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Tra Svezia e Norvegia, capitolo 3: tra fiordi, cascate, altopiani e stavkirke
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Pioggia e qualche fiocco di neve sull'altopiano di Hardanger, una distesa di muschi e licheni fredda ma affascinante. La pioggia ha il merito di rendere ancora più spettacolare la cascata di Voringsfoss. Magnifica la valle di Numedal, punteggiata di stavkirke e antichi granai. La grande stavkirke di Heddal e la cittadina di Konsberg ci introducono a Oslo.

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La prima immagine si riferisce alla discesa dall'altopiano di Hardanger verso Ustaoset, la seconda inquadra la cascata di Voringsfoss dalla vecchia strada che scende verso la Mabodalen. Foto di Alessandro e Giovanni Staiano (cliccare sulle immagini per ingrandirle).

Poche nubi al mattino di giovedì 4 settembre a Gol, località sciistica della valle Hallingdal, dove abbiamo dormito. Le previsioni però non sono buone e già il cielo si annuvola quando andiamo a visitare la Stavkirke della cittadina, che è in realtà la copia dell'originale, trasportata da tempo al Norsk Folksmuseum di Oslo (dove infatti la troveremo qualche giorno dopo).

Partiamo, con cielo variabile e 7,5°C, dirigendoci verso ovest, lungo la strada 7 che attraversa l'altopiano di Hardangervidda e scende poi, nella selvaggia Mabodalen, verso Ejdfjord, estremità orientale del lungo Hardangerfjord, che già abbiamo costeggiato, in un suo tratto più occidentale, martedì 2.

Superata e visitata la più piccola stavkirke di Torpo, ci avviciniamo a Geilo, altra importante località sciistica. Inizia a piovere subito dopo Torpo, a Geilo piove moderatamente con 6,0°C, dato che siamo a 800 metri e dobbiamo arrivare a oltre 1200, comincio a pensare che non è escluso che ci si possa imbattere in una nevicata, considerata anche la vastità dell'altopiano e quindi il microclima particolare che su di esso si crea.

Superata Ustaoset, la strada sale ancora e intorno ai 1000 metri incontriamo le ultime betulle nane, poi sparisce la vegetazione arborea, è solo muschio, lichene, vento, freddo e pioggia.

Siamo sull'altopiano, piove con 3,5°C, mancano ancora 15 km al punto più alto della strada. Alla nostra destra avremmo il ghiacciaio di Hardanger, ma oviamente non lo vediamo. Qua e la, nei punti più riparati, qualche chiazza di neve. Si procede fra lievi saliscendi, costeggiando alcuni laghi. Alla Halne Fjellstove, poco meno di 1200 metri, qualche "cacca di piccione" si stampa sul parabrezza, ma prevale nettamente la pioggia.

Eccoci a Dyranut, m 1250, punto più alto della strada dell'Hardanger. Piove debolmente, qualche fiocco marcio, 2,5°C, vento moderato meridionale. Usciamo dall'auto e saliamo sulla piccola cima, sulla quale è stato posizionato un "troll", che sovrasta il Rifugio. Piove, come detto, ma le nubi non sono troppo basse e almeno riusciamo ad avere una buona vista sull'altopiano e sui laghi presso il rifugio.

Un caffè caldo e si riparte. Si scende e presto siamo a Voringsfoss (6°C, pioggia molto debole), una magnifica cascata. Il torrente che scende dall'altopiano qui si tuffa letteralmente dalla alta scarpata che chiude la selvaggia valle Mabodalen, che poi lo porterà, con pendenze via via più ridotte, al fiordo.

La vecchia strada, ora pedonale e ciclabile, scende a risvolte, a tratti scavata nella roccia, offrendo viste spettacolari (ne percorriamo un tratto di circa 1 km), quella nuova va giù in forte pendenza in lunghe gallerie elicoidali.

Questa cascata l'avevo già vista nel 1994, ma questa volta, gonfiata dalle piogge, è molto più spettacolare.

Pochi chilometri e arriviamo al fiordo. Grande il contrasto tra la turbolenza selvaggia della cascata e la quiete dell'acqua calmissima dell'Hardangerfjord e del borgo di Eidfjord, ormai abbandonato dalle folle del turismo estivo.

Non piove più a Eidfjord, ma il cielo rimane nuvoloso e la temperatura è di 11°C. Il programma di viaggio prevede di ritornare a Geilo e proseguire poi verso Uvdal e Rodberg, nella valle di Numedal punteggiata di Stavkirke, dove abbiamo deciso di pernottare.

Ora sull'Hardanger il tempo è migliore, ci sono 5°/6°C, si vede anche in lontananza, qualche lingua dell'Hardangerjokulen. Quando iniziamo a scendere, arriva un ultimo acquazzone e, quando smette, un bell'arcobaleno saluta la discesa verso il lago Ustevatn.

Da Geilo a Rodberg sono70 km di bella strada a saliscendi, con tre valichi oltre i 1000 metri. Rodberg ci accoglie con cielo nuvoloso ma senza pioggia, la temperatura alle 19.20 è 11°C. Il luogo dove si trova il B&B che abbiamo scelto è magnifico. Vi sono alcuni antichi granai (se ne trovano molti in questa zona, sollevati in modo caratteristico dal terreno per proteggere il cibo dai roditori), vi è la bella casa dei proprietari (dove ceniamo in una magnifica sala in legno al caldo del fuoco), vi è il grande cottage tutto in legno dove dormiamo, quasi un museo, con sulle mensole gli antichi strumenti agricoli e per la produzione del formaggio e del burro. Un posto da favola, sarà triste staccarsene la mattina dopo.

La pioviggine del mattino di venerdì 5 settembre, un mattino comunque non freddo (11°C alle 9.30) in cui a malincuore lasciamo il B&B di Rodberg, lascia presto il posto a un cielo parzialmente nuvoloso, mentre scendiamo la bella valle di Numedal, non prima di aver percorso qualche km a ritroso (risalendo la valle stessa, quindi) per vedere la bella stavkirke di Uvdal e l'annesso museo all'aperto degli antichi edifici in legno.

Nella parte bassa della valle, sostiamo alla stavkirke di Nure, poi a quella di Rollag e infine a quella, trasformata, di Flesberg. Nella valle, qua e la appaiono anche antichi granai e fienili in legno, alcuni anche di epoca medievale, nessuna area in Norvegia ne possiede tanti come questa vallata.

Nel frattempo è uscito il sole. Nel proseguire verso il nostro prossimo obiettivo, la grande stavkirke di Heddal, attraversiamo brevemente la parte sudorientale del Telemark, la regione norvegese resa famosa dalla particolare tecnica sciistica che porta il nome della regione stessa e dal film "Gli eroi di Telemark", relativo alla storia della centrale fatta saltare dai partigiani nel 1944, centrale dove i tedeschi producevano acqua pesante.

Facciamo picnic lungo un bel lago, mentre il tempo si fa più mosso e presto un grosso nuvolone scarica qualche gocciolone. Presso il bivio per Rjukan, nel cuore del Telemark, dove a malincuore decidiamo di non andare, arriva un breve ma violento acquazzone. La temperatura, durante il rovescio, scende da 17° a 14°C.

Di nuovo bello il tempo quando raggiungiamo la chiesa di Heddal, la più grande delle chiese in legno norvegesi, costruita tra il 1147 e il 1242. Il sole, questo pomeriggio, regala sensazioni tardo-estive, con il termometro che arriva a 18°C.

Lasciata la chiesa, puntiamo verso Oslo, facendo un'altra breve fermata a Kongsberg, città dal fiorente passato minerario (miniere di argento), sede della zecca norvegese, sulle rive del Lagan, che vi forma belle rapide. Nell'ormai avanzato pomeriggio la luce è fantastica, il sole basso illumina le ultime nubi cumuliformi che vanno dissolvendosi nell'entroterra. Fa anche caldino, verso le 17.30 si toccano anche i 19°C. Prima di entrare nella capitale lasciamo l'autostrada per cenare, fermandoci nel ristorante di un albergo situato su una collinetta da cui ci si affaccia sul fiordo di Oslo.

Arriviamo in città a sera, avremo tutta la giornata seguente da dedicare alla capitale norvegese. Con il tramonto, l'aria si rinfresca rapidamente, la temperatura alle 20 è 14,5°C, il cielo è sereno, il vento è assente, una bella serata di inizio autunno.

Continua ...

Giovanni Staiano - Nuovo forum, nuovo sito: www.mtgforum.it

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I commenti dei lettori

Ivan72 ha scritto il 01-10-2008 ore 11:16

La Scandinavia è proprio bella, complimenti per il reportage!
Il clima si è diventato più consono alla stagione per quelle latitudini, diciamo che in Svezia ed in Norvegia di solito a fine settembre è quasi inverno, altro che inizio autunno.