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Alla vigilia dell'apocalisse - Parte II
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Comunicazione mediatica e riscaldamento globale: un tentativo di analisi scientifica.

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Due vedute del Lago Fiorenza, al Pian del Re, nell'estate 2003: sui versanti spogli, nel Medioevo si era sviluppato un bosco di larici. Foto: Silvia Picca, Paesana.

'Il clima sulle Alpi ha mutato in epoca storica?' Questa domanda, nel 1936, dava il titolo a uno studio fondamentale di Umberto Mònterin, pioniere delle ricerche storiche nel campo della glaciologia italiana. Fra le tante osservazioni su cui si soffermava Mònterin, una in particolare colpisce: il ritrovamento, intorno al Lago Fiorenza (2.113 m), nell'alta Valle Po, di un accumulo di tronchi di larice, portati lì da qualche valanga. Si trattava di tronchi di epoca medievale, testimonianza d'un clima diverso, certamente più caldo (Mònterin, p. 60).

Occupandosi di variazioni climatiche, ci s'imbatte sempre in questa contraddizione: da una parte le certezze di chi imputa il presunto riscaldamento alle attività umane; dall'altra, chi fa rilevare che, in epoca storica, si sono verificati periodi più caldi dell'attuale e che è, quindi, quantomeno azzardato parlare di responsabilità dell'uomo in una materia così complessa e tanto poco conosciuta. Il periodo caldo medievale, però, c'è chi ha tentato di farlo passare per leggenda e chi, invece, ne sminuisce l'importanza trattandolo con ironia e superficialità. È il caso di Stefano Caserini, che su 'La Repubblica delle Donne' del 14 giugno 2008 firma un articolo per dire che il riscaldamento globale è cosa assodata, su cui tutta la comunità scientifica è concorde, e che chi lo nega è un retrogrado.

«Stiamo evitando la questione - scrive Caserini - stiamo adducendo scuse. Le scuse di chi vuole sempre saperne un po' di più e vuole essere davvero sicuro che il problema sia grave; di chi è certo che la colpa è del Sole, che nel Medioevo faceva più caldo, che nella preistoria sulle Alpi c'erano i pastori vestiti in abiti leggeri, che la Groenlandia era una terra verde».

Il punto, allora, è proprio questo: come spiega, Caserini, il fatto che oggi, attorno al Lago Fiorenza, non cresca nemmeno un arbusto, mentre alcuni secoli fa era circondato da boschi di larici fino ad almeno 2.300 m di quota (Mònterin, pp. 60-61)? E come dà conto delle altre centinaia di evidenze del piccolo optimum medievale (piccolo, perché durò solo cinque secoli), quali la coltivazione dell'olivo in Valle d'Aosta (Mònterin, p. 67), la diffusione della vite, dei cereali e della canapa in Canton Ticino a quote oggi impensabili (Pellegrini, p. 213), le foreste della Baia di Hudson cento chilometri a nord dei limiti attuali (Le Roy Ladurie, p. 289), la formazione di paludi e acquitrini dovuti all'innalzamento del mare nell'area fra Grado e Ravenna (Pinna, p. 422)? Semplicemente, saltando il problema e rifugiandosi nel dogma che viene dall'Intergovernmental Panel on Climate Change: il riscaldamento globale esiste perché lo dicono loro, perché «la responsabilità umana sulle variazioni climatiche degli ultimi decenni è chiarissima». Se il dibattito nasce su tali presupposti, che altro aggiungere? A cosa vale raccogliere i dati storici, analizzarli, confrontarli? Uno come Caserini potrà anche essere docente al Politecnico di Milano, ma dal suo punto di vista la questione non ha nulla di scientifico: ha già deciso da che parte stare, e ciò è sufficiente per chiudere gli occhi, confutando così qualunque critica.

Bibliografia:
E. LE ROY LADURIE, Tempo di festa, tempo di carestia, Torino, 1982.
U. MONTERIN, Il clima sulle Alpi ha mutato in epoca storica?, in «Bollettino del Comitato Glaciologico Italiano», n. 16 (1936), pp. 57-107.
M. PELLEGRINI, Materiali per una storia del clima nelle Alpi lombarde durante gli ultimi cinque secoli, in «Archivio Storico Ticinese», n. 55-56 (1973), pp. 135-278.
M. PINNA, Climatologia, Torino, 1977.

Parte I: www.meteogiornale.it/news/read.php?id=14925

Stefano Di Battista

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I commenti dei lettori

Stefano Di Battista ha scritto il 12-07-2008 ore 16:44

Riguardo il commento di Paolo, il fatto che Caserini abbia scritto 350 pagine e 25 di bibliografia non mi pare importante: c'è altrettanta bibliografia contraria. Il punto è: dare per assodato che il riscaldamento globale per cause umane sia un fatto scientificamente dimostrato (come Caserini scrive nell'articolo di Repubblica citato) è scorretto, perché non vero. Perciò ribadisco: su queste basi, il dibattito è già morto in partenza.

Paolo ha scritto il 10-07-2008 ore 14:07

Guardate che Caserini ha scritto un libro su questi argomenti
http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/161
350 pagine con 25 pagine di bibiografia
io l'ho letto e non è affatto male
alla groenlandia terra verde dedica un capitolo, mi sa che ne sa molto di piu' di quello che pensate

mi sembra che sia vero che comnunque la Groenlandia era coperta per l'80 % di ghiacci anche nel medioevo

Paolo

Sergio ha scritto il 09-07-2008 ore 22:24

Concordo con l'autore, trovo che ci sia una certa arroganza di parte della comunità scientifica, che d'altra parte rivela una debolezza intrinseca della tesi sul GW. Altrimenti non avrebbero bisogno di fare certe affermazioni. D'altra parte anche il fatto del "consensus" non vuol dire niente perchè la scienza nel corso dei secoli si è rivelata molto poco "democratica". Stefano ci insegna d'altra parte che da ben 50 anni stiamo a rincorrere i record di freddo in antartide sul filo del rasoio, laddove la teoria ci dice che il riscaldam dovrebbe essere maggiore...A parte queste considerazioni, trovo che ci sia una incongruenza tra cronache storiche e la temperatura stimata nel periodo medievale attraverso una stima complessiva delle varie "proxy", tipo anelli degli alberi, isotopi ecc...Nessuna di queste stime per esempio raggiunge i livelli di temp raggiunti intorno al 2000 nell'emisfero nord. Come è mai?

Alberto Sacco ha scritto il 09-07-2008 ore 22:24

Caro Di Battista ,
come ex-allievo e laureato del Politecnico di Milano , disconosco questo
Stefano Caserini , che infanga la tradizione e la
serietà della nostra gloriosa scuola .

...[parte censurata in quanto contenente offese]

(quante carriere accademiche si stanno sviluppando
grazie all 'allarme ambientale abilmente venduto
al mondo intero , compresi i somari che pensano
di governarci ? ) .
Non so fare previsioni , ma so che prima o poi
il Global Warming di origine antropica verrà smas-
cherato come l 'ennesimo Re Nudo della famosa favola , ma sarà una "bufala" di dimensioni colos-
sali, sarà battezzata la "bufala" del Millennio .
Allora ci divertiremo davvero !
Complimenti e cordiali saluti /

Alberto Sacco - Milano

Ivan72 ha scritto il 09-07-2008 ore 14:58

Se andiamo a ritroso nella preistoria, aggiugiamo pure che l'Antartide era ricoperto da foreste pluviali, il fatto è che Sole, vulcani, tettonica a placche, qualche caduta di meteoriti hanno continuamente modificato il clima terrestre, cambiandolo di era in era.
Poi anche in un era stessa si verificano decenni caldissimi e viceversa periodi di glaciazione, questo periodo in cui viviamo sembra essere una fase calda, anche se ci sono stati periodi più caldi, a contribuire alle variazioni climatiche si è aggiunto anche il fattore umano che resta ancora un mistero sulla pecentuale di influenza del clima, vista l'informazione che ci offrono i media in modo strumentalizzato.
Forse parlare di apocalisse è un pò presto oppure che sia il 2012 D.C. come previsto dai Maya?