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Uno spartiacque quasi naturale, tra l'Oceano e la Russia...
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In questa fase, meglio in questo editoriale, vogliamo analizzare il comportamento delle due figure bariche che si oppongono da quasi un mese e senza apparente sosta: depressioni oceaniche e alta pressione russa.

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Mappa dei fronti e delle isobare al livello del mare emessa dall'ente meteorologico britannico (met-office) per il 9 gennaio. Si notano le profonde depressioni ad ovest e nord della Gran Bretagna e la depressione secondaria sul Mar Ligure, mentre ad est l'anticiclone russo con massimi di 1032 hPa.

Stiamo da diverso tempo analizzando queste contrapposizioni di due importanti figure bariche sul nostro Continente: complessa interazione tra flussi oceanici miti e flussi freddi continentali. Una sorta di staffetta atmosferica, ove spesso l'Oceano tenta di far goal all'anticiclone continentale. Tutti tentativi che trovano un risultato assolutamente alla pari.

In questa fase, meglio in questo editoriale, vogliamo analizzare il comportamento delle due figure bariche che si oppongono da quasi un mese e senza apparente sosta.

La prima, quella per intenderci oceanica ad ovest nord ovest del Continente, riesce con la sua azione, forte ed antioraria, quindi ciclonica, a plasmare ogni tentativo di rimonta dell'Hp delle Azzorre verso latitudini più settentrionali; imprimendo all'intera struttura di alta un disegno schiacciato e ben compresso nella sua matrice sub-tropicale. Tipica azione della corda atlantica, sebbene in una veste di non lungo respiro, ma capace di condizionare il tempo atmosferico sino a tutto il bacino del Mediterraneo. Questi veloci ma incidenti saccature al momento riescono a tenere a bada il propagarsi dell'Hp Euro/Asiatico in direzione dell'Europa centrale.

Fase atmosferica di impronta oceanica, con contraddizioni continentali che hanno reso possibile la neve su diverse regioni del nord.

Ora passiamo ad esaminare la possibile evoluzione della struttura di Alta: Anticiclone Russo.

Considerando la variabilità di questa figura pressoria, sia passata che in proiezione futura, possiamo attribuire ad essa una certa inerzia, inerzia data dall'alternanza e composizione della stessa che si pone tra il dinamico ed il termico; quindi di carattere ibrido.

L'incertezza futura, data anche dalla visione d'insieme di molti modelli matematici, trova apparente conferma in una graduale termicizzazione dell'HP continentale sul nord est europeo.

Solo questa azione, graduale e costante di raffreddamento dell'aria nei bassi strati dell'atmosfera, potrebbe, nel lungo periodo, far progredire questo lago di freddo stagnate e dare vita ad una azione termodinamica nettamente più incisiva e ricca di contrasti termici che, lentamente, guadagnerebbero i Balcani sino ad affacciarsi alle porte del Bacino centro settentrionale del Mediterraneo, settore di nord est.

L'attuale persistenza ed anche variabilità di detto anticiclone, insieme alle interferenze oceaniche menzionate nella prima parte dell'articolo, sembrano le due costanti più ragguardevoli per un'evoluzione ancora tutta da assaporare. Coscienti che tutto questo coincida con la parte iniziale del periodo di massimo raffreddamento atmosferico.

Tuttavia, sono certo che torneremo, ancora una volta, a parlare di questa lotta senza tregua.

Antonio Pallucca

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