzo di tutta la popolazione mondiale e soprattutto la Cina e la sua corsa frenata al boom economico, penso che a vedere specialmente lo smog di Pechino, inquini più di Europa e U.S.A. messi insieme, un po più di riduzione degli inquinanti si è avuta solo in occasione delle olimpiadi (per far bella figura davanti al mondo intero).
Poi l'uomo, quanto incide? Probabilmente solo il 7% e forse anche meno, perché questi signori non parlano mai del Sole? La nostra stella penso sia la causa numero uno, infatti a seconda dell'intensità della sua attività la temperatura media globale aumenta o diminuisce, poi in Italia dal 1800 ad oggi la temperatura media è aumentata di solo 1°.

Stefano Di Battista ha scritto il 27-10-2008 ore 13:19

Ma quando scriviamo che stiamo andando incontro alla catastrofe, ci rendiamo conto di ciò che diciamo? Guardiamoci intorno: la gente vive sempre di più e sta sempre meglio. E questa sarebbe l'apocalisse? Si sta utilizzando una teoria (il GW) spacciandola per vera (il che è ancora da dimostrare) per tentare di imporre un'ideologia politica che sarebbe un regime totalitario, dove qualcuno ti direbbe cosa consumare e cosa no, dove andare e dove no, cosa fare e cosa no. E poi, basta con la pantomima del mondo che lasceremo ai nostri nipoti! Qui e ora facciamo ciò che possiamo, i nostri nipoti se la caveranno benissimo anche senza tutta questa presunzione.

Andrea Meloni - Meteo Giornale.it ha scritto il 27-10-2008 ore 08:12

Leggevo di costi/benefici sul Clima, leggevo di catastrofe che vivranno i nostri figli, leggevo di industrie che si debbono autoregolamentare. Sono convinto che l'era del petrolio debba finire, che gli scienziati e stati, debbano studiare sistemi di produzione di energia pulita e senza impatti visivi all'ambiente.

La politica deve essere bandita con leggi internazionali dall'affare Clima.

Con la mia piccola casa, per ottenere limitati consumi, non una casa bioecologica, perché dovrei abbattere quella che ho per farne una nuova, dovrei spendere decine di migliaia di euro, acquistare tecnologie che fra due, tre anni, saranno obsolete.

Non mi fido delle grandi imprese che fanno sciacallaggio di questa emergenza. Credete che un cittadino medio indiano, cinese, ma anche di mezza Europa possa permettersi i costi dei loro beni?

LE IMPRESE. Non mi è molto chiara la richiesta di autoregolamentazione, che cosa dovrebbero fare. Siamo alle solite, ciascuno deve decidere per se, secondo i propri criteri, che sia l'impresa o lo Stato, e con quali risultati?

I numeri di Kyoto son frutto di vecchi studi, oggi siam messi peggio ed è cambiato l'equilibrio mondiale. Sicuramente il problema inquinamento è da affrontare, ma non con costi. SAPEVATE che alcuni economisti hanno quantificato che KYOTO ucciderà centinaia di migliaia di persone per fame? Io non sono contro Kyoto, ma contro la disorganizzazione e soprattutto la politica, contro chi fa i propri interessi.

Sono allibito di tutte le allerte uscite questi anni, dalla Corrente del Golfo pronta a lasciarci, fonte di studi poi quasi abbandonati, ad altre emergenze.

In sintesi, dobbiamo affrontare in tutto il Pianeta una riduzione delle emissioni di sostanze inquinanti, dobbiamo gradualmente abbandonare il petrolio. Da Kyoto ad oggi, abbiamo aumentato in Europa le emissioni del 4%, e non è sicuramente l'Italia da sola, vista la sua minor crescita economica rispetto agli altri Paesi.

Servono cooperative comuni, il malato è un Pianeta, non un lembo d'Europa. Per finire, non vi sono catastrofi climatiche imminenti. Quelle descritte da Gore, un film davvero assurdo, pieno di errori eclatanti, da non considerare di valenza scientifica, un Film che è un'americanata come tante, " una mezza verità", questo sarebbe il titolo più adatto, si veda
http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/ambiente/al-gore/film-processo/film-processo.html

garry ha scritto il 27-10-2008 ore 08:08

Quoto in pieno il ragionamento di Aldo Meschiari...e faccio notare che la riduzione delle emissioni inquinanti non si pone il solo (per quanto fondamentale) obiettivo di contrastare il global warming in atto ma anche di rendere semplicemente più vivibile e respirabile l'ambiente in cui viviamo...solo un pazzo accecato può ignorare la crescita esponenziale delle patologie legate alla scadente qualità dell'aria, all'accumulo nei bassi strati di gas nocivi e sostanze altamente tossiche...si vadano a vedere le impressionanti immagini satellitari sulle allarmanti condizioni delle aree industrializzate, ed in particolare delle aree padane, dove le caratteristiche morfologiche impediscono la dispersione degli agenti inquinanti...sull'altare delle compatibilità economiche e degli interessi immediati di "Lorsignori" si sacrifica la salute di noi tutti.
Dio non voglia che i figli di coloro che si rendono responsabili di tali scelte crepino di un qualche tumore alle vie respiratorie.

alnus ha scritto il 27-10-2008 ore 08:08

Grazie Aldo! Sono pienamente e desolatamente d'accordo con te. Ciò che mi dispiace maggiormente è pensare che l'Italia è stata la culla del pensiero europeo, solo dieci anni fa il nostro era il popolo più europeista ed ora a parole ci diciamo a favore dell'Unione Europea e nei fatti la demoliamo.
Tu hai davvero indicato la vera natura dello scontro in atto, che non riguarda quantità, ma atteggiamento etico verso il territorio. Purtroppo tutto ciò che sta accadendo era prevedibile.

Aldo Meschiari ha scritto il 27-10-2008 ore 00:29

Vorrei dire, e ringrazio Alberto per il suo intervento, che è davvero folle una umanità che per risparmiare qualche soldo oggi compremette il suo futuro ecologico, che altro non è che la sua sopravvivenza sulla Terra!

Non credo e non ho mai creduto nell'efficacia di Kyoto o simili, ma penso siano eventi simbolici fondamentali: una parte del mondo, quella più ricca e potente (non solo dell'ovest) se ne frega letteralmente dell'ambiente. Punto!

saluti

Sergio ha scritto il 27-10-2008 ore 00:26

Vengo in soccorso ad Aldo: Il fitoplancton è importante, ma lo sono anche le foreste equatoriali e soprattutto temperate. Basta vedere l'impronta stagionale delle variazioni di CO2 per rendersene conto. Aggiungo il fatto che si fa molta confusione quando si parla di sequestramento di co2 da parte degli organismi fotosintetici. Per esempio si pensa erroneamente che siccome le foreste sono in equilibrio biocenotico allora al netto non si ha sequestramento di CO2 ed è sbagliato (generalmente sono gli ingegnieri a pensarla così!). Quello che conta sono i tempi di turnover. Cioè l'equilibrio viene spostato verso il basso tanto più l'ecosistema è complesso e tanto più tardi la co2 viene riceduta all'ambiente nei processi di decomposizione. Discorso analogo ma inverso vale per l'ossigeno.

Salvo ha scritto il 26-10-2008 ore 22:08

Se si tassassero fortemente i beni provenienti dai paesi non aderenti a Kyoto (vedi Cina) sarei d'accordo ad andare avanti.
Invece stiamo suicidandoci costringendo le nostre imprese a costi pazzeschi in un momento di forte crisi, di conseguenza saranno ancora meno competitive ed uccise dalla concorrenza straniera.
In effetti in questo modo un risultato ci sarebbe: chiuse l'industria manifatturiera europea non ci resterebbe che convertirci tutti all'agricoltura.
Più ecologico di così!

alberto ha scritto il 26-10-2008 ore 21:56

Al di la del fatto che gli studi scientifici dimostrino come l'eccessiva pressione antropica è senz'altro uno dei fattori determinanti il mutamento climatico (e se anche non credete agli studiosi,non credo vi piaccia giocare alla roulette russa..),al di la del fatto che -è sotto i nostri occhi-la catastrofe ambientale incide negativamente sulla salute nostra e di tutti gli esseri viventi del Pianeta, al di la del pessimo esempio che diamo ai Paesi Emergenti,al di la del fatto che questo è l'Unico Mondo in cui viviamo e -forse-vivranno i nostri figli,al di là dell'esempio di inciviltà che il Governo Italiano ha dato, quella valutazione costo-beneficio è improponibile,folle! E' agghiacciante che qualcuno sia capace di ragionamenti di una simile follia. Il beneficio è guadagnare oggi qualche punto del PIL e il prezzo da pagare è la Catastrofe Mondiale,definitiva!Dobbiamo cambiare radicalmente,far cambiare le politiche economiche,far cambiare idea al Governo Italiano,o cambiare Governo.

Andrea Galligioni ha scritto il 26-10-2008 ore 21:56

Caro Meschiari, leggo sempre con grande interesse i tuoi articoli ma non avrei mai pensato di assistere ad una tua così clamorosa scivolata su di una buccia di banana!!! E' noto e notorio che la stragrande maggioranza (80% e più) di O2 prodotto e di CO2 sequestrata non deriva dall'azione delle foreste tropicali ma dal fitoplancton marino e oceanico. Per favore...