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Il difficile problema dei raggi cosmici

immagine articolo 13252 La teoria in questione è piuttosto controversa, e necessita sicuramente di ulteriori studi, visto che al momento vi sono due pareri opposti da parte degli studiosi del clima.

Anzitutto, una spiegazione su cosa sono i raggi cosmici.

Si tratta di particelle cariche di energia, emesse da varie fonti del nostro Universo.

Queste possono essere esplosioni di Supernove, oppure quasar, od altre esplosioni stellari.

Sono costituiti per gran parte da protoni (particelle atomiche cariche positivamente), ma anche da elettroni, fotoni, ed altro.

Tali particelle vengono schermate, in gran parte, dallo spessore della nostra atmosfera, per cui raggiungono il suolo solo in minima parte, e, essendo cariche elettricamente, vengono anche deviate ed incanalate dal nostro campo magnetico terrestre.

Ma vengono indeboliti anche dal vento solare e dal campo magnetico del Sole, i cui parametri sono però in diminuzione, attualmente, causata dall'accentuata fase di minimo di attività che sta attraversando la nostra Stella.

Questo dovrebbe determinare di conseguenza un aumento della quantità di particelle energetiche in arrivo sulla nostra Atmosfera.

La teoria esposta dal Fisico danese Christensen, resa pubblica nel 1991, dimostrava che, nelle fasi di scarsa attività del nostro Sole, si aveva un influenza diretta sul clima terrestre, rendendo appunto responsabili di questo i raggi cosmici, che causerebbero un aumento della copertura nuvolosa terrestre da parte di nuvole basse, gli Stratocumuli.

Queste, presenti ad un'altezza massima di 3000 metri, respingerebbero fortemente verso lo spazio la radiazione solare in arrivo, contribuendo così a raffreddare la superficie terrestre.

A riprova di ciò, sono stati effettuati studi che correlano gli aumenti e le diminuzioni passate della temperatura terrestre con il maggiore o minore flusso di raggi cosmici sul nostro Pianeta, evidentemente correlato a sua volta all'attività solare.

Ma, recentemente, ulteriori studi, ad opera dei ricercatori delle Università di Lancaster e di Durham, hanno dimostrato l'inattendibilità di tale teoria, cercando di correlare l'andamento ciclico dell'attività solare degli ultimi trent'anni (e la corrispondente variabilità del flusso dei raggi cosmici in arrivo), con la percentuale di copertura nuvolosa presente sulla Terra e rilevata dai satelliti.

Non si sono trovate, in questo caso, correlazioni di sorta.

Dunque, permangono incertezze su questa teoria che correla il calo dell'attività solare ad una diminuzione termica terrestre dovuta all'aumento dei raggi cosmici.

L'attuale fase di calo del vento solare potrebbe essere uno spunto per studiare se si verifica oppure no un aumento della copertura nuvolosa terrestre.

Pubblicato da Marco Rossi

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