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Le variazioni termo - pluviometriche in Italia dal 1800 ad oggi

immagine articolo 13096 www.isac.cnr.it: L'aumento termico in Italia dal 1800 ad oggi. Il lungo studio effettuato dal CNR si avvale sia di dati diretti da parte delle stazioni di rilevazione (Roma, Milano, già eseguivano osservazioni regolari dalla fine del Settecento, poi si aggiunse Firenze, ed altre città), sia di dati vicarianti, che coprono i periodi passati in cui non c'erano rilevazioni, utilizzando metodi matematici di interpolazione.

Il risultato è un interessantissimo grafico che mostra come siano variate in passato le temperature e le precipitazioni sulla nostra Penisola a partire dall'anno 1800.

Ne risulta un'Italia decisamente più calda, rispetto ad una volta, mentre le precipitazioni hanno subito, almeno per il momento, solo una lieve diminuzione.

Osservando il grafico mostrante le temperature, notiamo che il trentennio più freddo è stato probabilmente quello compreso tra il 1830 ed il 1860, alla fine della Piccola Età Glaciale, anche se non mancano isolati anni caldi come il 1823 (+0,6°C rispetto alla norma 1961-90).

Segue un lento aumento della temperatura, che, sulla nostra Penisola, al contrario degli altri Paesi, risulta pressoché stazionaria tra il 1870 ed il 1920, un cinquantennio nel quale si verificano anche due ondate di freddo, attorno al 1890 ed al 1910.

Dal 1920 in poi la temperatura aumenta più decisamente, di almeno mezzo grado centigrado, raggiungendo un "picco" verso la fine degli anni Quaranta.

Segue una breve discesa termica, poi, a partire dal 1980, una netta risalita, nel corso della quale la temperatura guadagna 1°C in soli due decenni, per poi stabilizzarsi sui nuovi valori raggiunti nel corso degli anni Duemila, iniziando forse una lenta discesa.

Gli anni più caldi per l'Itala sono il 2003, il 2001 ed il 2007, in ordine decrescente.

L'anno 2003 ha raggiunto un "picco" di +1,56°C rispetto alla norma, lo scorso anno invece è stato +1,43°C rispetto alla norma del trentennio 1961-90.

Nessun dubbio su l'anno italiano più freddo, fu il 1816, "l'anno senza estate", con uno scarto dalla norma di -2,27°C.

La piovosità annuale mostra un ciclico alternarsi di periodi piovosi e periodi di siccità.

Nell'800 si alternavano tali periodi con un ritmo circa trentennale, mentre nel Novecento l'alternanza si è fatta più rapida, con cicli di piovosità e di siccità della durata di circa una decina d'anni.

Ovviamente, (come nel caso delle temperature), si parla di una media generale di precipitazioni riguardanti tutta la Penisola, si sa che, frequentemente, un Sud Italia piovoso significa lasciare all'asciutto il Nord, e viceversa.

Il grafico delle piogge segnala una lenta diminuzione, anche se il periodo più piovoso di tutti è stato il sessantennio tra il 1800 ed il 1860 (che fu dunque, oltreché freddo, anche molto instabile), mentre tra il 1860 ed oggi si è sempre oscillato attorno alla norma.

Recentemente, si segnala il periodo si segnala la forte siccità degli anni Quaranta, un trentennio abbastanza piovoso tra il 1950 ed il 1980, ed un calo delle piogge tra il 1995 fino ad oggi.

L'anno più secco è stato, appunto, il 1945, con uno scarto dalla norma 1961-90 di -30%.

Il più piovoso il 1826, con uno scarto positivo di +41% di pioggia.

Lo scorso anno è stato piuttosto siccitoso, con uno scarto negativo del 16%.

Pubblicato da Marco Rossi

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